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La casa di carta

La casa di carta 5 Parte 2 Recensione: l’atto finale

Cala infine il sipario su una delle serie tv più popolari degli ultimi anni: sbarcata inizialmente sull’emittente spagnola Antena 3 nel 2017, e solo in seguito divenuta uno dei titoli di punta di Netflix, da allora La casa di carta ha saputo entrare nei cuori di milioni di spettatori in tutto il mondo. E se anche voi vi siete appassionati alle vicende della banda di ladri del Professore, non potrà esservi sfuggito che lo scorso 3 dicembre è arrivata sulla piattaforma di streaming la 2° parte della quinta e ultima stagione della serie

È proprio con questi cinque episodi finali che il cerchio si chiude, e ci ritroviamo infine a dover salutare il gruppo di rapinatori più amato del piccolo schermo (o quasi, poiché pochi giorni fa è arrivata la notizia di uno spin off sul personaggio di Berlino). Cosa dire allora di questo atteso finale? Di seguito trovate la nostra recensione con tanto di SPOILER, che quindi vi invitiamo a leggere solo nel caso in cui siate già arrivati alla fine del vostro binge watching. In caso contrario, tornate qui su MonkeyBit non appena l’avrete fatto.

Un finale fedele allo spirito della serie

Un primo merito che ci sentiamo di riconoscere a questo epilogo è sicuramente il fatto che è saputo rimanere fedele alla natura de La casa di carta. Una natura che è emotiva, avvincente, scaltra, ma a tratti irruenta ed esagerata, e ci richiede spesso una sospensione dell’incredulità simile a quella che scatterebbe nel guardare un prodotto fantasy: ma questo costituisce proprio la cifra stilistica della serie, l’elemento che da sempre l’ha contraddistinta.

L’ultimo colpo di scena, in cui la riserva aurea spagnola viene sostituita da lingotti di ottone, col beneplacito delle istituzioni, è verosimile? Probabilmente no. Ma è in linea con i folli piani del Professore, che sin dalla prima stagione ci ha abituati ad un intreccio ai limiti dell’impossibile, in cui il genio di un individuo può sfidare un’intera nazione? Assolutamente sì.

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Del resto, Alvaro Morte, l’attore che lo interpreta, ha giustamente definito il Professore “un supereroe” nel suo ultimo post su IG. E in più, volendo anche azzardare uno spunto di critica sociale, questo finale ci dice anche qualcosa sulle convenzioni a volte assurde che reggono questo nostro pazzo mondo capitalista? Crediamo proprio di sì.

Questo voler piegare la realtà alle esigenze della storia e, in un certo senso, ad un ideale, non è però l’unico marchio di fabbrica della serie che abbiamo ritrovato in questo epilogo. In effetti, mentre osserviamo l’atto finale de La casa di carta ci sembra in un certo senso, e per la prima volta da un po’ di puntate a questa parte, di rivivere le emozioni della prima rapina.

“Mentre assistiamo all’ultimo trucco da illusionista del Professore, ritroviamo nella serie l’intreccio elaborato che abbiamo imparato ad amare”

Infatti, mentre assistiamo all’ ultimo trucco da illusionista del Professore, mentre scopriamo come l’oro sarà effettivamente portato fuori dalla banca, come la polizia è stata depistata grazie al “piano Pollicino”, come i lingotti sono stati sostituiti, ritroviamo nella serie l’intreccio elaborato che abbiamo imparato ad amare. L’altro elemento che infatti ha sempre contraddistinto La casa di carta, ed è forse stato proprio la chiave del suo successo, è l’intricata elaborazione dei piani del Professore.

Il cervello della banda infatti riesce sempre ad anticipare ogni mossa dei suoi avversari con infallibile precisione. Tutto ciò non smette mai di sorprendere lo spettatore, e di lasciarlo soddisfatto. Questa componente si era un po’ persa nella prima parte di questa quinta stagione, che era stata caratterizzata invece da un crescente caos nel quale avevamo visto Sergio arrancare, per la prima volta sopraffatto dagli eventi intorno a lui, tra irruzioni militari, interminabili sparatorie e la morte di Tokyo.

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D’altra parte, niente fila mai liscio come l’olio, come è giusto che sia: e in effetti, l’altro grande colpo di scena di queste battute finali è quello che riguarda Rafael e Tatiana. Il figlio e la moglie di Berlino, che avevamo conosciuto tramite molti flashback, compaiono infatti a sorpresa, rubando sotto il naso del Professore l’oro già estratto dalla banca. La scena in cui i due, seduti sulla montagna di lingotti, si tolgono i passamontagna rivelando i loro visi è sicuramente una delle più riuscite.

In effetti, la loro presenza nella rapina in corso legittima le tante scene che gli erano state dedicate nel corso dell’ultima stagione, le quali, come si intuiva, non erano lì per caso. Eppure, nonostante quindi il plot twist sia molto ben orchestrato, rintracciamo qui una prima nota dolente di questo finale.

“Quello che era nato come un ottimo espediente di trama, trova una risoluzione troppo semplice e rapida”

Infatti, quando Sierra rintraccia il posto in cui l’oro è stato nascosto da Tatiana e Rafael, e le due bande si ritrovano in un classico stallo alla messicana, il tutto si risolve poi in una nuvola di fumo. Grazie ad un bigliettino scritto dal Professore, che accorda al nipote una parte del bottino, i due si fanno da parte senza ulteriori spiegazioni. Ecco che quello che era nato come un ottimo espediente di trama, trova una risoluzione troppo semplice e rapida, che lo fa sgonfiare in un attimo.

“Lui avrebbe voluto così”, dice Rafael, quasi commosso, facendo riferimento a Berlino; ma si fa davvero fatica a credere che un personaggio che fino ad un istante prima era determinato a tradire suo zio, infamare la memoria del padre e del suo piano, e godersi il bottino di qualcun altro, sia all’improvviso sceso a compromessi in nome del sentimentalismo.

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Ma Rafael e Tatiana non sono sfortunatamente gli unici personaggi a mancare di profondità. Anche la storia che ruota intorno a Stoccolma e Denver è in queste ultime puntate un po’ troppo abbozzata: avevamo lasciato Stoccolma in preda ad un attacco di stress post traumatico che l’aveva portata a iniettarsi morfina nelle vene. Denver era invece alle prese con i suoi sentimenti confusi verso Manila, che lo portano, in questa seconda parte, anche a dubitare della sua relazione con la moglie.

Ma nonostante questa carica di tensione, le cose tra i due si risolvono nel giro di pochi minuti, grazie ad una romantica scappatella e ad uno strip tease in un caveau vuoto. Questa scena, che sicuramente ha voluto essere un omaggio alle circostanze in cui i due si sono innamorati nel corso della prima rapina, manca di spessore: il dialogo tra i due non è sufficientemente profondo da giustificare la loro immediata riappacificazione, e anche in questo caso abbiamo l’impressione che le cose si siano risolte un po’ troppo facilmente.

Gli antagonisti de La casa di carta

Continuando a parlare delle note stonate di questo finale di serie, non possiamo fare a meno di citare il colonnello Tamayo: non è una novità, poiché il suo personaggio si è mantenuto identico sin dalla sua prima apparizione, ma vale la pena sottolineare quanto poco incisivo sia stato il suo ruolo. Tra imprecazioni continue, urla contro chicchessia e decisioni impulsive, Tamayo non ci è mai sembrato un antagonista degno del Professore.

Anche nei momenti in cui la banda è in ginocchio e l’esercito sembra avere la meglio, il colonnello sembra sempre un po’ fuori posto, la caricatura di un uomo violento che gioca con forze più potenti di lui. Nel paragone con le passate principali controparti del Professore, cioè Raquel e Alicia Sierra, che invece si sono distinte per intelligenza, carisma e sangue freddo, Tamayo non regge assolutamente il confronto, rendendo il suo scontro col Professore meno entusiasmante di quanto avrebbe potuto essere.

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Invece, a proposito di Alicia Sierra, siamo di fronte stavolta ad un personaggio perfettamente riuscito. Determinata e capace sia come antagonista che come alleata, Sierra è senza alcun dubbio l’aggiunta migliore di queste ultime stagioni. Tra momenti di follia adrenalinica (“Non fare la pazza, Alicia!” “Non faccio la pazza. Io sono pazza.”) e commenti sarcastici, la sua acuta intelligenza ed esperienza ne fanno la vera eroina del finale, poiché è proprio lei a rintracciare l’oro rubato da Tatiana e Rafael.

In più, l’evoluzione del suo personaggio, da “villain” spietata ad asso nella manica della banda, è sufficientemente graduale da non apparire forzata, è guidata dalle circostanze nelle quali si ritrova, ed è approfondita grazie al toccante dialogo sul divano con il Professore: Credevo che se avessi corso abbastanza, la tristezza non mi avrebbe raggiunta”.

Insomma, nonostante qualche pecca in termini di profondità e motivazione dei personaggi, La casa di carta ci saluta con dignità, restando fino in fondo fedele a sé stessa e lasciandoci un buon ricordo della banda mascherata da Dalì, alla quale, in questi anni, non abbiamo proprio potuto fare a meno di affezionarci.

The Review

7.5
7.5
La casa di carta 5 Parte 2

Conclusione

La banda del Professore si congeda con un finale tutto sommato avvincente, in perfetta linea con tutto ciò che ha caratterizzato l'intera serie. Delude un po' la mancanza di profondità di alcuni personaggi e l'assenza di un antagonista davvero carismatico, ma si apprezza l'inserimento di una nuova validissima alleata.
El Camino

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