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Kingdom Hearts: Melody of Memory Recensione

Dopo un colpo al cuore come quello vissuto agli albori del 2019 con il terzo capitolo della storia principale di Kingdom Hearts, non ci potevamo di certo attendere un altro titolo di tale livello, e nemmeno lo pretendevamo. La galassia creata da Square Enix, una delle tante che costellano l’universo videoludico, si amplia con un nuovo titolo quasi secondario rispetto al filone principale. Si offre ora un rhythm game che non apporta nuovi contenuti alla saga, ma ne recupera stilemi, tratti caratteristici e personaggi ben noti agli affezionati e non solo.

Parliamo di Kingdom Hearts: Melody of Memory, il titolo per PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch. Lo abbiamo provato a fondo su quest’ultima piattaforma per capire le dinamiche sottese a questo nuovo gioco. Ha saputo intrattenerci, sfidarci e farci trascorrere qualche ora con leggerezza, ma niente di più. Scopriamo da vicino la nostra esperienza con questa novità Square Enix.

Kingdom Hearts: Melody of Memory, musica e il resto scompare

Lo abbiamo anticipato, lo suggerisce anche il titolo stesso: la musica è l’elemento fondamentale di questo titolo. Senza questa dimensione, non avrebbe senso di esistere l’intero gioco, dovendo affrontare un livello dopo l’altro proprio a ritmo dei brani che ascoltiamo. La verità è che la musica, di per sé, potrebbe anche essere azzerata. Infatti il vero tratto distintivo è il ritmo, la nostra capacità di rispettare gli schemi delle mosse che ci vengono imposti sullo schermo.

Dunque, al netto della musica, che altro abbiamo per le mani? Dopo l’infinita querelle che ha visto i fan stanchi di rincorrere le varie storyline su piattaforme e generi diversi di gioco, ora Kingdom Hearts: Melody of Memory rappresenta la vera e propria conclusione della saga del Cercatore dell’Oscurità. Parliamo di quel periodo iniziato proprio nel primo Kingdom Hearts e chiuso nel sopracitato Kingdom Hearts III. Siamo ancora una volta di fronte, in Melody of Memory, a un collegamento, un cliffhanger oseremmo dire, verso la prossima saga. Ancora una volta si presenta il quesito famigerato rimasto irrisolto: quale sarà il destino di Sora?

Ebbene, ci mettiamo a cavalcare le onde sonore e ripercorriamo l’intera saga, sia attraverso vecchi scenari rimaneggiati e in presenza della voce narrante di Kairi, mentre la campagna Tour mondiale prende vita grazie ai suoi ricordi. Questo avviene attraverso decine di stage ispirati ai vari mondi visitati nei vari capitoli della saga, dove ognuno di questi è rappresentato da uno o più stage incentrati sui brani più famosi e apprezzati di Shimomura.

Alla ricerca del GDR scomparso…

Dunque, in concreto, in cosa si traduce il gameplay? Possiamo scegliere l’ordine con cui affrontare gli stage, dovendoli spesso ripetere più volte per raggiungere gli obiettivi imposti. Come è normale che sia, completare uno stage a una certa difficoltà e senza sbagliare una nota, sconfiggere un certo numero di nemici volanti o a terra e altre azioni, sono tutti obiettivi che vengono ricompensati con stelline. Queste ultime sono necessarie per accedere agli stage successivi e proseguire nel gioco, arrivando ad accumulare fino a oltre trecento missioni. Non abbiamo però a che fare solo con il dovere, ma anche con il piacere: le missioni infatti ci consentono di procedere nel Tour mondiale, ma anche di ottenere i collezionabili raccolti nel Museo. Tra questi si contano illustrazioni, carte dei personaggi e dei nemici, melodie, cinematiche e altro ancora.

La musica rimane ancora una volta protagonista completando gli stage nel Tour mondiale. In questo modo, andiamo a rimpolpare la modalità Raccolta brani, dove è possibile rigiocare ogni stage al livello di difficoltà desiderato e scegliendo anche diversi modificatori per rendere l’esperienza più o meno facile. Abbiamo inoltre a disposizione la possibilità di giocare sia in single player, sia in cooperativa: quest’ultima è presente in locale tramite split screen e in modalità competitiva, da fare online contro un altro giocatore, oppure contro la CPU.

Una differenza con il resto del franchise, che forse potevamo attenderci, ma che avremmo preferito non confermare, è proprio la mancanza di una vera e propria componente GDR. Se il gioco garantisce una longevità abbastanza discreta, abbiamo notato un effettivo passo indietro che lo sviluppatore ha fatto nel rispetto del genere GDR. Ci si lascia alle spalle quasi completamente la componente strategica che, ad esempio, rendeva un titolo come Theathrythm Final Fantasy: Curtain Call qualcosa di più di un semplice rhythm game. Qui invece ci troviamo di fronte a due momenti prettamente GDR del gameplay. Uno è l’accumulo di punti esperienza, il secondo la modalità Elaborazione, che andiamo a scoprire a breve.

…ma non del tutto

Nel primo caso, le squadre aumentano di livello per guadagnare i PV necessari. Più la squadra ottiene PV, più errori può commettere il giocatore prima di andare in game over. Le squadre sono quattro, prive di personalizzazione, oltre al fatto che le opzioni di ciascuna squadra non portano a sostanziali differenze nelle loro abilità. Solo in pochi casi random, uno dei tre membri del party viene sostituito in stage specifici da altri personaggi. Parliamo ad esempio di Peter Pan o Aladdin, senza però apportare eventuali e stuzzicanti modifiche alla partita.

La modalità Elaborazione invece ci consente di ottenere materiali completando gli stage e le missioni. Con i materiali possiamo fabbricare consumabili, come Pozioni per ripristinare automaticamente i PV, e collezionabili, tra cui carte, illustrazioni e stage aggiuntivi. Si tratta pur sempre di un rhythm game, dunque le componenti GDR rimangono deboli e prive di mordente. È anche vero che togliendo la meccanica gestionale dei titoli precedenti targati indieszero, questa esperienza risulta monotona e senza un vero e proprio impegno di fondo.

La nostra opinione su Kingdom Hearts: Melody of Memory

In conclusione dunque, Kingdom Hearts: Melody of Memory è sì un buon rhythm game, che consente ai fan della saga di rivivere i principali pilastri narrativi sin dall’inizio. Il tutto grazie all’accompagnamento delle note delle migliori colonne sonore composte da Yoko Shimomura. Il vero nodo della questione sta però nella realizzazione complessiva. Si tratta di un lavoro che non si rivela né originale, né nato dal frutto di un vero sforzo creativo. Si offre davvero poco in termini di spessore contenutistico e la storia compie davvero pochissimi (se non zero) passi in avanti.

Per questo motivo, come abbiamo anticipato nel corso della recensione, rimaniamo dell’idea che sia un titolo ottimo come passatempo gradevole e poco impegnativo e impegnato. Gli appassionati di Kingdom Hearts però non si devono attendere nulla, se non una rispolverata in ottica di ricapitolazione di quanto fatto finora. Ci auguriamo dunque che arrivino tempi migliori, anche per Sora.

Kingdom Hearts: Melody of Memory Recensione
7 / 10 VOTO
PRO
    - Gameplay nuovo per il franchise...
    - Si incontrano vecchie conoscenze...
CONTRO
    - ...ma non sull'intero panorama videoludico
    - ...forse fin troppo note ai fan della saga
Kingdom Hearts Melody of Memory è un buon rythm game che ci consente di recuperare i capisaldi del franchise, ma senza apportare sostanziali aggiunte alla trama. Un gioco prettamente rivolto ai fan nostalgici basandosi sulle stesse dinamiche di titoli già incontrati, come i Theathrythm di Final Fantasy, un buon passatempo, non troppo longevo, e mediocre nel contenuto.
VOTO

The Review

7
7
El Camino

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