MonkeyBit

Junji Ito

Junji Ito: tra spirali, sangue, fauna abissale e follia

Dopo aver analizzato l’importanza di Naoki Urasawa tra gli artisti giapponesi più importanti ed influenti di sempre nel nostro editoriale, è importante analizzare un’altra figura estremamente interessante che, nel corso degli ultimi anni, è riuscita a raggiungere uno straordinario successo anche all’estero grazie alle sue opere fuori dal comune (che hanno anche generato un gran numero di adattamenti). Stiamo parlando di Junji Ito, il maestro dell’horror made in Japan che, attraverso opere come Uzumaki, Gyo e Tomie, si è fatto riconoscere grazie alle sue atmosfere visionarie e disturbanti, realizzate per rispecchiare la sensazione di prigionia causata dalle ineguaglianze della società moderna. Un personaggio decisamente singolare, ma che è riuscito a lasciare un’impronta riconoscibile e a segnare gran parte degli autori recenti che si sono interessati al genere.

Le opere di Junji Ito sono caratterizzate da uno stile realistico ed immersivo, in cui i ricchi dettagli trasportano i lettori in un mondo folle, capriccioso ed allucinogeno, dove viene costantemente analizzato il contrasto tra la bellezza e l’assurdo. La morte e la natura assumono un significato ambivalente, e i protagonisti dei suoi surreali racconti si trovano spesso a scontrarsi con forze incontrastabili, contro le quali non possono fare altro che scappare e soccombere. Ogni tentativo di dare un senso a questi terribili avvenimenti non fa altro che accelerare il passo verso la follia più profonda. Ma andiamo a vedere nel dettaglio alcune delle caratteristiche e delle ispirazioni che riescono a far distinguere l’arte di Junji Ito da quella degli altri autori del genere, oltre a presentarvi due esempi dei suoi lavori più celebri e riconosciuti dal pubblico e dalla critica.

Junji Ito

Junji Ito: cosa lo distingue dagli altri autori?

Junji Itō nasce il 31 luglio 1963 a Sakashita, ora parte di Nakatsugawa, Gifu, e fin da piccolo dimostra un particolare interesse per il mondo della narrativa del terrore. Una passione nata grazie alle sue due sorelle, appassionate dei lavori di Kazuo Umezu (Hyōryū Kyoshitsu – Aula alla deriva, Nekome Kozō – Cat Eyed Boy) e Shinichi Koga (Eko Eko Azarak), due autori giapponesi incredibilmente celebri ed influenti per questo genere. Oltre alle influenze guadagnate in madrepatria, Ito ha da sempre ammesso di essere affascinato e di trarre ispirazione dalle opere di H.P. Lovecraft, lo scrittore statunitense riconosciuto universalmente come uno dei punti di riferimento principali della letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe. Ed è proprio partendo da queste incredibili icone che l’autore ha iniziato a creare mondi terrificanti nel 1987, continuando a farlo fino ad oggi.

Nonostante la sua predisposizione per l’arte e per l’horror, Junji Ito ha iniziato la sua carriera come igienista dentale, lavorando al disegno e alla scrittura solo dopo il lavoro. Questo periodo particolarmente complicato della sua vita gli ha donato delle conoscenze essenziali per il suo sviluppo artistico. I corsi di anatomia da lui seguiti per ottenere il titolo di odontotecnico, ad esempio, si sono rivelati utili per il suo stile e per tutte quelle scene più cruente, terrificanti e grottesche delle sue opere. Questi sono stati, fin dalla sua opera d’esordio (Tomie, serializzato sulla rivista “Halloween comics”), gli elementi principali e caratteristici della sua singolare narrativa, oltre all’utilizzo di risvolti imprevedibili e violenti per delle situazioni apparentemente normali.

“Penso molto al perché le persone vogliano leggere o guardare delle produzioni horror, a quale sia il vero valore di vedere qualcosa di spaventoso e al perché amiamo scrivere qualcosa di inquietante. Ci penso davvero spesso in realtà, e credo che questo sia collegato al fatto che la vita è piuttosto incerta. Il futuro è incerto, non sappiamo mai cosa sta per succedere. Forse qualcosa di negativo per noi, ma non lo sappiamo, perciò questo genera una costante sensazione di ansia. Perciò credo, se noi vediamo qualcosa di spaventoso forse riusciamo a prepararci psicologicamente per quello che potrebbe succedere. Forse è una sorta di proiezione che le nostre menti fanno per prepararsi ad un ipotetico futuro terrificante.”

 

Junji Ito

Uzumaki: la spirale di follia di Junji Ito

Uzumaki è probabilmente la sua opera più celebre, oltre ad essere riconosciuta universalmente come il suo capolavoro assoluto. La storia si svolge a Kurouzo e si focalizza sulla protagonista Kirie Goshima, una studentessa delle superiori nata e cresciuta in quel luogo. Ma, improvvisamente, la cittadina è vittima di avvenimenti del tutto fuori dal comune. I mulinelli del fiume continuano a diventare sempre più numerosi, e anche il vento sembra essere più presente, finendo col creare dei singolari vortici d’aria. Il tutto sembra collegarsi alle spirali, e il padre di Shuichi, un amico della ragazza, sembra esserne letteralmente ossessionato. Ma l’ossessione di un singolo cittadino lascerà presto il posto ad una inquietante, assurda e terrificante serie di eventi, mentre un orrore cosmico emerge da una delle forme geometriche più presenti all’interno della natura. 

Quello che sembra essere un bizzarro incidente non farà altro che scatenare una reazione a catena sempre più terrificante di eventi inspiegabili, in cui saranno gli esseri umani stessi a fare il possibile per entrare in armonia con il mondo sempre più distorto e folle che li circonda. La strana ossessione di un abitante si trasformerà rapidamente in un delirio puro e distruttivo, che andrà a colpire indistintamente anche il corpo dei cittadini di Kurouzo. La spirale è una figura geometrica estremamente diffusa in natura, ed è ricca di significati in molte differenti culture. Da simbolo dell’equilibrio, del rinnovamento e dell’energia, in Uzumaki quest’ultima diventa la rappresentazione di un’inesorabile e spietata discesa nel caos e nella perversione.

“Spirali… questo paese ha cominciato ad essere contaminato dalle spirali.”

Nel corso della narrazione, anche lo stile artistico diventerà sempre più distorto e folle, e le spirali entreranno sempre di più a far parte dell’ambientazione e della vita degli abitanti. Come abbiamo già anticipato, partendo dagli innocui mulinelli d’acqua agli steli delle piante, saranno proprio i cittadini di Kurouzu a cercare di entrare in sintonia con questa realtà. I capelli delle ragazze inizieranno ad arricciarsi senza alcun motivo, e anche i corpi, in maniera estremamente grottesca e surreale, cominceranno ad avvitarsi su se stessi. Un incubo apparentemente infinito e immotivato, da cui Kirie cercherà di sfuggire in ogni modo. E H.P. Lovecraft, che Ito cita come una delle sue più grandi influenze artistiche, ne sarebbe profondamente orgoglioso.

 

Junji Ito

Gyo: Junji Ito e il terrore che arriva dagli abissi

Una delle altre opere estremamente rappresentative dell’autore è Gyo: Odore di morte, dove è di nuovo possibile vedere l’incredibile influenza Lovecraftiana e tutte le altre caratteristiche che abbiamo citato in precedenza analizzando Uzumaki. Infatti, anche in questa occasione è possibile vedere un risvolto narrativo improvviso, terrificante e surreale, che questa volta prende direttamente spunto dall’ansia e dalla soggezione che si vengono a creare a causa dell’immensità dei fontali marini e del fatto che, ancora oggi, non abbiamo realmente idea di quello che potrebbe essere nascosto nelle profondità oceaniche. I protagonisti di questa storia sono Tadashi e Kaori, due ragazzi la cui vacanza al mare si sta trasformando in un vero e proprio incubo a occhi aperti.

Improvvisamente, e anche in questo caso apparentemente senza nessun motivo, anticipati soltanto dal loro odore nauseabondo, delle inquietanti creature marine putrescenti dotate di zampe meccaniche usciranno dal mare e inizieranno a muoversi liberamente sulla terraferma. Tra pesci, squali e addirittura balene, questi misteriosi e instancabili mostri si riveleranno ben presto una minaccia più grande del previsto, iniziando quella che può essere considerata una vera e propria invasione della metropoli. Questa delirante follia apocalittica ci metterà presto di fronte ad alcuni degli elementi più caratteristici delle produzioni cinematografiche horror di serie B degli anni ’80, in cui il terrore si presenta in maniera incalzante, con una rara e grottesca creatività, senza lasciare neanche un attimo di respiro ai protagonisti della storia e ai lettori.

 

Junji Ito

El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab