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Jasper e la casa stregata: lo stop motion di George Pal

Pensare alla tecnica in stop motion come un qualcosa di poco rilevante alla storia dell’animazione è forse l’errore più grande che si possa commettere. In questi ultimi anni sono emerse molte realtà, come la Aardman Animation e l’erede della Will Vinton Productions la Laika, che stanno continuando a perseguire la strada dei loro predecessori (qui l’articolo su Will Vinton). Sicuramente il modo di fare cinema, anche a passo uno, è cambiato in maniera notevole. Prima i movimenti dei pupazzi o delle forme create in claymation era molto più artigianale e si notava il lavoro manuale manuale che veniva eseguito. Certo, ancora oggi rimane tale, ma quello che cambia è la fluidità dei protagonisti che vediamo sullo schermo, quasi ormai impercettibile la differenza da un’animazione in 3D. Il passato è alle spalle ed il futuro davanti, il cinema cambia e si evolve insieme a tutto quello che esso contiene.

Lo stop motion fa parte di questa grande valigia di viaggio che ha attraversato numerosi fasi prima di diventare come è attualmente. Ebbene nonostante questo non ci si può scordare mai delle origini, perché aiutano a capire il contemporaneo e ad aprire gli occhi su molti aspetti. Se ad oggi vedere un film d’animazione può risultare molto comune, prima era invece considerato un evento di pura magia, a cui poi lo spettatore si è abituato.

Ammirare però i lavori di George Pal è come entrare in una macchina del tempo e respirare un po’ di quell’aria che contraddistingueva quei giorni, che sembrano ormai appartenere ad una vita impossibile. Adesso tutto sembrerebbe arretrato, vecchio e non consono alle politiche sociali odierne. Ma chi era George Pal? Questo nome sicuramente non è entrato a far parte della memoria mondiale, eppure a lui si devono grandi film di fantascienza come L’uomo che visse nel futuro (1960), Atlantide, il continente perduto (1961) e Le meravigliose avventure di Pollicino (1958). Ma il tassello più importante della carriera lo raggiunge con la creazione dei Puppetoons, una pietra miliare dello stop motion passato.

Jasper e la casa stregata

Arte, gioco e lavoro

George Pal sin da bambino dimostrò interesse per l’arte e il disegno, che lo spinsero ad intraprendere studi artistici. Soprattutto in Cecoslovacchia, fu pioniere della tecnica a passo uno che non si era ancora diffusa, arrivando poi a Parigi negli anni 30’ dove iniziò la realizzazione di spot pubblicitari. La massima diffusione dei suoi “Puppetoons” si ebbe proprio in questi anni, dove conquistarono le simpatie del pubblico grazie anche al loro metodo d’animazione sostitutiva. Precisamente la tecnica di Pal impiegava numerosi pupazzi identici fra loro, differenziati soltanto nella struttura interna, in modo da usare il pupazzo più adatto all’azione del momento. Questa caratteristica si discosta dal classico metodo in stop motion dove i personaggi vengono spostati singolarmente, per dare la sensazione di movimento.

Nel Pal’s method (così possiamo chiamarlo), se c’erano scene in cui si cantava, la testa veniva sostituita per ogni parola. La lunga serie dei Puppetoons ha ricevuto sette nomination dall’Academy Award; in particolare ricordiamo alcuni dei cortometraggi nominati come Tulips Shall Grow, Tubby the Tuba e John Henry and the Inky-Poo.

Quando si dice che i tempi sono cambiati, effettivamente è vero. Se pensiamo al fatto che molti film oggi potrebbero risultare di matrice offensiva per la maggior parte degli spettatori, ci si rende subito conto di quanto ad ogni angolo può trovarsi il passo falso. Un caso esemplare è proprio Jasper e la casa stregata, uno dei cortometraggi più famosi di George Pal, all’interno del quale vengono introdotti alcuni personaggi iconici del suo mondo come Jasper ed il suo amico/nemesi Lo spaventapasseri e Blackbird.

Jasper e la casa stregata

Politically correct e stop motion

Jasper e la casa stregata ruota attorno al piccolo protagonista di colore Jasper che, come ordinato dalla madre, deve portare una torta di uva spina al diacono Jones. Il profumo del dolce è così intenso che sia lo spaventapasseri che blackbird lo sentono a distanza, e raggiungono il giovane protagonista con l’intento di rubare la torta per mangiarsela. Riescono ad un certo punto a far cambiare la giusta strada di Jasper, dicendogli che quella da seguire per raggiungere il diacono è un’altra. Con ingenuità il piccolo crederà alle perfide parole dei due e arriverà in una casa infestata dai fantasmi.

La storia è questa, molto semplice e lineare, dove come sempre è lo stop motion a fare da padrone per tutta la durata della narrazione. I titoli di testa sono molto interessanti nel modo in cui vengono proposti. La scritta Paramount Pictures appare in evidenza sulla teglia lucente di acciaio, per poi essere coperta da uno strato di pasta sfoglia dove appare il nome di George Pal. Jasper e la casa stregata, oltre ad essere un perfetto esempio di stop motion d’altri tempi, è da molti anni anche ritenuto razzista e non si vede nelle tv americane da molteplici anni. Il corto è infatti caratterizzato da molti stereotipi razziali, in particolare nei comportamenti dello stesso Jasper che viene ritratto con un concetto di nero americano ossessionato dalla paura dei fantasmi, della propria ombra, consumatore esclusivo di cocomeri e frutti della giungla. Questa rappresentazione ha portato alla luce la presunta infantilità dei neri, un’accusa che Pal ha sempre smentito.

“Per lui non c’è nulla di offensivo in un ragazzo negro a cui piace mangiare i cocomeri o che si spaventa quando passa davanti a una casa infestata dai fantasmi”

Parlando di stop motion, c’è da ribadire quanto detto nella introduzione antecedente, perché è straordinario come un’animazione del genere riesca ancora ad emozionare per la sua perfetta realizzazione. Proprio a proposito di questo è importante sottolineare come ad occuparsi dei movimenti è stato Ray Harryhausen, seppur non accreditato nei titoli, da grande maestro quale è stato riesce in un lavoro eccezionale, soprattutto nella scena del pianoforte.

Jasper e la casa stregata è un cortometraggio in stop motion che rispecchia tutto il genio artistico di colui che fu il primo regista a sfruttare i mezzi moderni per gli effetti speciali negli anni 40’ e 50’. Un animatore che ha saputo regalare ad alcuni personaggi dei Puppetoons la stessa fama di Topolino.

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