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Giochi Virili 4

Jan Švankmajer: l’esilarante e il grottesco si incontrano nello stop motion

È il 1988. Come ogni sabato sera d’estate, da buoni fanatici, vi accingete a sedervi sulla poltrona rattoppata e ripiena di gomma piuma che ormai ha assunto la forma del vostro fondoschiena, avete già pronta una quantità illimitata di birra fresca e, nel caso in cui vi dovesse venire fame, ci sono i biscotti al burro preparati dalla vostra vicina di casa. Sono le 21 in punto, accendete il televisore a tubo catodico, sistemate l’antenna e finalmente vi accomodate; la telecamera inquadra prima le due squadre di calcio più in voga del momento mentre fanno il loro ingresso nel campo e successivamente i tifosi accalcati negli spalti, trepidanti e già pronti a mettere alla prova le corde vocali urlando a squarciagola in segno di acclamazione o dissidio. Questa scena è solo il punto di partenza da cui Jan Švankmajer ha sviluppato il cortometraggio Mužné hry (Giochi Virili), unendo riprese live-action e claymation per creare un prodotto esilarante e grottesco allo stesso tempo con una critica di fondo allo sport più famoso del mondo.

Il surrealismo e la claymation

Jan Švankmajer, regista e sceneggiatore ceco, è uno degli artisti surrealisti più influenti del periodo attuale ed è noto principalmente per le sue opere di animazione. Attraverso lo stop motion riesce infatti a creare immagini terrificanti, oniriche ma al tempo stesso comiche, come possiamo vedere in Giochi Virili. In particolare, i suoi progetti sono caratterizzati da sequenze molto accelerate quando le persone camminano o interagiscono tra loro, oggetti inanimati che prendono vita improvvisamente e suoni esasperati o bizzarri nelle scene in cui qualcuno mangia. Tra i suoi lavori più famosi ci sono i titoli Jidlo, Alice, Faust, Conspirators of Pleasure e Otesánek.

In Giochi Virili egli utilizza la tecnica della claymation, che implica l’uso della plastilina animata nella realizzazione del passo uno; i personaggi e gli sfondi vengono quindi creati mediante sostanze malleabili e, come di consueto, ripresi in immagini singole e poi riprodotte in sequenza. Švankmajer ha sfruttato a pieno questo tipo di stop motion nel cortometraggio protagonista di oggi, trovando svariati metodi per smembrare gli esseri umani; il regista mette in chiaro che i suoi uomini sono fatti di tale materiale e non prova nemmeno quindi a rendere il tutto realistico, giocando al contrario con la creatività per realizzare un prodotto comico ma terrificante.

La partita della vita (o della morte)

La trama di Giochi Virili è molto semplice: un uomo baffuto guarda una partita di calcio al televisore mentre beve tranquillamente delle birre e mangia dei biscotti; il gioco però prende fin da subito una piega inaspettata: tutti i calciatori hanno la faccia del protagonista e per fare punti le squadre non devono fare gol, ma bensì uccidere gli avversari. Questi omicidi avvengono nei modi più bizzarri immaginabili e coinvolgono tutti la testa, che verrà deformata fino all’accasciamento a terra: il viso di un uomo è, ad esempio, ritagliata con delle formine per dolci, quella di un altro è macinata con un tritacarne, e il resto lo lascio scoprire a voi. Dopo l’intermezzo pubblicitario, la seconda parte del match si sposta direttamente nella casa dello spettatore e gli assassini continuano, utilizzando ora gli utensili da cucina del protagonista; nonostante ciò, quest’ultimo è così incollato allo schermo da non rendersi conto delle violenze che hanno luogo intorno a lui.

È interessante notare che ogni cadavere viene immediatamente portato via in una barella striminzita da due medici e gettato in una bara di legno del colore della propria squadra, chiusa tempestivamente da degli addetti mediante dei chiodi. La narrazione procede velocissima, quasi non ci si rende conto di quello che accade, e il regista pone un’attenzione quasi maniacale nel riprodurre le scene e le azioni molteplici volte, come per incidere indelebilmente quanto visto nella mente dello spettatore. Durante la visione ci si trova a sorridere ma, al tempo stesso, ad essere inorriditi; alla fine la sensazione che rimane è quasi shock; difficilmente ci si dimenticherà di Giochi Virili.

Critica al calcio, ma non solo

Ciò che Švankmajer volle trasmettere con questo progetto è sicuramente una critica al mondo del calcio, ma può secondo il mio punto di vista acquisire diverse sfaccettature: se da una parte può essere considerata una contestazione alla brutalità dello sport e ai seguaci fanatici che acclamano e incitano la violenza, dall’altra può rappresentare una polemica ai giocatori stessi e alla loro fragilità; quante volte abbiamo visto calciatori accasciarsi a terra, fingendo di essere morenti dopo una leggera spinta?

L’elemento che unisce Giochi Virili è proprio il protagonista, interpretato da Miroslav Kuchař, il quale assume il ruolo sia dello spettatore che dei giocatori. Egli è completamente immerso in ciò che sta guardando, quasi ipnotizzato, e non reagisce in nessun modo a quello che accade; oltre ad essere un richiamo al surrealismo del regista, che si basa su una realtà governata dall’irrazionale e dal sogno, il comportamento dell’uomo potrebbe avere un significato ancora più profondo: la Cecoslovacchia, paese natale di Švankmajer, dopo la Seconda Guerra Mondiale è nelle mani del comunismo e sotto la guida stalinista; proprio nel 1988, anno di creazione di questo cortometraggio, hanno inizio a Bratislava delle manifestazioni anti-comuniste che portano alla formazione del partito Pubblico contro la violenza. Essendo quest’ultima il tema centrale di Giochi Virili, è impossibile non trovate una correlazione fra quanto narrato e i fatti di cronaca del momento: egli critica il popolo che assiste imperterrito, o peggio, incita la brutalità che fa parte della vita quotidiana del paese e che è comune al partito dell’estrema sinistra.

La magia di Jan Švankmajer

In meno di un quarto d’ora Jan Švankmajer riesce non solo a rapire il pubblico con le sue macabre figure di plastilina, ma anche a trasmettere le sue ideologie surrealiste e il suo pensiero sulla situazione politica dell’epoca. Dalla realizzazione impeccabile delle scene, trapelano la maturità e la bravura e non è difficile comprendere il perché venga celebrato come uno dei più grandi animatori del mondo; se ancora non lo avete fatto, non posso che consigliarvi la visione di Giochi Virili e la riflessione annessa che, seppur possa sembrare troppo retrograda, trovo sia perfettamente compatibile anche con i nostri tempi, in cui la violenza è ancora incitata dal popolo e sembra in molti casi essere considerata il rimedio migliore per ogni situazione.

Jan Švankmajer

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