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Imprevisti Digitali

Imprevisti Digitali Recensione della commedia vincitrice dell’Orso D’Argento

La tecnologia sappiamo bene che può essere intesa come una delle più grandi conquiste dell’umanità, facilitando ogni nostra attività quotidiana, e semplificandoci di fatto la vita. Imprevisti Digitali, commedia dissacrante scritta e diretta da Gustave Kervern e Benoît Delépine, vincitrice dell’Orso D’Argento alla 70esima edizione della Berlinale, parte dall’assunto opposto, ovvero che i mezzi digitali, in particolare internet, arrecano solamente ingenti danni agli uomini, portandoli alla rovina. Un concept che spiegato in queste poche righe appare banale, considerando quanto è saturo il mercato di prodotti che ironizzano sulla questione, ma quello che cambia è l’approccio usato, un po’ commedia amara, un po’ dramma, che mette in luce un prodotto davvero interessante da analizzare, parzialmente ispirato al Movimento dei Gilet Gialli.

Imprevisti Digitali, quindi, si configura come un progetto assolutamente da supportare, considerando l’intelligente critica messa in piedi dai dialoghi, dagli irriverenti personaggi e dallo script stesso che alla fine dei giochi più che far ridere, fa sorridere in maniera sagace, brillante, regalando delle riflessioni attuali e di spessore, che non passano in secondo piano. Grazie ad Officine Ubu, distributore della pellicola che ci ha permesso di vedere il titolo in anteprima (l’uscita prevista nelle sale è il 15 ottobre), noi di MonkeyBit abbiamo confezionato una recensione che evidenzia tutti i pregi e difetti di un lungometraggio che speriamo abbia la possibilità di essere apprezzato anche nel nostro paese, mostrandoci come la Francia continua a brillare nel genere comico come ha sempre fatto nel corso degli anni.

In guerra contro la tecnologia, armati del solo entusiasmo

I tre protagonisti, vicini di casa di un sobborgo francese, vivono delle esistenze precarie, disastrate, tutte all’ombra del condizionamento tecnologico, che dopo molte peripezie, li ha messi seriamente in difficoltà. Marie è separata da alcuni mesi dal marito e fa di tutto per impedire che un suo sex tape finisca nelle mani del figlio; il padre vedovo Bertrand inizia una relazione peculiare con una centralinista ed è in causa con Facebook per eliminare un video dove bullizzano la figlia; infine Christine, che ha perso suo marito a causa della dipendenza da serie televisive che la affligge, cerca in tutti i modi di ottenere buone valutazioni come autista privato.

I personaggi, al di là dell’oppressione digitale, sono scritti in modo emblematico così da rappresentare fin dall’inizio una condizione disagiante, opprimente, che i mezzi di ultima generazione non fanno che peggiorare. Non è molto chiaro (ed è palese che sia volontario) se loro stessi si pongono in maniera errata nei confronti della tecnologia o è l’opposto: il risultato, comunque, è esilarante ed inquietante. Nei primi minuti, nel momento in cui veniamo a conoscenza dei protagonisti, si parte con una condizione drammatica che con il passare del tempo diventa sempre più surreale e irriverente, tra battute efficaci, situazioni al limite dell’assurdo e una critica fortemente esasperata verso tutti gli strumenti digitali che sono dipinti in chiave mefistofelica proprio perché visti dagli occhi del trio.

Imprevisti Digitali

Particolarmente efficace è un hacker con il nome in codice molto peculiare: Dio, che, senza svelarvi troppo, cercherà di aiutare i personaggi a risolvere i propri problemi. La metafora religiosa per descrivere la lotta contro la tecnologia, se da un lato può sembrare eccessiva e fuori luogo, diventa stimolante se si considerano gli strumenti digitali come una sorta di culto profano, con vari fedeli che effettivamente si rivolgono, con un’ossessione fideistica, ai mezzi che possono semplificare la vita. In questo contesto, possiamo evidenziare Marie, Bertrand e Christine come profani, per niente “credenti” negli strumenti moderni e anzi, vittime inconsapevoli di un sistema globalizzato e intangibile fatto di cloud, consegne con droni, pubblicità profilate e recensioni. Una guerra aperta combattuta con solo entusiasmo e coraggio, che non ha vincitori né vinti e che porta in qualche modo alla situazione iniziale, forse con una maggiore consapevolezza di spirito e un briciolo di fiducia in più verso la tecnologia.

Se i personaggi già dalle battute introduttive dimostrano una costruzione certosina, con una caratterizzazione che ben si amalgama con la sceneggiatura, i dialoghi giostrano efficacemente l’intera produzione risultando il fiore all’occhiello di Imprevisti Digitali. Tra riferimenti all’attualità, al mondo seriale dell’intrattenimento on demand, fino ad arrivare a stoccate per nulla velate contro multinazionali dei più svariati settori, si arriva a comprendere un elemento per nulla scontato della pellicola. La tecnologia, infatti, nonostante sia dipinta come il nemico acerrimo dei protagonisti, è solo una minima parte di un sistema più ampio che è la stessa società moderna, che ha delle regole, dei meccanismi e dei tempi completamente estranei ai personaggi che si muovono controcorrente, quasi all’opposto del fluire degli eventi e accadimenti del 21esimo secolo.

Ed è qui che le parole pronunciate dal trio regalano sincere risate, ma anche riflessioni molto intense e drammatiche: si inizia a comprendere come in realtà, con il passare degli anni, vi è una perdita di identità molto forte, che siamo in balia del controllo tecnologico e alla mercé dei social media, che vogliamo emanciparci ma che oramai non ci riusciremo mai. I protagonisti rappresentano l’ultimo baluardo di una battaglia insensata, anacronistica, utile forse solamente a riscoprire loro stessi e la loro libertà perduta, perché tra le mani, alla fine, stringono solo un pugno di mosche e non la liberazione dalla società che tango agognavano.

Alla fine però, il lungometraggio, considerando il suo contenuto e obiettivo iniziale, porta sul grande schermo un intelligente e atipico attacco alla nostra società che non si vede di certo tutti i giorni.

Un mondo digitale fin troppo protagonista

La critica di Imprevisti Digitali abbiamo detto svariate volte che è dedicata alla tecnologia e a tutto il sistema di supporto della modernità, ma forse non è un po’ troppo? Perché per quanto il tutto viene letto secondo l’ottica digitale (anche i protagonisti stessi) si va a perdere un po’ di variazione all’interno della storia. Si comprende come la volontà degli autori fosse quella di uniformare l’intero comparto narrativo e registico per cercare di riprodurre il più possibile la standardizzazione della società attuale, ma si va a soffocare dello spazio utile per approfondire i personaggi nel quotidiano (senza l’influsso del regime di internet) o degli elementi alternativi che avrebbero maggiormente reso più fluido il ritmo della trama, troppo vincolata ad una riproposizione, in differenti salse, di una stessa tematica.

Inoltre, lo stile narrativo e registico scelto, a metà tra dramma e commedia, tra critica cinica e irriverente, e disagio esistenziale, è un approccio molto particolare all’argomento. Così tanto peculiare da risultare da un lato molto esclusivo e originale, dall’altro eliminando per forza di cose una piccola fetta di pubblico e ritagliandosi una nicchia di persone che non cerca una commedia dozzinale, ma una più profonda riflessione psicologica e antropologica raccontata con mezzi irriverenti e dissacranti. Di per sé non è un grosso ostacolo, ci mancherebbe, ma inquadrare effettivamente con precisione i destinatari dell’opera non risulta così scontato, con l’immediata conseguenza di non avere ben chiaro il fine del film.

Imprevisti Digitali

Altro piccolo elemento che stona un pochino all’interno della realizzazione è il montaggio che, al netto di una regia e fotografia di gran pregio (entrambe volutamente sporche, a tratti documentaristiche per rafforzare l’intensione della storia) in alcuni punti è fin troppo affrettato e serrato, andando a tagliare, in maniera netta, dei momenti di transizione della trama, che funziona perfettamente così com’è, ma che risulta orfana di determinate situazioni.

Alla fine però, il lungometraggio, considerando il suo contenuto e obiettivo iniziale, porta sul grande schermo un intelligente e atipico attacco alla nostra società che non si vede di certo tutti i giorni. Riderete di gusto ma vi fermerete anche a pensare perché alla fin fine lo scopo delle commedie “impegnate” è proprio questo: gettare basi di dramma e condirlo con un’irriverente e abbondante dose di commedia, sia per alleggerire l’intera struttura narrativa, sia per fornire dei momenti di sana e robusta irriverenza, mai troppo facile e immediata, ma dall’intenzione ragionata e premeditata.

Di fatto il lungometraggio fa un ulteriore passo avanti andando a rompere un pochino i legami con i suoi predecessori e cercando di costruire un discorso di critica verso la società ancora più complesso e articolato.

Imprevisti Digitali porta con sé di nuovo al cinema la commedia francese, un impianto ironico del tutto peculiare che riesce sempre a distinguersi nel vasto catalogo del genere di riferimento. Di fatto il lungometraggio fa un ulteriore passo avanti andando a rompere un pochino i legami con i suoi predecessori e cercando di costruire un discorso di critica verso la società ancora più complesso e articolato. Purtroppo, nonostante i brillanti dialoghi e personaggi di incredibile spessore, il focus della pellicola è fin troppo indirizzato nei confronti dello stesso tema, saturando l’intero compartimento registico e narrativo. La realizzazione è idealmente dedicato a tutti, ma è evidente come il target effettivo sarà piuttosto scarno e non perché vi è un ragionamento troppo intellettuale dietro, ma a causa di un’ibridazione contenutistica non troppo chiara. In ogni caso, il prodotto vi farà rivalutare molte cose e non credo che il vostro rapporto con la tecnologia sarà più lo stesso, voi siete avvisati.

Imprevisti Digitali Recensione
7.2 / 10 VOTO
PRO
    - Una critica intelligente sull'uso della tecnologia e di internet
    - Il dissacrante che incontra la tragedia
    - Dialoghi taglienti ed efficaci
CONTRO
    - La tecnologia ha uno spazio forse troppo preponderante
    - Uno stile narrativo e registico che potrebbe non essere compreso da tutti
    - Montaggio talvolta troppo serrato
VOTO

 

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