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Il Drago del Lago di Fuoco

Il Drago del Lago di Fuoco: l’eredità della Go-Motion

Il cinema fantasy molto spesso viene ricordato per quei grandi blockbuster degli anni 2000 che hanno consacrato il genere nell’immaginario popolare, diventando dei veri e propri punti di riferimento per tutti gli appassionati. Solitamente, l’idea di una determinata storia nasce da una moltitudine di fonti a cui lo sceneggiatore o lo scrittore di romanzi si lascia ispirare per poter dar vita ad una nuova opera, che attinge dal passato, ma che si presenta sotto una nuova forma. Il Drago del Lago di Fuoco è esattamente questo, una fonte di scoperta.

Letteratura, teatro e cinema sono i principali mondi per allenare la creatività e la fantasia del proprio io, ma soprattutto sono spazi dove poter crescere culturalmente e scoprire aspetti di un’arte in continua evoluzione. Da questa premessa si evince che per comprendere a pieno un prodotto è importante conoscere anche la storia perché permette di avere una visione dell’opera a 360 gradi. Il Drago del Lago di Fuoco è un lungometraggio ormai quasi dimenticato, appartenente al filone epico/medievale, che negli anni ’80 ha raggiunto la sua massima popolarità con Excalibur di John Boorman.

Il film di cui oggi parleremo è d’importanza fondamentale per la storia del cinema degli effetti speciali, in particolare legato allo sviluppo del passo uno, tecnica per animare oggetti o persone fotogramma per fotogramma. Il Drago del Lago di Fuoco, per molti motivi, è un esempio lampante di come guardare indietro sia essenziale per ammirare al meglio ciò che ci si trova davanti. Di seguito trovate il trailer.

La trama ruota attorno ad un vecchio mago, ultimo depositario di tutti gli arcani segreti dell’universo, che viene pregato da una ragazza di adoperare le sue magiche virtù al fine di liberare il suo paese dall’incubo di un terribile drago che minaccia la sopravvivenza del popolo. Il mago accetta, ma prima ancora di intraprendere la sua missione viene ucciso da una guardia di Re Cassiodoro. A raccogliere l’eredità del necromante è il suo giovane apprendista, che inizierà così un viaggio alla scoperta di sé stesso.

Il Drago del Lago di Fuoco è un film che ricalca perfettamente molti degli archetipi classici del genere. Ad esempio, la presenza indissolubile di un mago accompagnato dal suo fedele apprendista, o di creature fantastiche che sconvolgono la vita ordinaria e mettono a repentaglio la sopravvivenza delle persone, oppure ancora di atmosfere fiabesche che avvolgono il mondo dove è ambientata la vicenda e tante altre piccole sfumature che rendono questa pellicola diretta da Matthew Robbins un caposaldo a tutti gli effetti.

Il Drago del Lago di Fuoco: un mondo magico

Il lungometraggio è stato concepito con l’idea di volersi allontanare dai classici stereotipi dell’epoca medievale, facendo a meno di cavalieri dall’armatura luccicante, ricerche del Santo Graal e donzelle da salvare all’interno di una torre, per dedicarsi a ben altro. L’attenzione degli sceneggiatori, scritta a quattro mani, era invece quella di costruire un mondo molto più palpabile, con usanze bizzarre e immerse nella superstizione, dove i vestiti e le maniere delle persone sono rozzi, le case e i villaggi primitivi, e la campagna quasi primordiale. Tutto all’interno di un contesto dove la magia sembra quasi un elemento naturale nell’ordinario quotidiano, in completa assenza di quel sentimento di meraviglia che ci sarebbe vedendo uno stregone compiere le proprie magie.

All’inizio si parlava di come l’opera sia stata d’importanza storica per tutto il cinema avvenire, una tra tutte è che ha portato sullo schermo personaggi straordinari come Ulrich, interpretato da un gigantesco Ralph Richardson, che è stato per moltissimi anni lo stregone per eccellenza prima che apparissero sul grande schermo Gandalf e Silente. La sua figura è quella di un mentore che aiuta il protagonista a compiere il viaggio, sia fisico che spirituale, fino alla battaglia finale con il drago.

Il Drago del Lago di Fuoco

Dietro la macchina da presa a dirigere sapientemente la storia c’è Matthew Robbins, che molti conosceranno sicuramente per essere soprattutto il co-autore di due sceneggiature di Guillermo Del Toro (Mimic e Crimson Peak) e altre due di Steven Spielberg (The Sugarland Express e Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo),oltre che vincitore del premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Cannes nel 1974. Il cineasta è stato perfetto nel girare senza sbavature questa produzione della Walt Disney Productions, che richiedeva comunque minuziosità per via dell’importanza del grosso budget messo a disposizione. Non è un caso che il 25% di esso sia stato dedicato tutto ad una sola cosa: la creazione del drago.

Qui comincia il vero e proprio cuore del discorso, quello che dimostra il perché un film come Il Drago del Lago di Fuoco è ancora tutt’oggi un prodotto da cui poter scoprire l’importanza degli effetti speciali di un tempo, creati con l’ingegno di menti brillanti. Ci riferiamo in particolare a Phil Tippett, un artista che precedentemente avevamo già affrontato in questa rubrica con il suo ultimo film da regista Mad God, una follia visionaria con cui ha espresso tutta l’arte dello stop motion, una tecnica con cui poter ritrarre la follia più recondita che alberga nei meandri oscuri dell’uomo.

Prime forme di Go-Motion 

Mad God è stata una grande dimostrazione di come lo stop motion sia la quintessenza di un’arte in grado di poter mostrare per immagini il macabro e l’orrore, ma ne Il Drago del Lago di Fuoco Tippett ebbe l’intuizione di andare al di là del classicismo della tecnica. A fronte della realizzazione del drago, il maestro decise di renderlo “soave” con una corporatura solida ma allo stesso tempo leggera, aiutato anche da altri animatori. La forte corpulenza doveva concentrarsi principalmente sul collo e sulla testa, in modo tale che, in volo, la creatura risultasse leggiadra. Inoltre, anche il fatto di renderlo un quadrupede si rivelò originale, perchè fino ad allora c’era una sola idea di drago nel cinema, quello classico sputafuoco.

La rivoluzione più eccentrica di Tippett fu quella di andare al di là dello stop motion, optando per una tecnica che anticipa di gran lunga gli effetti speciali in computer grafica: La Go-Motion. Fin dalla sua prima apparizione il passo uno ha sempre rilevato una presenza di “scattosità” che va a bloccare quella fluidità che la natura del movimento possiede e questo perché l’oggetto o la persona ripreso in ogni singolo fotogramma della sequenza è immobile ogni volta che viene fotografato.

Il Drago del Lago di Fuoco

Phil Tippett voleva rendere il drago diverso e decise di ovviare il problema servendosi di tecniche elaborate del computer che eliminassero l’elemento di scatto, con un risultato magnifico. Quella de Il Drago del Lago di Fuoco è una delle creature più mastodontiche della storia del cinema, la più monumentale per presenza scenica e tecnica con cui è stata realizzata.

Può essere considerato un drago antesignano di molti altri che appariranno negli anni successivi sullo schermo, ma la sua forza sta proprio nella capacità innovativa con cui è stato pensato. La Go-Motion venne utilizzata poi successivamente in altri progetti di pregevole fattura, fin quando nel 1993, con l’uscita di Jurassic Park, Tippett e Spielberg decisero di abbandonare la tecnica per impegnarsi a pieno nella computer grafica. In definitiva, un film eccezionale che ha fatto scuola.

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Comments

  • zoritoler imol

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  • zoritoler imol

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