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I preordini rendono i giochi più belli?

Quante lacrime sono state versate il 6 novembre? Si è sparsa la voce che un negozio avesse riaperto i preordini per la PlayStation 5 e centinaia di persone l’hanno acquistata. Qualche ora dopo è arrivata l’email dicendo che era stato annullato tutto: si trattava di un errore, la pagina che era stata trovata in realtà era riferita alla prima “infornata”, quindi era proprio impossibile procedere con la prenotazione. Se il 5 novembre era il giorno della congiura delle polveri (V per Vendetta? Guy Fawkes?), il 6 potrebbe passare alla storia come la congiura delle PlayStation.

Ma in generale, quando funzionano, che belli i preordini. Oggi compri un gioco che non è nemmeno pronto, spendi 70/80 euro (o anche di più nel caso di edizioni speciali) e non sai quando potrai averlo. Però lo hai pagato già. Sarà bella la collector, sarà fighissima l’edizione esclusiva, però è un gran rischio. Anche perché una saga che non cambia mai diventa noiosa e ripetitiva, ma se lo fa troppo allora il titolo diventa troppo diverso e potrebbe non piacerci. E come fai a sapere da quale parte penderà il prodotto?

Ubisoft

Per fortuna è stata annunciata “solo” pochi mesi prima.

Preordini oggi, ma per quando?

Non sono un fan dei preordini, per tanti motivi: innanzitutto non compro mai senza avere garanzie che il gioco meriti sul serio, neanche dopo svariati trailer e gameplay, perché un conto è “vedere” e l’altro è “provare”. Ho visto trailer di titoli bellissimi che poi si sono rivelati mediocri e altri invece che sono stati pubblicizzati male e che hanno sorpreso in positivo. Prima di procedere all’acquisto controllo sempre un po’ di recensioni e leggo numerosi pareri. Perché ok fidarsi delle promesse dei publisher, ma il gioco completo è sempre un’incognita, tra propositi fin troppo rivoluzionari o qualche scelta apparentemente illogica in nome del rinnovamento. Certo se ci ripensate magari vi rimborsano, però…

Poi non ho mai avuto la fretta di acquistare al day1: non temo gli spoiler e non mi importa di sapere come finiscono i giochi, perché alla fine quello che conta è come arrivare all’epilogo. Sapevo la fine di God of War ma l’ho ugualmente provato: mi sono rovinato l’esperienza? No. Mi focalizzo più sul percorso che mi porta al completamento e non al singolo evento che precede i titoli di coda. Sono strano, sono antispoiler, ma i single player me li godo dopo mesi senza perdere nulla. Se invece parliamo di multigiocatore allora le cose possono essere diverse, visto che o abbiamo già dei compagni che ci portiamo da altri titoli oppure ogni anno ne esce uno nuovo e bisogna stare al passo.

Uno dei giochi più venduti del 2019, ma anche uno dei più criticati: quanti lo hanno preordinato? E quanti lo hanno comprato dopo aver letto le prime recensioni?

Compro oggi, ma gioco il prossimo anno

Capisco ancor meno chi fa i preordini digitali, se non offrono contenuti extra, perché anche se abbiamo la possibilità di fare il download con un po’ d’anticipo rimangono gli stessi problemi descritti sopra, con l’aggravante, se possibile, che non possiamo neanche rivenderlo. A meno che non cediate l’intero account. La categoria che però proprio non riesco a comprendere è quella formata da coloro che comprano in digitale e che giocheranno quel titolo mesi e mesi dopo. Perché?

Ma tornando a me, come mai faccio passare così tanto tempo prima dell’acquisto? Perché la vita è spesso frenetica, fra studio, lavoro, impegni vari e altri prodotti in coda non so quando effettivamente potrò provare il titolo che compro oggi. E allora perché aggiungere altro visto che i giochi che escono ora li potrò provare in estate? Magari poi non vende come sperato e viene venduto a distanza di poche settimane a prezzi interessanti.

Quando non siamo soddisfatti di un videogioco, e lo abbiamo acquistato in formato fisico, possiamo sempre venderlo sia negozi specializzati che su internet.

Preordini no, ma se sei publisher ok

I preordini hanno molto più senso dal lato dei publisher, perché stanno vendendo qualcosa che ancora non è completo, e già si fanno un’idea del successo che quel videogioco potrà avere. Avendo poi una mole di dati, magari delle vendite precedenti, si può fare una stima di quanto potrà effettivamente vendere e di conseguenza come agire: se i risultati sono al di sotto delle aspettative magari si passa al piano B. 

Per loro sì che è importante sapere quanto hanno già venduto e quanta fiducia hanno da parte dell’utenza, che appunto paga senza avere un prodotto e a volte nemmeno una data d’uscita certa. Se siete stati fra i primi a preordinare Cyberpunk 2077 (nel giugno del 2019), se dovesse essere confermato a dicembre, sarà passato un anno e mezzo dal pagamento all’uscita

Discorso diverso per quei prodotti in early access o in crowdfunding, perché lì non state effettivamente prenotando solo la vostra copia ma state co-finanziando un prodotto che potrebbe essere interessante. E comunque in base a quanto volete scommettere avete delle ricompense, che si tratti di gadget o l’inserimento nei credits.

Per una saga come Call of Duty, che ogni anno si attesta fra i titoli più venduti, è importante sapere qual è l’hype dei giocatori.

Preordinare diventa gratificante

Il trend sembrerebbe suggerire che sia più gratificante preordinare che giocare. Nel giro di pochi giorni sono usciti/stanno uscendo Watch Dogs, Assassin’s Creed, Spider-Man, Call of Duty, Yakuza…e mica avete tempo per finirli tutti in due settimane, che problemi ci sono ad aspettare un po’?

In futuro il vero figo non sarà quello che compra in anticipo ma colui che andrà al negozio a dire al commesso “ciao, voglio questo gioco e non mi interessa se è uscito due giorni fa. Io lo voglio adesso”. Ma non urlatelo troppo, che sennò poi per colpa vostra si crea un assembramento di persone che vi batte le mani.

El Camino

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