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Hearthstone Discesa dei draghi

Hearthstone: vivere nella propria ombra

Hearthstone è il gioco di carte online più famoso sulla piazza. Nel 2019 è stato l’undicesimo titolo più giocato al mondo per PC. La presentazione di esso risulta essere la migliore possibile: ogni carta ha una versione disegnata e una animata con tre suoni diversi per l’attacco, evocazione e morte, le plance da gioco sono sempre diverse e la velocità con cui un nuovo giocatore riesce a mettersi in pari con quelli più navigati, è alta. L’accessibilità assoluta è, a parer mio, l’elemento che più di tutti ha permesso ad Hearthstone di restare in auge, nonostante i sei anni di età. La voglia di sperimentare degli sviluppatori (a volte fallendo come nel caso del Gran Torneo) e di introdurre sempre novità, continua a dare ossigeno ad un titolo che altrimenti sarebbe finito molto presto nel dimenticatoio. Ogni gioco di carte collezionabili ha dei cicli regolari da rispettare: espansione, sperimentazione, stabilizzamento del meta, espansione. Hearthstone non si può certo tirare indietro, le espansioni sono la linfa vitale di un gioco di carte. Usare per otto mesi di seguito lo stesso mazzo, condanna l’opera ad una decrescita molto rapida. Prima di parlare però della situazione attuale, facciamo un passo indietro.

 

Coboldi e Catacombe

Correva l’anno 2017, il meta stava vivendo un periodo molto particolare. Il Razakus Priest dominava insieme alle varie forme di Druido, più potente che mai grazie alle devastanti magie targate Trono di ghiaccio. Un’goro, considerata da molti la migliore espansione mai fatta, continua a dare soddisfazioni grazie alle ottime comuni come il Custode della pece, presente in ogni mazzo. Il 3 novembre però viene annunciata l’espansione che avrebbe stravolto completamente Hearthstone. Coboldi e catacombe non è solo un’aggiunta di carte, è un nuovo regolamento. La costruzione di mazzi, da quel momento fino alla dipartita del set, iniziava con venti carte di quell’espansione e altre dieci a fare da sostegno. Durante l’anno seguente, le nuove uscite erano, nel migliore dei casi, solo di supporto. Ogni brutto periodo però, a un certo punto finisce, e la Blizzard fa una mossa che definire geniale sarebbe un eufemismo. Questa si chiama Anno del drago. Ora che il lucchetto che serrava il meta era finito in wild, bisognava modernizzare un gioco che da cinque anni si sviluppava sempre nel solito modo. Espansioni con un filo conduttore fra loro, eroi carismatici ad affiancarcicattivi, che nonostante di spaventoso non avessero nulla, risultavano affascinanti e molto forti. Personaggi iconici come Reno Jackson, tirati fuori dal dimenticatoio e messi a lustro per vivere una seconda vita, il ritorno dei mazzi monocopia e molto altro. L’anno del drago è secondo molti un Hearthstone 2, e giocare in quel periodo era come aver iniziato da capo, con tutte le emozioni del caso. Ma tutti i sogni hanno una fine e il risveglio non è sempre piacevole.

Hearthstone Coboldi e catacombe

Discesa dei draghi

1 novembre 2019, a poco meno di due anni dal disastro si ritorna ad avere paura. L’idea di base era molto bella: sapere che sarebbe uscito un set dedicato ai draghi ha fatto fare un gran bel sorriso a tutti. Le prime carte rivelate non sembravano troppo problematiche: un Galakrond dello stregone che riesumava la meccanica molto bella, ma sempre sbilanciata, delle carte eroe e la rinnovava, una nuova Ysera, e altro. Mentre vengono annunciate le altre carte della Discesa dei Draghi però, la puzza di candela inizia ad essere sempre più persistente. Carte troppo forti che monopolizzano il meta a parte, il set risulta comunque divertente. Si sperimenta tanto, si giocano tanti mazzi, si vedono tornare in auge deck che non si vedevano da anni e l’apprezzamento complessivo è alto. L’obbiettivo di ogni giocatore è da sempre quello di farsi il mazzo più forte per raggiungere vette sempre più alte, ma non sapevamo che questo ce lo saremmo tenuto per molto tempo.

Hearthstone Discesa dei draghi

Hearthstone oggi

Arriviamo ad oggi. Il problema non è tanto la nuova classe mal bilanciata, quanto il fatto che Ceneri delle Terre Esterne sembra solo l’ombra della Discesa dei Draghi. I mazzi che erano forti prima lo sono anche adesso, con poche o nessuna aggiunta, e le carte del nuovo set servono solo per riempire quei pochi buchi lasciati da quelle ruotate in selvaggia. Il Cacciatore di Demoni è sì troppo forte, sbilanciato, odiato da tutti, ma sono convinto che esso sia l’unico motivo per cui il gioco venga ancora apprezzato dopo tre mesi di pura staticità. La classe è divertente, completa e, con qualche aggiunta alle concorrenti nelle prossime espansioni, potrà non sovrastare totalmente le altre nove. Il Galakrond Rogue, l’Highlander Hunter, il Galakrond Priest, questi sono i problemi che affossano il gioco, non una classe che ha l’unica colpa di voler brillare, come le altre hanno sempre fatto. È giusto che esistano archetipi molto forti, questi sono il pane di un gioco di carte competitivo d’altronde, ma quando risultano sempre gli stessi, il gioco perde molto del suo fascino. Avere classi dimenticate, affiancate ad altre troppo forti, rende il tutto monotono e noioso per chi cerca il divertimento prima della competizione, nonostante anch’essa risulti trascurata. La soddisfazione nell’arrivare leggenda non è appagante se reso così facile, con un nuovo sistema di rank che fa acqua da tutte le parti.

In conclusione, questo è un commento sulla situazione attuale di un gioco che amo alla follia e che spero, con i prossimi set, torni a splendere, come è sempre stato in grado di fare. E voi cosa ne pensate? Come state vivendo questo meta? Per notizie, guide, recensioni e molto altro dal mondo dei videogiochi, film, serie tv e tech, rimanete sintonizzati su Monkeybit.it!

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