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Gunpowder Milkshake

Gunpowder Milkshake Recensione: un frappè di panna e sangue

Da ieri è disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video Gunpowder Milkshake, il nuovo film di Navot Papushado, con protagonista una squadra tutta femminile, composta da Karen Gillan, Lena Headey, Carla Gugino, Chloe Coleman, Michelle Yeoh e Angela Bassett. Il regista sopracitato è conosciuto al grande pubblico per Rabies (2010), Big Bad Wolves (2013) e ABCs of Death 2 (2014), tre pellicole realizzate in collaborazione con Aharon Keshales. Il secondo della lista viene considerato il miglior lungometraggio dell’anno da Quentin Tarantino. Infatti non c’è da sorprendersi che nella sua filmografia si possono notare diversi riferimenti all’action revenge e ai generi orientali.

Gunpowder Milkshake è una storia cosparsa di elementi femminili che mette in scena la sua freschezza e la sua potenza rappresentativa in una grande quantità di combattimenti dall’impronta di rivendicazione sociale. Se il film si fosse fermato su questo punto, sarebbe risultato un ottimo prodotto, invece, proprio nel finale, emerge quel messaggio fortemente retorico e di natura femminista da far indebolire la qualità di ciò che lo spettatore ha visto fino a quel momento.

Gunpowder Milkshake: un bicchiere di citazionismo e iconografia 

Il punto di forza della pellicola è da evidenziare nelle scene d’azione che non offrono al pubblico una semplice forma di intrattenimento, ma illustrano un’ampia gamma di riferimenti cinematografici dei generi e dei sottogeneri in questione: l’action, il revenge movie, girl with guns. Sam (Karen Gillian) è una giovane ragazza alle prese con il suo mestiere di killer per conto della The Firm, un’organizzazione criminale. In passato la sua vita è stata sconvolta dal rapimento di sua madre Scarlet, restando per quindici anni completamente sola.

Durante una missione la giovane antieroina viene presa da un profondo senso di colpa e quest’azione la comporterà a mettersi contro tutti e il suo stesso capo. Numerose sono le scene di scontro, tutte collocate in luoghi già visitati nelle pellicole del passato. Tra quelle più importanti è la scena in ospedale dell’indimenticabile Kill Bill, diretto dal regista pulp Quentin Tarantino. Altri film menzionati nell’esplosione di botte, calci e sangue sono: Lara Croft: Tomb Raider (2001), Wanted (2008) e John Wick (2014).

Gunpowder Milkshake

 

Un grande lavoro è stato effettuato con le luci e le scenografie, dominate da una mescolanza di colori vivaci e fulgenti, pronte a fondersi con lo stato ideologico dei personaggi e con i simboli di un movimento femminile che non riesce a trovare il suo spazio in determinati ambiti culturali. Le lotte e le esplosioni costituiscono una forma d’espressione rivoluzionaria contro l’antagonista principale e i suoi scagnozzi.

L’odio prevarica nei loro confronti, ma l’ascesa della ribellione metterà nuovamente a tacere il senso di superiorità e di mascolinità. Il tutto accompagnato anche da una serie di battute divertenti ed esilaranti, evidenziando in tal maniera la spiritosità e la comicità nella guerra tra i sessi.

“Farò un po’ di rumore”

 

L’arte del copiare e dell’omaggiare avrebbe raggiunto la sua completezza se non fosse stato per un cambio di rotta brusco e improvviso presente negli ultimi minuti. Nel cinema postmoderno il citazionismo ha influenzato un’intera generazione di autori, ancora oggi è fortemente esercitata, ma questi devono prestare attenzione nella sua modalità d’utilizzo e nei suoi inserimenti stilistico-formali.

La stessa scelta di spettacolarizzazione della trama e delle ambientazioni non è riuscita a sostenere un legame tangibile e poetico con la tematica principale, rischiando di essere interpretata come un fallace buonismo ed un appagamento popolare. E nemmeno il rapporto tra la madre e la figlia viene approfondito con chiarezza o con la giusta accuratezza che meritava.

Gunpowder Milkshake

C’è comunque da apprezzare lo sforzo, anche se non è andato a buon compimento. Gunpowder Milkshade potrà sicuramente piacere a tutti gli amanti del genere e continuare quel filone cinematografico dedicato alla sovversione dei ruoli patriarcali e all’accentuazione della mascolinità nelle caratteristiche femminili. Interessante la presenza di grandi personalità del mondo femminile, in particolare quelle riguardanti il mondo della letteratura, come Virginia Woolf, Charlotte Bronte, Jane Austen e Agatha Christie.

Le loro opere conosciute non forniranno alla protagonista un’ampia conoscenza e sapere, piuttosto svolgeranno il ruolo di massime alleate di fronte alle missioni pericolose e le metteranno a disposizione diverse armi da fuoco molto efficaci. Il problema principale del film è dovuto alla mancanza di una particolare verve poetica che avrebbe contraddistinto l’opera dai suoi simili, evitando così di diventare una delle miliardi di gocce d’acqua dell’oceano. Il titolo è adatto per passare una serata dopo una giornata lavorativa, ma niente di eclatante verrà assorbito dai nostri occhi.

“Tu uccidi le persone?”

Un altro aspetto positivo del lungometraggio è la performance di tutte le componenti attoriali, che mostrano una forte alchimia nella forma e una perfetta collaborazione nella sostanza. Purtroppo i loro punti di fragilità si riscontrano nell’assenza di uno studio più articolato negli approcci relazionali e comunicativi e nella loro sfera interiore.

 

Il mix di violenza esagerata e umorismo oscuro rimanda, come già detto sopra, ad alcuni film del genere d’azione di registi conosciuti del panorama hollywoodiano, come Quentin Tarantino o Guy Ritchie. Ma non basta. La fusione tra i due elementi narrativi non sfrutta appieno le sue capacità visive e dialogiche e i sottotesti della sceneggiatura emergono in maniera superficiale. Le donne si trasformano in inarrestabili macchine assassine senza motivazioni più concrete.

Inoltre sembra che i produttori e gli autori si siano messi d’accordo per l’inizio delle riprese di un sequel, che uscirà a data da destinarsi. Questo potrebbe risultare una nuova possibilità di Navot Papushado di risolvere quelle piccole incongruenze ideologiche e di dare vita a un qualcosa di propriamente suo, senza l’eccesivo abuso di citazioni sparse qua e là.

In conclusione, Gunpowder Milkshake ha delle potenzialità sfruttate in maniera omogenea, peccato che nella parte finale tutto ciò che è stato costruito viene demolito con sfrontatezza. Il milkshake è una bevanda dolce con un tripudio di gusti e sapori, ma durante la visione del lungometraggio, il nostro ordine sarà un po’ agrodolce. Un prodotto audace con un risultato sufficiente. Continuate a seguirci su MonkeyBit e sui nostri profili social per ricevere ulteriori informazioni in merito al mondo delle serie televisive, dei film e dei videogiochi.

 

Gunpowder Milkshake Recensione
6 / 10 VOTO
PRO
    - Un film d'intrattenimento godibile
    - Riferimenti e citazioni in perfetta armonia
    CONTRO
      - Mancanza di una verve poetica ed originale
          - Il citazionismo offusca le tematiche principali
      VOTO

      El Camino

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