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GTA The Trilogy

GTA The Trilogy – The Definitive Edition Recensione

Facciamo una premessa importante: la critica videoludica si fonda su concetti ed elementi che variano in funzione dell’opera che si va ad analizzare. Tuttavia, ci sono dei dogmi imprescindibili su cui deve basarsi la consapevolezza e il pensiero di ogni critico. Per riassumere, dobbiamo riconoscere subito che non è possibile criticare positivamente o negativamente un videogioco senza giustificare l’opinione, e le sacrosante regole per una “buona recensione” – per quanto folle possa essere considerare ciò come un fatto soggettivo – è quello di dare al lettore una chiave di lettura differente e comprensibile.

All’interno della redazione di MonkeyBit ci siamo spesso posti domande sul metodo più corretto di analizzare e valutare una collezione di giochi rimasterizzati, come lo è stato nelle scorse settimane con la trilogia di Crysis. La conclusione che ne abbiamo tratto è che in casi particolari, la recensione va posta al lettore in funzione di elementi che – di fatti – possano dargli gli spunti analitici necessari per comprendere l’effettivo valore di un prodotto, ma unici e variabili in base all’opera che si sta valutando.

GTA The Trilogy

Nel caso di GTA The Trilogy – The Definitive Edition, non possiamo nascondere di esserci ritrovati in una situazione molto particolare: da una parte non negheremo i chiari difetti tecnici che la collezione porta sulle spalle; dall’altra, non possiamo neanche far finta che la nostalgia non abbia lasciato una distinta impronta nella nostra opinione. Perché si, GTA The Trilogy ha cali di frame ingiustificati, evidenti problemi con l’occlusione ambientale e altre pecche dovute alle scelte di effettuare il processo di remaster da port di versioni mobile e di affidare l’intero sviluppo a un team non interno a Rockstar Games.

Tuttavia, nonostante vogliamo convincerci che la corretta chiave di lettura analitica sia nel mezzo, ancora è difficile trovare le giuste parole (e poi, il giusto voto) per dare un posizionamento finale a GTA The Trilogy. Per questo motivo, facciamo un passo indietro e comprendiamo meglio l’intera storia legata alla collezione.

Il racconto, se così possiamo definirlo, inizia con una marea di rumor e leak iniziati a circolare sul web e sulle pagine di Reddit intorno alla metà dell’anno, che hanno spento totalmente l’elemento sorpresa. La conferma ufficiale dell’esistenza del progetto è giunta poi a pochi mesi dal primo trailer, pubblicato proprio a cadenza dell’anniversario di GTA III, con un rilascio a inizio novembre 2021: GTA The Trilogy – The Definitive Edition comprende GTA III, GTA Vice City e GTA San Andreas in versioni rimasterizzate.

Di conseguenza, il pacchetto è stato presentato con riflessi molto moderni, un’illuminazione spettacolare, modelli rielaborati, texture inedite e tante altre migliorie legate al comparto visivo e tecnico. Perciò si potrebbe pensare che un modo corretto per analizzare e valutare la collezione sarebbe quello di fare una classica valutazione tecnica, seguendo la linea professionale di Digital Foundry. Tuttavia, abbiamo optato di suddividere sin da subito la nostra analisi in due parti distinte: la prima riguarderà l’inesorabile comparto tecnico, mentre la seconda si focalizzerà sul contesto storico e culturale in cui GTA The Trilogy si va a posizionare.

GTA The Trilogy è lontano dall’essere perfetto

Cominciamo quindi partendo dai curiosi dati di risoluzione e frame rate: GTA The Trilogy raggiunge i 4K su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, mentre su PS4 Pro e Xbox One X si ferma ai 1080p, con numeri ancor più bassi su Nintendo Switch. Tuttavia, il problema più grande riguarda proprio il frame rate, ingiustificatamente instabile su tutte le piattaforme. Ricordiamo infatti che stiamo parlando di giochi presi direttamente dall’era di PlayStation 2 e che dovrebbero girare alla perfezione anche sull’ibrida di Nintendo. Al contrario, anche su PC abbiamo potuto notare costanti cali di fotogrammi, come se da questo punto di vista non fosse cambiato nulla rispetto ai titoli originali.

Si tratta di un difetto non indifferente, che fa e farà cadere le braccia a tutti coloro che giocheranno alla collezione. È difficile essere così duri con delle opere senza tempo, ma il risultato ottenuto dal team di Grove Street Games è a dir poco inaccettabile e non capiamo come Rockstar Games abbia deciso di pubblicare GTA The Trilogy in questo stato.

Tuttavia, è bene specificare che nel complesso le migliorie grafiche sono più che visibili, grazie soprattutto a dei riflessi decisamente convincenti (a tratti sorprendenti), un sistema di illuminazione che quasi sempre funziona a dovere ed a texture completamente nuove. Quest’ultima novità è probabilmente l’elemento che più dona una seconda vita a GTA III, GTA Vice City e GTA San Andreas, e siamo felici di vedere che sia stata donata la giusta cura nella loro realizzazione.

Peccato però che si verificano spesso palesi problemi con il loro posizionamento, dato che spesso possono apparire materiali su superfici errate o che alcuni asset possano sporgere fuori dall’oggetto su cui sono posizionati. È bene notare che il processo di upscaling qualitativo è stato effettuato tramite l’IA e che è possibile trovare spesso scritte non proprio credibili, dovute a un’interpretazione sbagliata dell’intelligenza artificiale che ha svolto il compito di rielaborare le texture. Nulla di particolarmente grave, sia ben chiaro, soprattutto di fronte alla lunga serie di problematiche che GTA The Trilogy si porta sulle spalle.

“I modelli dei personaggi di GTA The Trilogy sono addirittura meno realistici delle versioni originali su PS2”

Primo tra gli elementi tecnici che meno ci hanno convinto è l’occlusione ambientale, pessima su tutte le versioni della collezione e quasi totalmente assente su Nintendo Switch. Il problema in questo caso è particolarmente serio in quanto molte scene, soprattutto quelle animate, vengono penalizzate molto dalla scarsa qualità dell’occlusione ambientale e in alcune situazioni specifiche è difficile addirittura vedere alcuni elementi scenici o i personaggi per colpa di conflitti con il sistema di illuminazione.

Il secondo fattore che più abbiamo odiato, probabilmente anche il più grave, è la linea artistica che il team di Grove Street Games ha scelto per realizzare i nuovi modelli dei personaggi. Come avrete visto dai trailer, dalle immagini promozionali e quelle interne a questo articolo, tutti i protagonisti e gli NPC dei tre giochi sono stati ricreati quasi da zero, optando per una riproposizione più “plasticosa”.

I modelli sono molto rotondi, meno realistici addirittura delle versioni originali su PS2 ma senza dubbio di maggiore risoluzione. Non dobbiamo però distinguere dei personaggi più rifiniti come di maggior qualità, perché la realtà è molto differente. Nel complesso, i modelli danno una sensazione molto meno seriosa rispetto quelli originali, e questo potrebbe anche andar bene nei momenti in cui i titoli non vogliono farsi prendere troppo seriamente.

GTA The Trilogy: modelli incoerenti e sempre fuori luogo

Tuttavia la maggior parte delle volte i modelli risultano non solo troppo “cartoon” per il contesto, aggravato dagli innaturali riflessi su di loro, ma anche campati letteralmente dal nulla. La scelta stilistica di Grove Street Games è a dir poco errata, la peggiore soprattutto se considerato che, graficamente, i giochi di GTA The Trilogy hanno ricevuto un miglioramento grafico in modo da risultare più realistici. I personaggi sono costantemente un elemento alieno rispetto tutto il resto, e la cosa ci dispiace davvero molto perché siamo convinti che si sarebbe potuto fare qualcosa di davvero incredibile. 

Proprio per questo motivo crediamo che la scelta di realizzare dei modelli apparentemente di plastica è stata la peggiore fatta in fase di sviluppo, proprio perché, al contrario, dei personaggi più rifiniti e realistici sarebbero stati la ciliegina sulla torta su una collezione che non centra quasi mai il bersaglio. Peraltro, in alcune scene si perde totalmente l’emotività dei movimenti, delle rudimentali espressioni facciali.

GTA The Trilogy

Nel complesso, peraltro, GTA The Trilogy – The Definitive Edition, è una collezione piena di bug, cali di frame, problemi con l’occlusione ambientale, e ancor più paradossale è che l’aumento della distanza di rendering diventa addirittura un problema: quando si guardava l’orizzonte nei capitoli precedenti – prendiamo in causa GTA San Andreas – avevamo una reale sensazione di distanza grazie alla nebbia che delineava la fine dell’area visibile. Rockstar Games introdusse questa limitazione per via delle capacità hardware dell’epoca, chiaramente impossibilitata da spingersi troppo oltre.

In GTA The Trilogy, in alcune posizioni, è possibile vedere l’intera mappa su schermo e non c’è alcuna nebbia a limitare la visuale del giocatore. Questo comporta addirittura tre problemi: prima di tutto, si perde completamente la sensazione di profondità e grandezza dell’area di gioco e tutte le mappe sembrano molto più piccole di quanto pensavamo anni fa; il caricamento degli asset e delle texture è molto lento e quasi sempre vedremo modelli palesemente in low-poly in distanza, con dei fastidiosissimi pop-up; inoltre, con ogni probabilità, la distanza di rendering grava anche sulle prestazioni, che di fatti sono molto scarse.

“Scelte di design quasi mai azzeccate”

Insomma, bastava davvero limitare il campo visivo e aggiungere una semplice nebbia – cosa che alcuni modder hanno fatto con ottimi risultati – per eliminare uno dei più grandi problemi di GTA The Trilogy. Sono queste le piccolezze (se così si può dire) che hanno gravato sulla collezione, che non la fanno brillare come potrebbe e come tantissime altre fanno. Le riedizioni di GTA III, GTA Vice City e GTA San Andreas soffrono di scelte di design quasi mai azzeccate, a partire dalla decisione di effettuare il processo di remaster dalle versioni mobile dei tre titoli.

Come abbiamo preannunciato nelle fasi iniziali dell’analisi, ci si spezza il cuore a dover abbattere completamente GTA The Trilogy, per motivi che esulano dalla qualità complessiva del pacchetto. La seconda parte della recensione sarà focalizzata su quattro pilastri, sulla base dei quali faremo alcuni ragionamenti necessari per comprendere meglio la collezione e tirare delle somme.

Primo tra questi è l’effetto nostalgia, che gioca un ruolo incredibilmente importante nell’apprezzamento dei giochi. Inutile negare che alcune scene iconiche hanno un impatto fortissimo sugli utenti, soprattutto per noi che siamo cresciuti con San Andreas, il trucco per le macchine volanti e del quad. L’intera collezione ha un valore emotivo troppo grande da poter essere ignorato, e crediamo che anche questo debba essere un motivo che può spingervi ad acquistarlo. 

Dopotutto, è vero che GTA The Trilogy soffre di una quantità davvero molto generosa di problemi tecnici e visivi, ma è anche bene considerare che nessuno ha mai avuto intenzione di acquistare la collezione tenendo a mente i riflessi di alta qualità o le texture in HD. Siamo onesti: non è questo che conta, e di fatti vi possiamo confermare che ci siamo divertiti davvero molto a riscoprire, a rivalutare dei titoli che ci hanno definito come videogiocatori. 

L’importanza della rivisitazione dei contesti culturali e sociali

Un altro importante elemento da considerare è la capacità di riscoprire questi giochi oggi, con una mente differente e più matura rispetto a quando ciò che ci bastava era inserire il disco nella PS2, collegare il DualShock 2 e la memory card, e avviare la console. Il medium oggi ci ha abituati a standard qualitativi e culturali molto più elevati, fatto che ci offre nove chiavi di lettura per i contenuti dei titoli.

Opere come The Last of Us, Detroit Become Human, The Legend of Zelda: Breath of the Wild e tanti altri titoli di tanti altri generi, ci hanno insegnato che il videogioco va ben oltre il concetto di “gioco”. Di fatti, tornando nei panni dei personaggi che hanno definito i grandi capitoli di Grand Theft Auto, abbiamo riscoperto i contesti culturali in cui Rockstar Games aveva iniziato a gettarci. GTA III, GTA Vice City, GTA San Andreas, tutti questi titoli sapevano già immergerci in società parodizzate, ma reminiscenti di una cultura lontana e differente, sì, ma profondamente reale e tangibile, ancora oggi.

Da qui arriviamo al terzo pilastro, che riguarda proprio la rivalutazione dei tre titoli. GTA The Trilogy ci offre così la possibilità di rielaborare mentalmente ed emotivamente i capitoli d’oro del franchise, cosa che rende la collezione perfetta per tutti, che siano giocatori storici che si scrivevano i trucchi su un pezzo di carta, sia per coloro che hanno solo sentito parlare di quanto fossero maestosi GTA III, Vice City e San Andreas.

Infine, è anche bene ribadire che è importante che questi tre titoli possano essere giocati oggi sulle piattaforme più moderne, sia perché tutti devono poterli provare ma soprattutto per via dell’essenzialità della conservazione storica. Di fatti, prima li potevamo giocare soltanto su PC, con San Andreas presente anche in retrocompatibilità sul PlayStation Store, ma adesso anche gli utenti Xbox e Switch possono tenere sulle proprie console queste opere storiche.

Nel complesso, GTA The Trilogy mantiene comunque l’animo dei capitoli originali, perché nasce da radici estremamente solide, stratificate come pochissime altre serie storiche. Si tratta di uno strano paradosso, ma è anche questo che rende unica la critica videoludica: non guardate il voto finale, se siete cresciuti a pane, nutella e il foglio A4 stampato con i trucchi di San Andreas. Perché se siete tra quelle persone, avete già la risposta ai vostri dubbi.

The Review

5.7
Grand Theft Auto: The Trilogy - The Definitive Edition

Conclusione

Grand Theft Auto: The Trilogy - The Definitive Edition è una riedizione necessaria, doverosa, ma il pessimo processo di remaster non è stato effettuato come dovuto. Sono davvero poche le migliorie grafiche degne di tre dei capitoli della serie più importanti della storia videoludica, con tante altre che semplicemente non funzionano. Tuttavia, il risultato complessivo non è pessimo come molti affermano e senza dubbio resta un modo fantastico per riscoprire dei giochi senza tempo e con cui passeremo ancora tantissime ore.
El Camino

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