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Giù per il tubo

Giù Per Il Tubo: quando la stop motion incontra la computer grafica

Giù Per Il Tubo è uno dei titolo d’animazione nati dalla collaborazione, più che rigogliosa, tra Dreamworks Animation e Aardman Animations. La pellicola, uscita ormai nel lontano 2006, racconta la storia del topo Roddy St. James, un roditore benestante, viziato dalla sua padroncina nella sua casa enorme a Kensington. Quando viene lasciato solo a casa per qualche giorno, è convinto di potersi godere le proprie comodità senza alcun problema, felice di avere del tempo da spendere in solitudine tra lo sfarzo della casa arredata dai suoi padroni umani. Sfortunatamente sarà cacciato dal suo “paradiso terrestre” venendo scaricato nelle fogne della città, un luogo bel lontano dalla sua dolce e familiare dimora. Non avendo mai avuto la sfortuna di visitare un luogo come quello, pieno di creature e di ratti di ogni genere, Roddy cade nello sconforto più totale. Il suo unico obbiettivo diventa ritornare nel caldo letto di casa propria, ma l’unica speranza è la tosta e determinata Rita, capitano di una nave un po’ malandata. Da questo breve ma incisivo sunto della trama di Giù Per Il Tubo, avrete già vagamente capito quanto questa pellicola d’animazione possa riservare situazioni divertenti e imbarazzanti.

Proprio su questa trama avviene il lavoro tecnico da parte di Dreamwork Animation e Aardman Animations: della prima azienda spicca l’utilizzo, fondamentale per la pellicola, della computer graphic e della seconda l’utilizzo della sua rinomata stop motion. In buona sostanza è film è caratterizzato dal connubio di due scelte tecniche ben diverse che unite hanno permesso di realizzare Giù Per Il Tubo. Per quanto l’utilizzo della stop motion fosse già ben conosciuto da parte di Aardman Animations, e avesse “mostrato i denti” nella sua abilità con i titoli precedenti, ambientare questa storia in un luogo pieno d’acqua richiedeva l’utilizzo necessario della CG. Osserviamo più da vicino le scelte di queste due imponenti aziende e scopriamo la bellezza di un titolo d’animazione divertente e leggero come questo.

Giù Per Il Tubo: ecco perché questa particolare scelta

Come abbiamo già detto Aardman Animations era già molto ferrata per quanto riguarda la stop motion ma, sia per velocizzare i tempi di produzione, sia perché l’ambientazione della pellicola sarebbe stata quasi impossibile da gestire completamente senza CG, l’idea divenne sfruttare la competenza di Dreamworks per semplificare il processo. Chiaramente se da una parte era fondamentale stringere le tempistiche della produzione, dall’altra era importante non snaturare l’opera della casa britannica, e su questo c’era ben poco da discutere. Mantenere lo stile e il design rimase fin dall’inizio una delle prerogative di Giù Per Il Tubo. Per capire più da vicino come venne svolto questo lavoro, insolito per l’epoca ma in effetti molto efficiente, possiamo andare a considerare alcune delle dichiarazioni dell’animatore Dug Calder che ha spesso evidenziato l’enorme fatica di riuscire a dare al progetto lo stile che si stava cerando, andando ad utilizzare due tecniche tanto diverse.

Al tempo di Giù Per Il Tubo anche Calder era nuovo nell’ambiente computer graphic e ha ammesso più volte che gestire i design e le animazioni (completamente ideate dal gruppo Aardman), ma attraverso gli strumenti grafici di Dreamworks, non fu affatto una passeggiata. Chiunque ci lavorasse trovava molto difficile seguire quello stile attraverso un prodecidmento così diverso. Proprio per questo motivo molti dell’azienda britannica, per volere della Dreamworks stessa, finirono a lavorare maggiormente a questo progetto, seppur fossero meno pratici degli animatori esperti di questa tecnica; perché conoscevano in maniera minuziosa il modo in cui i personaggi si sarebbero dovuti muovere, le espressioni che avrebbero dovuto fare e tutto il resto. Rendere il computer capace di riprodurre quello che precedentemente era stato fatto in modo opposto, fu una vera e propria sfida, considerando che stiamo parlando sempre del lontano 2006. In sostanza il lavoro divenne: riprodurre il prodotto che si voleva ottenere attraverso dei mezzi meno conosciuti; di conseguenza si dovettero adattare mano a mano che il pc imponeva scelte stilistiche diverse da quelle che si richiedevano.

 

Le parole di Dug Calder

Dug Calder ha inoltre spiegato che la difficoltà di gestire un computer al posto della stop motion, almeno per lui, si trovava proprio nel non poter seguire gli step metodici a cui era così profondamente abituato. Prendendo in considerazione le stesse parole dell’animatore, il computer cercava di semplificare il lavoro, spesso “riempiendo dei buchi” che non erano quelli giusti e costringendo a ritornare indietro per fare in modo di che il risultato fosse quello richiesto. D’altra parte era innegabile allora, come lo è oggi, che lavorare con uno strumento del genere permette una flessibilità maggiore: si può tornare indietro e cambiare le cose in un tempo molto più limitato, il che è un enorme vantaggio all’interno di una produzione importante, soprattutto se si vuole tentare di osare o sperimentare un po’ di più. In CG quasi tutto può essere cambiato, anche se si è nel mezzo del processo. Con la stop motion è tutto il contrario: una volta che il lavoro è stato fatto non si può più aggiustare in un momento successivo.

Tra pregi e difetti, il lavoro per Giù Per Il Tubo è stato sicuramente intenso, un’esperienza fondamentale anche per molte pellicole d’animazione successive, pronte a sperimentare da un punto di vista tecnico. Il risultato finale per questo film è stato veramente di buona qualità, la firma Aardman si vede tutt’ora, spicca in modo assolutamente piacevole pur notandosi una tecnica differente rispetto ad altre opere passate. Tra innovazione e una trama veramente interessante e scorrevole, vi consigliamo di recuperare il lungometraggio o, altrimenti, di vederlo da una nuova prospettiva.

 

El Camino

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