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Ghostbusters: Legacy

Ghostbusters: Legacy, un abbraccio di nostalgia

Non è una sorpresa per nessuno che Hollywood usi la nostalgia come esca. Questa logica di mercato del riciclaggio per il profitto non è nuova, nemmeno negli ultimi anni, anche se è giusto che la corsa a far rivivere le saghe abbia preso piede. Tuttavia, ci sono modi migliori di altri per fare appello all’affetto del pubblico per le puntate passate, e Ghostbusters: Legacy riesce a farlo nel modo in cui fa tesoro degli elementi più caratteristici del film originale e di una gamma di personaggi il cui senso dell’umorismo è equilibrato.

Essere scettici nei confronti di un sequel diretto di questo classico degli anni ’80 non sarebbe infondato, ma è una piacevole sorpresa che, mentre mira a compiacere i fan di un tempo, il film di Reitman si sforza di mantenere la verve che ha reso l’originale così riconoscibile, ma imposta anche un’ambientazione e dei personaggi completamente nuovi, che sembrano un passo avanti piuttosto che uno sguardo indietro nello specchietto retrovisore.

Originariamente, il film doveva uscire nell’estate del 2020, ma come molte altre produzioni è stato ritardato più volte, facendo sì che i fan iniziassero a perdere speranze. Nonostante alcuni fossero scettici anche solo per la scelta di riportare in vita un franchise del genere, l’operazione si è subito mostrata in tutta la sua freschezza. Dopotutto questo film è diretto da Jason Reitman, il figlio del regista dei primi due film, un dato di fatto che insieme alle sue nomination agli Oscar può far convincere che Ghostbusters sia andato in buone mani, visto che la sceneggiatura è anche co-scritta con Gil Kenan.

Ghostbusters: Legacy, l’unione fa la forza

Per iniziare la recensione di Ghostbusters: Legacy va notato che il film ha come protagonisti Carrie Coon, Finn Wolfhard, Mckenna Grace e Paul Rudd nei panni di una nuova generazione pronta ad affrontare sfide soprannaturali. Ma per tutti coloro che sono fan dei primi due classici Ghostbusters ci sono buone notizie, come Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Sigourney Weaver e Annie Potts a riprendere i loro ruoli dai film originali e non solo come un cameo.

Ghostbusters: Legacy è a tutti gli effetti il sequel dei primi due film, 1984 e 1989, ambientato trent’anni dopo gli eventi del secondo, e ora in questo nuovo capitolo una madre single e i suoi due figli si trasferiscono in una piccola città dell’Oklahoma per scoprire il loro legame con gli originali acchiappafantasmi e l’eredità segreta del nonno. L’umorismo è parte integrante della saga, anche se a volte sembra troppo semplice; i riferimenti ai primi film sono sempre benvenuti, soprattutto con l’equipaggio originale, che certamente ha ancora il tocco caratteristico.

Ghostbusters: Legacy

Questa giocosità permette a Ghostbusters: Legacy di evitare di cadere in momenti smielati o sdolcinati, e gli impedisce di essere totalmente cinico di fronte agli elementi più improbabili della trama. Questo equilibrio è un merito di Reitman, poiché bisogna avere una chiara visione dei tempi per sapere quando è il momento di usare quale tipo di umorismo. L’altro vantaggio è che, avendo una gamma di generi, è più facile per il pubblico godersi la storia.

Tematicamente, il film è coerente con questo senso di ricerca onesta di riconnettersi con il passato, piuttosto che fare semplicemente riferimento ad esso. Questo è meglio esemplificato dall’arco narrativo di Phoebe, che scopre, come suo nonno, di avere una passione per la scienza. Il legame che si crea in questa somiglianza tra i due è l’unico modo per la piccola protagonista di concludere il lavoro iniziato dal nonno, trovando la sua identità e salvando la città. Più tardi, e di nuovo senza rovinare nessuna sorpresa, il passato risponde a quella chiamata per guidarla.

“Cade con forza nella trappola di fare così tanti riferimenti all’originale che si dimentica di darci qualcosa di realmente nuovo”

La prima metà di Ghostbusters: Legacy è la più imponente, poiché Reitman si prende il suo tempo per sviluppare i personaggi con molto umorismo ed emozione, anche perché il film di base si presenta come una commedia. Una volta che il pubblico si è affezionato a loro, inizia la parte più debole del film, in quanto la sceneggiatura cade con forza nella trappola di fare così tanti riferimenti all’originale che si dimentica di darci qualcosa di realmente nuovo.

Ma in fondo, non importa. Il film è mirato ad un tipo specifico di spettatore che sta seduto sulla poltrona del cinema per potersi godere nuovamente un franchise che ha fatto storia. Consapevole delle sue debolezze, ci di diverte comunque tanto, si ride e questo è il modo migliore per godersi questa nuova storia. In fin dei conti Ghostbusters: Legacy è come un caro amico d’infanzia che non sembra essere cambiato molto, con cui ricordare i ricordi del passato è sempre tanto piacevole.

Ghostbusters: Legacy

La sua grande abilità nel dare spazio e grande spessore ai personaggi è uno dei punti di forza del film. La storia è marginale, un motore di fondo usato solo per muovere i personaggi in direzioni precise al fine di lasciargli esprimere le loro storie e le loro emozioni. I personaggi infatti sono il fulcro di tutto, la loro crescita psicologica e emotiva è gestita in modo superlativo.

Non è solo, però, un merito di scrittura e regia. Il cast sembra nato per questi ruoli, partendo dalla giovanissima Mckenna Grace che ruba la scena a tutti con la sua Phoebe Spengler, una giovane ragazzina appassionata di scienza che porta con sé tutti i tratti del nonno Egon. Così come tutti gli altri componenti del cast, che completano così un gruppo di personaggi ognuno con le sue peculiarità e sfaccettature.

Limiti creativi 

Le criticità che si possono sollevare sono davvero limitate a pochi dettagli relativi. Ci sono un paio di dettagli che non convincono, principalmente la colonna sonora che oltre a non essere particolarmente memorabile a tratti risulta invasiva coprendo troppo i suoni iconici come le sirene della Ecto-1, e l’eccessiva velocità della narrazione tra primo e secondo atto.

Lasciare magari un po’ più di spazio alla narrazione dei personaggi, vedendo quanto son ben studiati, non sarebbe per nulla dispiaciuto anche se così la durata si sarebbe allungata forse un po’ troppo. Per tutto il resto funziona e va bene così com’è. La regia di Reitman è ben strutturata e nella prima parte dà ben risalto ai dettagli e alle emozioni. Anche la parte più action è avvincente e dinamica, i giovani attori sembrano avere tutte le carte per essere ottimi Ghostbusters già a questa età.

Ghostbusters: Legacy

Non che Ghostbusters: Legacy sia rivoluzionario, ma si distingue da molti altri tentativi di ricostruire saghe in quanto è attento a stare in piedi come una propria storia senza calpestare l’essenza dei suoi predecessori. Se un fantasma viene catturato in questo sequel, è lo spirito dell’originale, e in questo senso il film è un Ghostbusters a tutti gli effetti. Restate nei paraggi fino alla fine se siete appassionati del film del 1984, perché ci sono due scene post-credits che non vorrete perdere.

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The Review

7.5
7.5
Ghostbusters: Legacy

Conclusione

Questo nuovo terzo capitolo riporta in vita quello che è stato un franchise importantissimo nel cinema degli anni '80 e lo fa in una nuovissima versione che mantiene ben saldi gli elementi più tradizionali. I fan si aspettavano esattamente questo, rivivere delle emozioni passate nel presente, con elementi nuovi ed una regia ben solida. Un passaggio di testimone certificato Reitman.
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