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Galline in fuga: il cult dell’animazione in stop motion

La storia del cinema d’animazione è segnata da molti titoli che fanno parte della sua facciata oscura, quella caratterizzata dalla tecnica del passo uno, più comunemente detta stop motion. Molti registi, servendosi di quest’ultima, sono riusciti, nel corso degli anni, a dar una forma concreta agli incubi e alle ossessioni che pervadevano la loro anima, donando la vita a creature costruite con le loro stesse mani. I mostri che solitamente escono fuori da questo mondo animato, che si distacca notevolmente dall’ordinario, assumono sempre delle forme bizzarre di cui aver paura. Lo stop motion, però, è una tecnica che più di tutte è riuscita ad evolversi in maniera graduale avvicinandosi in tempi moderni ad una forma d’animazione più comunemente tradizionale.

Questa mutazione è iniziata subito dopo il Nightmare Before Christmas di Tim Burton, che ha il grandissimo pregio di aver riportato alla ribalta il nome di una tecnica che negli anni 90’ stava sempre più scomparendo. Burton, pur di mantenere intatta la vera natura dello stop motion, intrisa di morte e oscurità, andò contro i principi di Disney e riuscì nell’impresa di farselo produrre. Dal grande successo che ne derivò, molti produttori iniziarono ad affidare a registi alcuni film d’animazione da realizzare interamente in stop motion. Galline in Fuga (qui il trailer) è il film che segna negli anni 2000 la consacrazione più assoluta, diventando, con ben $224 834 564, il più grande incasso della storia del cinema dell’animazione.

Fuga

Una fuga a passo uno

Galline in fuga è un film prodotto da DreamWorks in collaborazione con Aardman Animations, fondato da Peter Lord e David Sproxton nel 1976. Fin da subito lo studio originario di Bristol si è indirizzato verso una animazione in claymation, con argilla e plastilina a disegnare i personaggi protagonisti delle loro strabilianti storie. In questo scenario, però, ad apportare il salto di qualità decisivo per far impennare il nome dello studio è stato un allora giovane Nick Park, ideatore della coppia britannica più famosa dello stop motion: Wallace & Gromit.

La loro storia, raccontata in vari cortometraggi, ha ricevuto Oscar e altri prestigiosissimi premi internazionali che hanno poi permesso di realizzare il sogno nel cassetto di Nick Park, ossia quello del primo lungometraggio Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro. Proprio lui, insieme a Peter Lord, nel 2000 scrive e dirige il cult Galline in Fuga, acclamato da critica e pubblico di tutto il mondo.

Al contrario, senza un uovo da cui nasce una gallina. non ci sarà una gallina per fare l’altro uovo da cui nascerà la gallina di cui parlavo fin dall’inizio!

La storia ruota attorno ad un gruppo di galline degli anni ’50 rinchiuse in un allevamento di campagna, costrette dalla mattina alla sera a produrre uova ininterrottamente. Il leader del gruppo è Gaia, una gallina molto astuta e intelligente che ogni giorno insieme alle sue compagne cerca invano di poter evadere dal “carcere” dove sono costrette a vivere. Un giorno arriva un evento del tutto inaspettato che porterà in loro un barlume di grande speranza, la possibilità di riuscire finalmente a scappare e vivere da galline libere.

Il soggetto scritto a quattro mani è semplice e ben congeniale, privo di momenti di stallo. Il ritmo di Galline in fuga è rapido, non c’è un attimo di tregua per lo spettatore che pian piano si immedesima nel desiderio di indipendenza che le galline reclamano. Il film altro non è che una splendida metafora del senso di oppressione, dei poteri forti che ti controllano senza lasciarti tregua. Ma è anche simbolo della perfidia umana il cui unico desiderio è quello di guadagnare soldi, non importa il modo in cui essi ci riescano.

L’allevamento inizia a diventare troppo stretto per le galline che vogliono andare incontro a sogni e felicità, ma che purtroppo sono recluse come in prigionia private di una vita senza comandi. Ecco che la fuga è il tesoro a cui aspirano, non sanno cosa le attende dall’altra parte del cancello, ma la certezza è che non ci sarà nessuno a soffocarle.

Fuga

Stop motion come strumento di animazione

Lo stop motion utilizzato dai due registi del mestiere è in claymation, una branchia che sfrutta la plastilina o l’argilla per poter lavorare la materia nel modo più malleabile possibile. Il vantaggio della claymation, in confronto alla puppet animation e cutout animation, sta nella possibilità di poter imprimere delle espressioni dei personaggi un effetto maggiormente ricercato. La mimica facciale, nelle galline in particolare, riesce ad essere molto realistica ed elastica donando quel qualcosa in più che l’animazione tradizionale o in 3D non riuscirà mai a trasmettere.

Set e personaggi sono fatti di viva materia che a volte rende il tutto molto semplice e poco dettagliato, ma questo riesce ad essere un punto di forza. Il lentissimo lavoro dello stop motion permette di dare l’illusione sullo schermo di un qualcosa che lo stesso regista muove per suo volere. Il risultato visivamente è sorprendente e riesce ad ammaliare lo spettatore che assiste con piacere a galline in fuga. Diretti da Aardman Animation, sono stati impiegati più di 80 collaboratori e vari tecnici esterni per un totale di oltre 2 anni di lavoro e quasi un milione di dollari ogni 2 minuti di pellicola. Questo è uno dei tanti motivi del perché ancora oggi i filmaker, nonostante lo stop motion venga usato anche per storie adatte ad ogni target di pubblico, siano restii ad intraprendere la scalata del passo uno.

“Sono galline, zuccone! A parte te sono le creature più stupide di questo pianeta! Non complottano, non cospirano… e non sono organizzate!“

Menzione in particolare anche per il reparto sonoro che è riuscito a trovare temi musicali che si adattano alla perfezione in ogni tipo di scena, da quella di tensione a quella avventuristica. Non a caso, infatti, Galline in fuga omaggia pellicole come La grande fuga di Steve McQueen e Indiana Jones di Steven Spielberg, in particolare nelle scene inziali dei tentativi di evasione e nella parte finale dentro il grande macchinario sforna pasticci.

Una storia coinvolgente che intrattiene molto nella sua semplicità, ma che riesce anche a criticare con forza la brutalità umana, soprattutto quella nei confronti degli animali.  Le galline ritratte da Nick Park e Peter Lord si distaccano dallo stereotipo comune che le avvicina alla stupidità, concedendo loro intelligenza e un cuore. Perché l’anima non manca mai a nessuno.

Fuga

Galline in fuga è il film in stop motion che è riuscito a scrivere una tappa indelebile per l’animazione post 2000, diventando un cult senza precedenti ancora oggi citato da tutti gli appassionati di cinema. La notizia che Netflix abbia fatto partire la pre-produzione del suo sequel, a distanza di 20 anni, rende felici tutti gli amanti di Gaia e della sua ciurma di galline. Un film energico, ritmato e fortemente genuino da non perdere.

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