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Freud's Bones

Freud’s Bones: l’intervista di MonkeyBit a Fortuna Imperatore

Di recente, abbiamo avuto la possibilità di parlare di Freud’s Bones, un indie sviluppato completamente da un team italiano a cura di Fortuna Imperatore. Oggi invece, vi riportiamo l’intervista di MonkeyBit alla creatrice di questa punta di diamante nostrana. Senza ulteriori indugi, andiamo a scoprire l’intervista!

Freud's Bones

Innanzitutto grazie mille per averci concesso questa intervista! Quali sono stati i primi passi del progetto? Come è stato possibile realizzarlo?

Ciao a tutti! Mi chiamo Fortuna, ho 28 anni,lavoro in una impresa di pulizie, sono laureata in psicologia e ho un master in filosofia…e sognavo di creare un videogioco da autodidatta. Due anni fa sono partita da zero, senza aiuti, con i soli soldi dei miei stipendi e ho lottato con le unghie per non crollare nella mediocrità che mi divorava a lavoro. Oggi su Kickstarter c’è il mio fedele alleato, l’uomo che ha illuminato le mie notti insonni e ispirato la mia auto-analisi: Sigmund Freud. Freud’s Bones – The Game è il primo videogioco sulla psicoanalisi: il giocatore, nei panni di un demone interiore, scaverà dentro la mente labirintica di Freud per scoprirne le crisi, i desideri, le ossessioni.

Quando una persona gioca a Freud’s Bones, qual è il messaggio che vuoi sia trasmesso?

La capacità di ascoltare superando i limiti culturali. Freud ha sopportato l’esilio dalla comunità scientifica  perché è stato il primo a credere che alla base dei sintomi delle donne isteriche ci fossero dei motivi reali, delle verità taciute, dei dolori esistenziali soffocati. Nella mia vita ho sperimentato il ruolo di Freud, nelle mie relazioni personali ho ricoperto il ruolo di confessore e specchio, arma e abbraccio, perché come lui io non so dare amore e aiuto senza essere violenta. Questo mi lega a lui. Inoltre come lui anche io, per la mia natura, ho sopportato ghettizzazione, rifiuto, allontanamento. Ogni ruolo che scegliamo di interpretare porta in sé la sua tortura: per un ascoltatore è il silenzio dei suoi sentimenti per dar spazio all’altro di esprimersi.

Da Freud’s Bones traspare la passione che c’è dietro questo progetto: come è nata l’idea dietro ad esso? Com’è iniziato?

Dopo la laurea in psicologia durante la cui premiazione non ho provato una sola singola emozione, tanta era la delusione di quel percorso, la distanza tra la realtà e i film americani pieni di discorsi motivazionali e professori incoraggianti, mi sono persa di nuovo. Un giorno, giocando a Far Cry Primal, titolo Ubisoft che narra le vicende di una tribù del Mesozoico, mi ha folgorato l’idea di studiare Antropologia per diventare una consulente per lo sviluppo di giochi di carattere culturale e umanistico. Ho conseguito un Master in Filosofia e antropologia esistenziale e ho scritto una tesi sull’Autopoiesi al tempo dell’era digitale. Ho approfondito la riflessione sulla fusione delle due grandi passioni che mi animano, la filosofia e i videogiochi, e ho capito che non ero la sola a vivere esperienze capitali attraverso un PC o una console: esisteva un nuovo locus filosofico che fuoriesce dalle accademie e dai ristretti circoli intellettuali ed approda, finalmente, ad uno sterminato popolo interconnesso nell’etere che vanta oltre 2,2 miliardi di membri – che esperisce simultaneamente il modus vivendi di Hegel e la concezione della libertà kantiana; che comprende profondamente l’ineluttabile peso dell’Aut-Aut kierkegaardiano quando viene chiamato a prendere scelte di capitale importanza a livello narrativo; che assume a piccole dosi i postulati etici di Spinoza e de-costruisce compulsivamente la realtà come diceva Derrida; che in un moto paradossale conosce il distopismo di Chomsky ed Huxley tramite lo stesso medium tanto criticato; un popolo invisibile che ha preso possesso di un’area immateriale della comunità umana – la rete – e ivi ha prodotto un nuovo senso estetico, etico, una nuova mitologia, un nuovo sistema valoriale, nuovi antagonismi, nuovi credo; un popolo che, infine, sotto l’egida della stigmatizzazione del mondo post-fordista che lo ritiene una inetta fetta di umanità senza scopo alcuno, è cresciuto esponenzialmente implementando membri di ogni classe sociale, razza, orientamento sessuale, generando una vera educazione sentimentale e cognitiva.

Hai lavorato da sola al gioco oppure hai altre persone ad aiutarti?

Ho assunto una illustratrice, Giulia Sabatini, e un aiuto programmatore, Stefano Rossitto: ho investito tutto per questo progetto.

Hai preso ispirazione da qualcosa o da qualche altra opera per crearlo? Oppure è stata una tua idea nata da zero?

Non è ispirato a nulla, è totalmente frutto della mia intuizione e creatività. Ho visto un documentario su Freud, ho seguito un’intuizione folle ma concreta. Ho scritto sceneggiatura, personaggi, meccaniche e struttura. Ho provato a creare una rottura della quarta parete sperando di dar vita ad un prodotto originale!

Quali sono i tuoi giochi preferiti? E quali sono quelli a cui stai giocando adesso? 

In generale è una domanda complessa! Il primo che mi viene in mente è Red Dead Redemption 2, Detroit Become Human, Life is strange, The Last of Us II e Far Cry 4 e 5.

Qualche idea sul futuro? Come ti vedi tra qualche anno? Ti piacerebbe continuare a sviluppare videogiochi, magari sotto la bandiera di una tua software house?

Spero di dar vita ad una serie sui personaggi storici più importanti e influenti. Vorrei dar vita ad una branca nuova dei serious games, ribaltando e piegando un po’ le classiche meccaniche.
Ringraziamo di nuovo Fortuna per averci concesso questa intervista. Il suo progetto è qualcosa di estremamente interessante che non vediamo l’ora di provare dall’inizio alla fine. Intanto, se volete supportarla, vi lasciamo alla pagina Kickstarter del titolo, oltre che alla pagina Facebook ufficiale. Invece, restate su MonkeyBit per avere altre fantastiche novità ed interviste interessanti!
El Camino

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