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Demon's Souls

Focus On: dov’è l’innovazione nell’esperienza della next-gen?

Partiamo con le dovute premesse dicendo che tutto quello che ci sarà scritto sarà una mia totale responsabilità. In questo nostro spazietto possiamo parlare di tutto quello che ci pare e oggi vorrei centrare il focus sull’idea di next-gen. Nonostante l’argomento sia molto attuale, dato che ci stiamo affacciando alla presunta nona generazione, partiamo come al solito con qualche cenno storico, cercando di capire come questa distinzione abbia avuto inizio.

Next-gen

Dalla prima alla terza generazione

Correva l’anno 1972 e nelle case di migliaia di famiglie approcciò il Magnavox Odissey. Le persone non erano abituate a vedere un gadget del genere quando l’intrattenimento casalingo si sviluppava su ben’altro, come i classici giochi da tavolo. Questo arrivo sconvolse tutti dato che dava la possibilità di portarsi in casa un gioco che prima bisognava cercare. Vista adesso quello che ci troviamo davanti è solamente un relitto ma a livello di rilevanza storica ci ha fornito molto. Il tutto inoltre è stato anche avveniristico per l’introduzione del primissimo concetto di cartucce intercambiabili. Ebbene sì ragazzi, immaginate un bambino di 10 anni che si ritrova in casa non solo il classico Pong, ma una carrellata di 28 giochi con il quale svagarsi nei momenti di pura noia. Abbiamo parlato di questa particolare innovazione per arrivare alla seconda storica generazione di videogiochi, che iniziò ben 4 anni dopo.

Qui non stiamo più parlando di qualche clone di pong, bensì di vere e proprie macchine in grado di concretizzare la fantasia di tantissime persone. Un titolo come Pitfall o il classicissimo Pac-Man ai tempi erano vere e proprie perle in grado di far urlare al miracolo. Il cambiamento inoltre è stato incredibile facendoci passare da linee bianche e fogli di acetato sul televisore a vere e proprie grafiche all’interno del gioco. Ai tempi si è sperimentato a dismisura per provare a migliorare l’esperienza di gioco e tutti ci mettevano del loro, almeno fino al 1983, quando una certa Nintendo ribaltò tutto il mercato.

Next-gen

Quello amici era l’anno del Nintendo Entertainment Sistem, che forse conoscerete come NES, la console che marcò nella maniera più prepotente della storia la nascita di una nuova generazione. Mai come in quel momento i giochi erano tecnicamente perfetti. Il tutto era dotato di fluidità, grafica da urlo e coloratissima, colonne sonore che ancora oggi ci riascoltiamo e sopratutto un parco giochi fuori da ogni logica.

Le più folli next-gen

Il senso di questo recap non è quello di annoiarvi a morte, bensì di farvi capire cos’è realmente un cambio di generazione. Il compito di svolgere questo atto è molto duro, ma nel passato come hanno fatto? Se guardate su Wikipedia i motivi dei cambi generazionali sono su base tecnologica ma io preferisco pensarla in un altro modo. Un’era videoludica inizia solo quando il prodotto in sé cambia completamente definizione, diventando un qualcosa di più. Vediamo subito l’esempio più facile di tutti, PlayStation 2.

Nel 1999 non solo non avremmo mai sognato di avere un’esperienza così dettagliata a livello tecnico ma non immaginavamo neanche lontanamente di vivere avventure del calibro di Metal Gear Solid 3 o Final Fantasy X. Il tutto veniva condito da un’accessibilità mai vista prima e da una forma di intrattenimento che si staccava dal semplice gioco e diventava qualcosa di più. La possibilità di inserire filmati dettagliati non solo permetteva di aggiungere spessore al titolo ma anche di rapire i giocatori più casual. Quei momenti erano davvero impressionanti e non si riusciva a vedere di meglio a livello videoludico, tutti giocavano ed erano contenti.

La next-gen dei giorni nostri

Ora come ora ci troviamo nell’ottava generazione di console e quello che abbiamo tra le mani spruzza innovazione da tutti i pori, partendo da una console modulare, come la Switch, a macchine all-in-one come PlayStation 4 e Xbox One. Ora come ora l’onere di elevare il mondo videoludico lo possiedono davvero in pochi ed entrare in una nuova generazione è un compito tanto arduo quanto visionario. Quella che però sembra non essere ancora molto chiara è la storia che ci ha fatto vedere in cosa consiste una vera next-gen. La grafica migliore e il ray-tracing non bastano da soli per farci fare un salto in avanti.

Quello di cui abbiamo bisogno ora è di un vero e proprio cambio di direzione che non richiede neppure un grande sforzo per essere trovato. Vedere nel 2020 le più grandi case videoludiche fare conferenze di ore parlando solo di questa benedetta grafica, a parer mio, toglie valore a tutto quello che è stato l’evoluzione di questa arte. Non è possibile non vedere nuovi supporti per la realtà virtuale, come non è possibile non vedere sensori di movimento più precisi. Per molti sicuramente non sarà così, viste le carrellate di pre-order, ma voglio chiedervi una cosa, che emozione proverete quando impugnerete quel pad? Sicuramente ci saranno dei titoli fantastici ma non vi rendete conto che tutto quello che state facendo lo fate già da da sette anni ?

Valve si è esposta creando quel capolavoro di Half-Life: Alyx, cercando di far vedere a tutti che è quello il vero futuro del gaming. L’unica casa che ha rischiato si è mossa su una piattaforma che non è neppure incentrata completamente sui videogiochi, rendiamoci conto. Questo è quello che a parer mio andrebbe fatto, trovare nuovi modi per interagire con un prodotto, per viverlo in modo più profondo. Sono perfettamente conscio di essere completamente impopolare scrivendo queste parole ma la critica è rivolta verso un mondo che io amo alla follia e che, come un figlio, vorrei tanto continuasse a crescere.

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