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Enough

Enough: uno nuovo sguardo rivolto al corto

In questo articolo della rubrica volgeremo un nuovo sguardo verso questo straordinario corto, capace di trasmettere sensazioni diverse in base a chi lo ammira. Enough è un cortometraggio scritto e diretto da Anna Mantzaris, una giovane promettente svedese che si sta facendo strada nell’emblematico, quanto arduo, mondo dell’animazione a passo uno. Questa artista si era già fatta notare per il suo primissimo lavoro d’esordio But milk is important, una storia che mescolava atmosfere grottesche ad un sano black humour. Quest’ultimo fu vincitore di numerosissimi premi festivalieri, accolto dal piccolo pubblico come una autentica rivelazione, che avrebbe certamente dato il via ad una carriera che sembrava dover restare ancorata a questo mondo in miniatura che tanto caratterizza la nobile arte dello stop motion. Non è un caso che il nome di Anna Mantzaris ha continuato ad essere chiacchierato , in particolare perché vincitrice di oltre 50 premi internazionali, tra cui European Animation Awards, Vimeo Best of the Year e Walt Disney and Audience Award all’Ottawa International Animation Festival.

Molto spesso lo spettatore medio di oggi, abituato a produzioni a larghissimo budget e fruitore di film provenienti direttamente dalle migliori piattaforme streaming, non tiene in considerazione che al di fuori del dorato mondo di Hollywood ci sono anche talentuosi artisti in grado di poter creare storie dal grande significato, capaci di toccare le corde dell’anima. Questi prodotti sono minuti, a volte quasi sconosciuti, ma in realtà nella loro piccola dimensione racchiudono un valore ancor più ampio di qualsiasi blockbuster capace di ottenere guadagni esorbitanti.

Ogni continente del mondo ha i suoi strati sociali più bassi, quelli emarginati dalle attenzioni della massa, ma allo stesso tempo spinti da quel fuoco che li motiva, spesso dimenticato dai più adagiati che si accontentano di guadagnare e far muovere penne e macchine da presa come robot telecomandati. Ecco, Anna Mantzaris si è costruita la sua strada tra gli emarginati, arrivando perfino a lavorare a progetti immensi come la realizzazione de L’isola dei cani del maestro Wes Anderson. (Qui il link dove si parla del film di Wes Anderson).

Enought

La voglia di esplodere

La premessa antecedentemente scritta è servita in particolare per spiegare ancor meglio tutto ciò che si nasconde dietro le righe di un cortometraggio apparentemente privo di forza. Quello racchiuso in Enought è un unico comune denominatore che lega 12 piccolissime storie, della durata di pochi secondi. In totale l’opera si estende in quelli che sono 2 minuti e 20 secondi, costruita dal susseguirsi di una carrellata di piccole storie dal profondo significato. Lo spettatore si trova catapultato in una fila per il prelievo di contanti, in uno dei classici sportelli offerti al cittadino, dove un anziano signore in coda alla fila improvvisamente poggia la testa sulla folta chioma dell’uomo avanti a lui. Questa è solamente la prima scena tra le tante che riesce pienamente ad urlare tutto quello che l’autrice vuole comunicare. Ci si ritrova sempre faccia a faccia con una realtà chiusa, opprimente e soffocante. Almeno una volta nella vita ognuno di noi dentro la propria mente avrà avuto il desiderio di poter fare qualcosa di anomalo, non comune a quello che ci si aspetterebbe da una determinata situazione.

I personaggi in questo cortometraggio decidono di far esplodere la loro parte più nascosta, quella conosciuta solo da loro stessi e che sempre hanno desiderato di mostrare senza alcuna titubanza. Piccoli gesti, a volte caratterizzati da una certa anima folle, che rappresentano il più grande traguardo dell’uomo. Quello della libertà, una parola sconosciuta ma pur sempre rimasta l’ambizione più ricercata. Eppure in Enough non vi è solo questo, c’è anche un sentimento di rabbia che cerchiamo di trattenere, ma che allo stesso tempo vorremmo poter far uscire per sentirci meglio. Basta quindi un singolo istante, un attimo che fa arrivare alla consapevolezza di voler vivere come si vuole, facendo uscire tutto quello che si sente dentro, belli o brutti che questi pensieri siano. Alcune scenette potrebbero far storcere l’occhio, altre invece risulteranno più affini e condivisibili. Tutte riescono a far pensare, riflettere e anche a domandarsi con stupore: ma questo una volta non ho pensato di farlo anche io?

Enought

Lo stop motion dirige l’orchestra

Ad accrescere la bellezza di Enough è soprattutto lo stop motion che, come molto spesso accade, riesce ad arricchire il cuore del messaggio che si vuole far arrivare. Qui, mediante l’uso di una sapiente puppet animation, si comunica maggiormente quello stato di vita quotidiana che si vive in bilico tra l’ordinario e lo straordinario. Semplici bambolotti di pezza, dentro situazioni piuttosto comuni, si muovono in esemplari gesti. Guidando un auto, facendo una riunione, perdendo l’autobus e in tanti altri momenti lo stop motion fa da padrone all’intero cortometraggio. Affascina il fatto che una tecnica come quella del passo uno riesca sempre ad attirare l’attenzione di un occhio moderno che, nonostante sia abituato a grandi effetti speciali e digitali, arrivi ancora a provare bellezza verso l’aspetto più artigiano di quest’arte. Il lungo lavoro manuale viene ripagato senza dubbio, poiché c’è sempre da ricordare che pochi minuti vengono racchiusi in ore ed ore di lavoro pratico nell’animazione a passo uno.

Enought

“A posteriori, penso che la più grande ispirazione per realizzare Enough sia stata Londra, città in cui mi sono trasferita per un corso di studi al Royal College of Art. Londra è sempre così affollata, se penso anche alla metro tutte le mattine – è talmente piena che si avverte sempre una sorta di irritazione nell’aria – o alle persone vestite in abito da lavoro che sembrano sempre a disagio.”

Queste parole della stessa autrice riescono a racchiudere molto bene quello che è il significato di Enough. Godetevelo e domandatevi se mai avreste voluto effettivamente fare quello che i personaggi, così strani e bislacchi, fanno nel corso del corto!

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