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Enough

Enough: quando un corto in stop motion incontra l’esasperazione quotidiana

Bentornati nella nostra rubrica sulla splendida tecnica della stop motion; l’articolo di questa settimana è dedicato interamente a un cortometraggio di Anna Mantzaris, un’autrice svedese che lavora a Londra e che negli anni ha creato moltissimi short-film che hanno vinto in totale più di 60 award, a livello internazionale, tra cui Walt Disney Award e European Animation Award. Inoltre, tra i suoi grandi successi lavorativi, troviamo la partecipazione all’Isola dei Cani di Wes Anderson e numerosi interventi o veri e propri corsi tra le varie università di Londra, Barcellona e Stoccolma. L’opera su cui vogliamo focalizzarci oggi, intitolata Enough, è stata prodotta dalla Royal College of Art ed è del 2018.

Enough è interamente dedicato alla monotonia della quotidianità, alla sfiancante routine di tutti i “comuni mortali” che vivono tra supermercati, uffici, fermate dell’autobus, viaggi sui mezzi pubblici e molto altro. In una manciata di minuti questa piccola opera d’arte, con una stop motion tanto particolare quanto fluida, riesce a rappresentare perfettamente la tristezza di quei giorni grigi che rendono tutti un po’ apatici, incapaci di uscire dal circolo vizioso delle nostre abitudini. Ma tutto questo Anna Mantzaris lo rappresenta con un plot twist interessante.

 

Impazziamo? Ovvero la storia della ribellione alla monotonia

Partendo da alcune affermazioni dell’autrice, ragioniamo insieme sulla splendida idea, tecnica e narrativa, che viene racchiusa in Enough.

“Volevo che i protagonisti fossero personaggi tranquilli con cui simpatizzare, in contrasto con le loro azioni, che sono molto meno tranquille, volevo anche che sembrassero un po’ strani e apparissero a disagio, proprio come ci si sente in quel genere di situazioni sociali”.

I protagonisti di questo cortometraggio sono persone qualunque: lo stile un po’ esasperato dei singoli personaggi, tutti strampalati, con la faccia tondeggiante e con lineamenti simili fa loro, incarna perfettamente questo messaggio. Ogni figura sullo schermo siamo noi, almeno in parte. L’atmosfera grigia, minimal, profondamente asettica che viene rappresentata nel corto è soffocante fin da subito. Per questo sentiamo empatia immediatamente, con chiunque sulla scena. In un primo momento tutti sembrano lasciarsi trasportare dalla marea delle responsabilità della vita adulta e del “vivere civile” per come lo concepiamo. Come ben saprete, in ogni società ci sono delle regole culturali fondamentali per ogni individuo, normative che servono a costruire dei modelli sociali prestabiliti che diventano nostri per sempre e che ci guidano ogni giorno, dirigendoci verso ciò che il mondo in cui viviamo ritiene accettabile. Enough è chiaramente un’immagine perfetta del nostro pensiero occidentale, almeno in questo senso. Ma poi l’autrice ha deciso di dare una decisione ben precisa a questa opera: e se preferissimo perdere il controllo, a un certo punto?

All’improvviso i personaggi sulla scena escono dalla loro “maschera sociale” e rompono ogni regola, in modo profondamente divertente e, perché no, liberatorio. In parte è proprio quello che piacerebbe fare anche a noi nella realtà, in quelle giornate così opprimenti da abbattere la nostra l’anima.  Con una stop motion impeccabile, e direi anche indimenticabile, l’uomo che lavora in ufficio si mette a gridare, esce dalla stanza infuriato e calcia la propria macchina, in un parcheggio vuoto e desolato; la signora carica di spesa, che deve aspettare l’autobus prima di potersi sedere, se ne infischia di chi può guardarla male e si sdraia a terra stremata, imitata a sua volta da uno sconosciuto al suo fianco; una donna alla guida di una vettura si lancia dalla portiera, rimanendo illesa nel mezzo della strada. Insomma, Enough è un elogio, volutamente esagerato, alla voglia di rompere gli schemi sociali che ci imprigionano; è un grido furioso contro “le giornate tutte uguali”, che non lasciano nulla di memorabile. E a noi, questo messaggio tanto semplice quanto comico, è piaciuto veramente molto.

 

 

Lo stile di Anna Mantzaris – Enough ma non solo

Come avrete potuto comprendere dal paragrafo precedente, Anna Mantzaris ama profondamente questo insieme narrativo e stilistico, costantemente in bilico tra malinconia e ironia. Anche i suoi personaggi sono piuttosto caratteristici grazie a come sono stati ideati: sempre dall’aspetto piuttosto dolce, delicato, strambo ma “morbido” (essendo tutti fatti di lana) ma sempre inseriti in un mondo interessante e complesso. L’autrice adora moltissimo dare attenzione ai singoli, minuscoli movimenti, che rendono il lavoro finale veramente minuzioso e, come già accennato, fluido in un modo quasi surreale. I gesti eseguiti con braccia e gambe, gli sguardi, le piegature degli abiti, il vento tra i capelli sottili dei personaggi: tutto è pensato per essere preciso e per rapire l’occhio del pubblico che sta osservando.

Per quanto lo stile sia tutto fuorché reale, la realizzazione, nella sua natura così minuziosa, imita la realtà in modo quasi impeccabile. Anche in un mondo così profondamente spento come quello di Enough, in cui i colori sono poco presenti e quando ci sono sono visibili a malapena, l’animazione rende la visione entusiasmante e, in questo caso, più che esilarante. Non solo vi consigliamo di vedere il corto a cui abbiamo dedicato questo articolo, che vi rapirà immensamente, ma vi anticipiamo che dedicheremo altri pezzi alle creazioni di Anna Mantzaris, tra cui  Greenpeace, Honest Tea, Good Intentions, But Milk is Important e molti altri. La scelta dell’autrice di pubblicare tutto su Vimeo rende facilmente accessibile la sua arte in movimento, quindi, se non la conoscevate già, andate immediatamente a recuperare. Continuate a seguirci per nuovi articoli della nostra rubrica sulle opere più interessanti in stop motion e molto altro!

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