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Elegia americana 1

Elegia americana Recensione del film Netflix di Ron Howard

Elegia americana (Hillbilly Elegy) è un libro di memorie scritto nel 2016 da J.D. Vance che descrive un America fragile e allo sbando, un racconto familiare disastroso e drammatico che offre molti spunti di riflessione, mostrando una classe sociale che vive ai margini della società con le proprie regole e problemi, rappresentando un sistema chiuso all’interno del paese. Un’opera, quindi, che ha cambiato profondamente il tessuto politico e antropologico statunitense, messo a confronto con la dura realtà dei fatti: il sogno americano è sfumato e dalle sue ceneri sopravvivono comunità consumate dalla povertà e dal degrado, famiglie che non vengono minimamente considerate e calcolate nella macchina statale. Come accade spesso nel mondo dell’intrattenimento, un adattamento del romanzo è stato ritenuto necessario, considerando specialmente i tempi di crisi che stiamo toccando con mano ogni giorno.

Il risultato è il lungometraggio omonimo, diretto dal celebre premio Oscar Ron Howard (Apollo 13, A Beautiful Mind) che nell’ultima fase della sua carriera, ha trovato una sua dimensione cinematografica nella realizzazione di documentari (The Beatles: Eight Days a Week, Pavarotti) e anche questa pellicola, anche se non è propriamente del genere appena citato, riproduce su schermo una trama realistica e soprattutto ispirata a vicende accadute veramente, anche se raccontata dal mezzo filmico. La missione dell’autore, tra i cineasti più noti del panorama hollywoodiano, è stata quella di rappresentare una storia estremamente complessa e variegata, con un contenuto decisamente intenso e attuale. Per quanto l’occhio dietro la cinepresa sia di alto livello, il prodotto finale si è rivelato al di sotto delle aspettative, dando l’impressione di aver perso alcune tracce fondamentali lungo il percorso. Grazie a Netflix abbiamo visto il titolo e ci teniamo profondamente a sottolineare i vari passi falsi (ma anche le qualità, sia chiaro) di un progetto imperfetto sotto molti punti di vista, ma che racchiude dentro di sé anche delle perle invidiabili.

La disgregazione di una nazione

Il pubblico vive Elegia americana attraverso gli occhi del protagonista, J.D. (Gabriel Basso), un ex-marine e studente di giurisprudenza in cerca del lavoro dei propri sogni che si trova costretto a scontrarsi nuovamente con il suo passato famigliare, quando sua madre, Bev (Amy Adams), viene ricoverata per overdose. Tale avvenimento riporta indietro nel tempo il ragazzo, portandolo a ricordare la sua travagliata infanzia, fatta di violenze, soprusi, conflitti, tenuta in piedi, in un precario equilibrio, da sua nonna Mamaw (Glenn Close), che è riuscita a salvarlo da una vita pericolosa e precaria, indirizzandolo sulla retta via. In un continuo alternarsi tra passato e presente con dei salti temporali che partono dai ricordi di J.D., la trama prende forma, caricandosi di una moltitudine di messaggi e tematiche dalla notevole importanza sociale che purtroppo non riesce ad esprimersi al meglio.

Sì, perché il lungometraggio, se da un lato colpisce per le sue immagini morbose, drammatiche ed intense (frutto della pluridecennale esperienza di Ron Howard) al tempo stesso non è capace di gestire efficacemente le componenti più delicate e i contenuti maggiormente attuali. Tale debolezza è evidente sia nei passaggi narrativi veri e propri, che, durante i balzi cronologici tendono a frammentarsi eccessivamente, sia nell’effettiva organicità della pellicola, che purtroppo non riesce integralmente a veicolare una critica adeguata, quasi mancasse un collante interno tra gli avvenimenti e le effettive riflessioni conseguenti.

Elegia americana 2

Pur partendo da una solidità progettuale notevole, quindi, (e il romanzo è decisamente un base alquanto robusta in tal senso) l’adattamento non concretizza al meglio l’impianto tematico, risultando delle volte incompleto ed eccessivamente abbozzato in certe sequenze. La sceneggiatura confezionata da Vanessa Taylor (Divergent, La forma dell’acqua – The Shape of Water) è assolutamente lineare e priva di fronzoli ma il più grande problema non risiede tanto nel contenuto, ma nel come viene rappresentato. Difatti le fragilità del protagonista, la sua difficile e complicata relazione con i suoi famigliari e il suo passato burrascoso, appaiono fin troppo tratteggiati ed è evidente che l’elemento che pesa di più è una mancanza di approfondimento adeguato, che avrebbe sicuramente dato maggiore spessore non solo alla storia in sé, ma anche alla portata critica, fondante dell’intero film.

La regia di Ron Howard, per quanto riesca degnamente a presentare al pubblico un’America alternativa, disgregata dalla povertà e dai valori più umani, con un’attenzione documentaristica da manuale, è mancante di personalità, nella misura in cui è priva della sua carica energica che ha contraddistinto la sua intera carriera. Ciò non significa che l’occhio dietro la cinepresa sia totalmente fuori fuoco, ma si avverte una minore efficacia, specialmente nella costruzione dei rapporti tra i personaggi, che sono burrascosi, ma l’origine di tali problematiche è lasciata purtroppo alla deriva, bypassando in parte un’indagine introspettiva e psicologica che, anche qui, risulta solamente tracciata e non completata del tutto, come carente di alcuni pezzi importanti.

Elegia americana, al netto di tutto questo, è un lungometraggio che funziona solo a metà purtroppo: è perfetto nel presentare il problema, ma nella risoluzione incontra svariati ostacoli che non gli permettono di fare un balzo qualitativo tale da essere ritenuto un contenuto imprescindibile e memorabile. La mano di Howard si avverte, ma è indebolita da un concept forse più grande di lui, quasi come se non fosse riuscito a gestirlo pienamente in tutte le sue parti. Ciò detto, l’opera al suo interno ha dei veri e proprio gioielli che devono essere coltivati nel miglior modo possibile e valorizzati al meglio: ci stiamo riferendo alle interpretazioni del cast.

“Amy Adams e Glenn Close, due attrici fenomenali vincitrici di premi più disparati durante le loro rispettive carriere, sono le stelle che caratterizzano Elegia americana…”

 

Un dramma incarnato dalle star

Il celebre regista, se non è stato efficace pienamente nella gestione del contenuto di Elegia americana, ha condotto perfettamente il cast dietro la realizzazione, una punta di diamante di totale splendore, che riesce a sollevare di gran lunga il valore percepito della pellicola. Non giriamoci intorno: grazie alle performance attoriali di cui parleremo a breve, l’opera è riuscita ad un avere una rilevanza estremamente maggiore, che probabilmente non avrebbe ottenuto in mancanza di determinati elementi all’interno del cast artistico. Non dimentichiamoci, comunque, che tra i compiti degli autori non c’è solamente la completa costruzione dell’anima del lungometraggio, ma anche la direzione vera e propria dei talenti coinvolti. E in questo, Howard ha fatto scintille.

Non solo, quindi, ha coinvolto nomi importanti dello star system e li ha valorizzati su schermo, ma li ha coordinati con una sapienza e una dedizione che sono frutto di anni d’esperienza nel settore. Si parte quindi da una selezione oculata di determinati performer, per poi proseguire sull’accurata scelta di far pesare al cast l’intero progetto: un rischio che purtroppo non è stato ripagato del tutto, e ciò è piuttosto chiaro.

Elegia americana

Amy Adams e Glenn Close, due attrici fenomenali vincitrici di premi più disparati durante le loro rispettive carriere, sono le stelle che caratterizzano Elegia americana e ne prendono il pieno possesso, risultando gli elementi più significativi dietro al progetto. La Adams, nei panni della madre di J.D., Bev, è strepitosa, mostrandoci una fragilità di un personaggio totalmente oppresso e ossessionato dalla dipendenza: ciò deriva da un’infanzia degradante e anche se questo non la giustifica, lo spettatore comprende meglio la sua posizione. L’attrice costruisce quindi una figura molto complicata e sfaccettata e lo fa con una dedizione dignitosa e ammirevole, dando vita ad un’interpretazione non solo memorabile, ma anche frutto di un lavoro encomiabile di studio.

Glenn Close, invece, per certi versi porta in scena un personaggio che risulta essere opposto a quello di Bev, perché, a differenza della figlia, ha una carica di valori molto differente, con un peso specifico maggiore nella vita di J.D., conducendolo su un binario importante che ha contribuito alla sua professionalità nel presente. Mostruoso pensare quanto può essere complicato interpretare una nonna così energica e positiva per il protagonista, ma vincolata ad un passato molto discutibile e malsano, principale causa dello squilibrio di Bev. Anche qui, la star si è trovata a gestire un ruolo in bilico, ma l’ha fatto con un’eleganza e competenza di enorme valore, dimostrando ancora una volta il suo talento encomiabile, risultato di una carriera esplosiva. Entrambe bucano lo schermo, entrambe sono gigantesche, entrambe meritano di gran lunga la nomination agli Oscar 2021 tanto chiacchierata nelle ultime settimane che speriamo si concretizzi il prima possibile.

“Un’occasione mancata, frutto probabilmente di scarsa progettualità e di una frammentazione che ha reso il prodotto fin troppo fuori dagli standard ai quali ci aveva abituato il regista americano.”

Elegia americana è stato stroncato totalmente della critica statunitense che ho lo ha definito come “il peggior film di Ron Howard” oltre che un disastro annunciato. Ebbene, per quanto questa affermazione non sia così distante dalla realtà dei fatti, il lungometraggio non è completamente da buttare: per quanto la storia e i temi presentati non siano stati adeguatamente gestiti, la mano del celebre cineasta (anche se un po’ sottotono) è presente ed è anche suo il merito di aver gestito un cast strabiliante che porta il titolo su un altro piano. Glenn Close e Amy Adams si avvicinano, con tale pellicola, alla corsa degli Oscar, avendo anche il difficile compito di trainare il progetto. Ma ciò sarà sufficiente? Lo scopriremo il giorno del rilascio, il 24 novembre, quando la realizzazione sarà disponibile sulla piattaforma. Un’occasione mancata, frutto probabilmente di scarsa progettualità e di una frammentazione che ha reso il prodotto fin troppo fuori dagli standard ai quali ci aveva abituato il regista americano.

Elegia americana Recensione
6.2 / 10 VOTO
PRO
    - Ron Howard dirige con maestria il cast
    - Amy Adams e Glenn Close sono formidabili, con probabili nomination agli Oscar
CONTRO
    - Il progetto soffre di una frammentazione e incompiutezza eccessiva
    - La mancanza di organicità e approfondimento sono evidenti
    - La mano di Howard si vede, ma è sottotono
VOTO

 

 

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