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Dylan Dog

Dylan Dog: buon compleanno all’Indagatore dell’Incubo!

Dylan Dog è parte essenziale del fumetto italiano. No, Dylan Dog è molto di più. Chi vi scrive ha provato più volte a trovare le parole giuste per iniziare questo speciale, ma non credo esistano. Non ci sono termini adatti per descrivere l’importanza che il figlio di Tiziano Sclavi ha avuto e ha tuttora nell’universo fumettistico.

Il 26 settembre l’Indagatore dell’Incubo ha compiuto 35 anni. Un compleanno molto importante che merita il giusto festeggiamento. Per questo motivo, noi di MonkeyBit abbiamo deciso di rivivere insieme le origini di Dylan Dog raccontando qualche aneddoto interessante. Nulla di nuovo per i lettori di vecchia data, ma resta un ricordo sempre piacevole e perfetto per questa occasione.

Dylan Dog

Come doveva essere Dylan Dog?

Inizialmente il protagonista del nostro fumetto doveva essere completamente diverso dall’iconico personaggio che tutti conosciamo oggi. Dylan era un detective americano col nasone e la faccia buffa. Non aveva un assistente e, anche quando si decise di dargliene uno, la prima scelta fu un sosia di Marty Feldman (Igor in Frankenstein Jr). L’Indagatore dell’Incubo non aveva nemmeno un nome. Dylan Dog era un titolo che Tiziano Sclavi dava a tutti i suoi progetti prima che venissero pubblicati.

Dylan Dog

Illustrazione del 1985 di Angelo Stano

Come siamo arrivati al Dylan di oggi? Molto si deve al contributo di Sergio Bonelli che aiutò Sclavi con alcune modifiche. In America c’era già Martin Mystère (fate un salto qua), così venne spostato a Londra, luogo ideale per le venature horror del fumetto. Si decise di dargli una spalla comica per smorzare il clima che, altrimenti, sarebbe stato troppo cupo (come si vivrebbe senza Groucho?). Per il volto, invece, c’è un divertente aneddoto.

Claudio Villa disegna Rupert Everett

Tutto era pronto, ma le varie bozze di Claudio Villa non convincono Tiziano Sclavi e Sergio Bonelli, che hanno sempre da ridire sul volto dell’Indagatore dell’Incubo. Dopo giorni senza una soluzione, di colpo arriva l’ispirazione: Tiz chiama l’artista al telefono e gli dice di correre al cinema a vedere Another Country. Il film non ha nulla a che vedere con il nostro fumetto preferito, ma Rupert Everett è il Dylan Dog perfetto.

Dylan Dog

Alcune bozze di Claudio Villa

Così, nel buio della sala, Claudio Villa afferra la matita e abbozza Rupert Everett su un foglietto di carta. Sempre sotto consiglio di Sclavi lo renderà “meno delicato” per dargli un’aria più adulta e matura. Così nasce definitivamente Dylan Dog. Villa sarà copertinista ufficiale per i primi 41 numeri, ma è il grande Angelo Stano a disegnare le tavole scritte da Sclavi. Quest’ultimo, inoltre, continuerà il lavoro del collega illustrando le copertine dal numero 42 al 361.

Quanto Tiziano Scalvi c’è in Dylan Dog?

Dylan Dog è Tiziano Sclavi. Si tratta di una versione migliore dell’autore. Sclavi beve, fuma, è noto per la sua indole timida e introversa. Dylan, al contrario, è vegetariano, ex alcolista, non fumatore e ha un grande carisma (che gli porta a conquistare una ragazza diversa ogni volta). Anche il tipico look dell’Indagatore dell’incubo è lo stesso indossato da suo padre in giovane età.

Dylan Dog

Tiziano Sclavi

Anche le prime storie sono strettamente legate agli incubi reali dell’autore e alle sue passioni (pensate a capolavori come Johnny Freak). Ovviamente, a seguito del Ciclo della Meteora, tutto è cambiato. È chiaro quanto Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog dal 2013, si sia impegnato per mutare il personaggio e il suo mondo nel corso degli anni. Questo tipo di trasformazione non è stata apprezzata da molti lettori, ma, siamo onesti, è impossibile smettere di leggere questo fumetto: l’anima dell’Indagatore dell’Incubo sarà per sempre quella del suo creatore, non importa cosa cambi.

Il primo tentativo con Dellamorte Dellamore

Molte persone tendono a dimenticare (fate malissimo) la carriera da scrittore di Tiziano Sclavi. Nel 1983 scrisse un romanzo: Dellamorte Dellamore. Il protagonista era Francesco Dellamorte, il custode di un cimitero. A fargli compagnia c’è Gnaghi, un grottesco individuo che si esprime a versi. Il libro si trasformò presto nella sceneggiatura di un fumetto. Ad occuparsi dei disegni ci sarebbe dovuto essere sempre Claudio Villa, tuttavia il progetto venne accantonato.

Dylan Dog

Rupert Everett nei panni di Francesco Dellamorte

Dellamorte Dellamore vide la luce solo nel 1991 in forma cartacea e divenne un film nel 1994 (per conoscere tutte le trasposizioni cinematografiche di Dylan clicca qua). Ad interpretare Francesco Dellamorte venne chiamato Rupert Everett. È inutile evidenziare quanto Dylan Dog abbia preso da questo personaggio, diventandone un’evoluzione molto più approfondita. Tiziano Sclavi ha anche reso disponibile il download gratuito dell’opera per aiutare i lettori a distrarsi durante la prima quarantena. Nel caso in cui voleste leggerlo potete fare un salto qui.

Cosa è cambiato in 35 anni?

Dopo tutto questo tempo Dylan Dog è sempre uguale, eppure non rimane mai lo stesso. Ogni disegnatore ha il suo tratto e il proprio modo di caratterizzarlo, basti pensare a Corrado Roi e Giampiero Casertano, ma anche agli stessi Villa e Stano. Anche le storie variano di genere in genere, passando dall’horror al fantasy, aggiungendo sempre un po’ di grottesco e noir che non guasta mai. Una mutazione continua che è iniziata già col primo numero.

Dylan Dog

Insomma, gli anni passano e in ogni numero c’è un Dylan Dog diverso da quello precedente, eppure resta una costante per noi lettori. Anche in questo caso è difficile spiegare cosa si provi stringendo un suo albo tra le mani. È una sensazione che va vissuta in prima persona. Prima di salutarvi vi lasciamo l’ultimo link: lo speciale documentario rilasciato cinque anni fa in occasione del trentesimo anniversario. Cliccate qua per vederlo. Noi rinnoviamo gli auguri e vi diamo appuntamento al prossimo articolo.

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