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Dragon Quest: 35 anni di bellezza e passione

Nel lontano 1985, Yūji Horii riuscì a creare una delle saghe videoludiche più famose di sempre: Dragon Quest. Il gioco, inizialmente conosciuto come Dragon Warrior in America, ha introdotto il genere RPG in tutto il mondo, creando delle basi per lo sviluppo di titoli come Final Fantasy, Trials of Mana e molti, molti altri ancora. Horii sposò l’idea di un gioco di ruolo quando partecipò alla Mac World Exposition and Conference, notando la grande fama di videogiochi come Wizardry, una versione virtuale di Dungeons & Dragons. Il padre di Dragon quest quindi, decise di imbarcare questo progetto e di creare la sua versione di una storia fantasy, che butta il giocatore nei panni di un Eroe, inventando qualcosa di ancora più originale e coinvolgente di quanto lui potesse mai immaginare.

Dragon Quest ed il Famicom: come è nata la grande ascesa


Dragon QuestIl successo del videogioco non è dovuto solo al genio di Horii però, poiché il Famicom ha giocato un ruolo fondamentale per il franchise. Esso infatti, grazie anche all’amore che i fan provavano verso la console, ha trasformato in realtà l’idea di Yuji e della Enix, compagnia produttrice del leggendario JRPG, conosciuta adesso come Square Enix. Al giorno d’oggi, la normalità nel videogioco classico è una lore fitta di intrighi e misteri, azione, grafica esagerata e prestazioni incredibili. All’epoca però, nessun titolo possedeva una vera e propria storia.

Indovinate quindi quale fu l’opera che ha deciso di rivoluzionare tutto? Esatto, Dragon Quest è stato il primo videogioco con una vera e propria storia, contornata da missioni utili per fare esperienza e potenziare il vostro arsenale. Un canone stravolto, ad esempio, fu quello di salvare la principessa in una quest secondaria, e non come obiettivo finale del gioco.

La fama del videogioco quindi ha visto una crescita smisurata e senza limiti grazie anche al suo periodo storico. Il Famicon è stato un trampolino a dir poco perfetto per l’invenzione e le creature che Horii ha voluto inserire nel suo magico mondo fantasy.

Il vero precursore del genere JRPG


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Ebbene sì, Dragon Quest è a tutti gli effetti il precursore ufficiale di tutti i JRPG. Yuji Horii ha dato vita non solo ad una delle saghe più longeve e divertenti nella scena videoludica, ma anche all’amatissimo genere Japan Role Playing Game, ovvero JRPG. Da esso infatti, sono stati presi moltissimi elementi che possiamo ritrovare in alcuni titoli a noi estremamente più familiari, come Final Fantasy, Ni No Kuni o Xenoblade Chronicles.

Diventando un po’ il “padre” del genere videoludico, quindi, Dragon Quest ha rapito tutti grazie alla possibilità di costruire un proprio personaggio, personalizzando l’equipaggiamento ed immergendosi in un mondo fantasy con una storia mozzafiato: noi saremo l’Eroe, un prode guerriero alle prese con una missione di vitale importanza, assegnataci nientemeno che dal Re in persona. Il Dragonlord, infatti, ha rubato la Sfera della Luce e vuole catapultare il mondo nel buio e nella disperazione.

Il tesoro, donatogli da Erdrick il guerriero leggendario, ha un significato in tutti gli undici capitoli. In Dragon Quest XI infatti, vediamo come il nostro protagonista sia un discendente del guerriero che ha sconfitto il male, e porterà con se la responsabilità di salvare tutti dalla distruzione del mondo. Dopo 35 anni quindi, Square Enix riesce ancora a meravigliarci con novità fresche ma allo stesso tempo classiche, senza mai scordare le sue radici.

Il segreto del successo di Dragon Quest: Akira Toriyama


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Certamente l’opera di Nakamura e Horii è stata una rivelazione, una innovazione per l’epoca, ma ciò che ha davvero contribuito alla fama di Dragon Quest fu proprio il maestro Toriyama. La scelta del -a dir poco- leggendario mangaka, venne effettuata dal suo editore, che lo spinse a parlare con Enix per quanto riguarda il lato grafico del gioco. La combinazione fu perfetta, quasi come un puzzle a cui è stato aggiunto il pezzo mancante. L’arte e le curve dolci e cartoonesche di Akira donavano all’opera lo spirito giocondo e divertente che i creatori stavano cercando.

Purtroppo, non tutti pensavano a Toriyama come un maestro nell’arte grafica. In America, infatti, tutti i disegni del padre di Dragon Ball furono sostituiti da schizzi legnosi e più realistici che davano a “Dragon Warrior” un tocco medievale. Mai scelta fu più sbagliata, infatti il franchise tornò sui passi giapponesi nel 2002, mantenendo sia i disegni che il nome dell’opera nello stile originale. Grazie a questa inversione di marcia, il brand scoppiò anche in occidente e fu subito amato da tutti i fan dei videogame.

Akira Toriyama è anche uno dei motivi per cui Dragon Quest è molto più famoso in Giappone piuttosto che in occidente. Il gioco infatti, fu distribuito con ben 3 anni di ritardo in America, rendendo grafiche, suoni e gameplay abbastanza obsoleti. Oltre questo errore, la vera star del progetto, ovvero il mangaka, non aveva ancora cominciato la sua scalata al successo grazie all’immortale Dragon Ball e Dr. Slump. Le sue opere erano già famosissime, certo, ma solo nel paese del sol levante. Col senno di poi, tuttavia, il franchise divenne quello che è oggi: uno dei migliori JRPG di sempre, con una grafica perfetta per il suo stile ed il seducente Puff-Puff. Grazie, Maestro.

Il futuro di Dragon Quest è più luminoso che mai


Dragon Quest

Abbiamo parlato fino ad ora del passato di Dragon Quest, ma per quanto riguarda il futuro? La risposta ci è stata data proprio oggi, il giorno del 35° compleanno del franchise. Square Enix infatti, ha indotto una conferenza in un orario abbastanza ostico per noi italiani, le 5:30 del mattino. Il succo però, era più che delizioso per noi fan della saga: sono stati annunciati 6 nuovi giochi, 4 dei quali arriveranno anche in Europa. Gli altri due che, per sfortuna, non vedremo quasi certamente sono Dragon Quest X Remastered Online e la sua versione Offline, che ha una piccolissima possibilità di essere rilasciata anche in occidente.

Gli altri annunci invece, che ritraggono il meraviglioso futuro della serie, sono Dragon Quest 3 Remake 2D, Dragon Quest Treasures, Dragon Quest Eraser e, con molta sorpresa, Dragon Quest XII. Partendo dal meno importante, Dragon Quest Eraser, possiamo riassumervi che si tratta di un titolo free-to-play su dispositivi mobile, un semplice puzzle game come i centinaia e centinaia che già sono presenti su qualsiasi store.

Passando invece a Dragon Quest Trasures, cominciano a brillarci gli occhi, poiché si tratta di un prequel diretto di Dragon Quest XI. Nello specifico, andremo ad analizzare la storia dietro il personaggio di Eric e di sua sorella Mia, la sfortunata ragazza che è stata resa schiava da un branco di pirati. Il gioco infatti, avrà un gusto marinaresco, e guideremo i due bambini dalle chiome celesti in una avventura tra isole, scheletri e tesori.

Dragon Quest 3 HD-2D invece, questo il nome ufficiale, è quello che sembra un remake perfetto. Abbiamo assaggiato opere del calibro di Spyro o Crash riproposte in chiave moderna, o addirittura rielaborazioni come Final Fantasy VII Remake, ma questo è su un altro livello. Dragon Quest 3 HD-2D infatti, sarà un remake del celeberrimo capitolo della saga riproposto con la stessa grafica di Octopath Traveler. Sinceramente, non credo che ci sia modo migliore per ricreare un pilastro dei JRPG classici, senza togliere la magia che lo circonda.

Infine Dragon Quest XII, rivelato con molta sorpresa. L’opera è stata proposta come qualcosa di estremamente diverso, quasi borderline, rispetto ai titoli precedenti a cui siamo abituati. Prima di tutto, avrà uno stile Action RPG e non a turni, strategia già adottata da Final Fantasy, ed i suoi temi saranno molto adulti, violenti e “dovrete spiegare il senso della vostra vita”, virtuale ovviamente.

 

Siamo arrivati alla fine del nostro articolo speciale, purtroppo. Ci sarebbero tantissime cose da dire, ma il vero e proprio tributo può essere dato solo godendo di questa opera meravigliosa. Vogliamo ringraziare Square Enix, il maestro Akira Toriyama, i signori Nakamura ed Horii per tutto il lavoro pressoché eccellente svolto negli ultimi 35 anni. Speriamo che questo brand non morirà mai. Ancora tanti auguri da parte di MonkeyBit!

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