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Dark

Dark: suggestioni tra mitologia, esoterismo e religione

Dark è una serie televisiva di Netflix che ha saputo reinventare, in maniera originale, i viaggi nel tempo sul piccolo schermo, topos che da anni viene proposto nel mondo dell’intrattenimento. La fortuna della realizzazione, inoltre, risiede in un intricato e complesso sistema narrativo da poco concluso, in modo piuttosto ordinato e comprensibile, con la terza stagione, arrivata sulla piattaforma streaming il 27 giugno 2020 (qui trovate il recap delle prime due stagioni e la nostra recensione della terza). Tra salti temporali, genealogie sconclusionate e versioni diverse dei protagonisti, l’opera è ricca di contenuti, ma sullo sfondo nasconde tantissime perle provenienti dall’ambito culturale, con un occhio specifico ad alcune simbologie particolari. Lo scopo dell’articolo è proprio quello di approfondire alcuni di questi elementi, che potrebbero passare in sordina rispetto allo sviluppo principale della trama e ai difficili collegamenti tra i vari personaggi. Dimostreremo che uno studio approfondito di taluni spunti, esplica ancora meglio la cura riposta dagli sceneggiatori in un copione stratificato e articolato. Passiamo subito a scoprire i dettagli più curiosi e affascinanti della lore di Dark, dividendo le nostre riflessioni in tre filoni principali ovvero Religione, Mitologia ed Esoterismo. Un ultimo avviso: l’articolo contiene SPOILER, quindi se non siete in pari con lo show, vi sconsigliamo di proseguire oltre.

Religione

I personaggi

  • Noah

Noah (il suo vero nome è Hanno Tauber) è un personaggio che appare fin dalla prima stagione, configurandosi come un antagonista brutale, ma con un fine ben preciso: il controllo del tempo. Con l’aiuto di Helge Doppler, infatti, rapisce nel corso degli anni diversi bambini e li sfrutta come cavie per il funzionamento di un dispositivo, che ha lo scopo ultimo di rompere i normali legami cronologici del mondo e andare a plasmare una realtà non soggiogata da causa ed effetto e dalla ripetizione infinita degli avvenimenti. Segretamente collaboratore di Adam, Noah nella terza stagione rivela un lato più umano e sensibile, completamente stravolto quando ha perso sua figlia Charlotte. Spinto dal desiderio di ritrovarla, ha lavorato attivamente con il leader di Sic Mundus per avere la speranza di trovarla nei suoi viaggi. Il suo nome non è casuale: come Noè ha traghettato l’umanità andando a costruire un’arca che potesse salvare gli animali e gli esseri umani dal diluvio, anche il prete di Winden ha un compito simile. La sua arca è la macchina del tempo e il suo obiettivo è quello di riconciliare l’inizio e la fine della loop (salvando tutti gli abitanti della cittadina dal loro destino ricorrente), rompendo di fatto il legame di interrelazione tra passato, presente e futuro e generando un’esistenza priva di ciclicità eterna. Nonostante l’intento “nobile”, i metodi utilizzati sono decisamente sui generis e soprattutto la realtà così tanto ambita che non è sottomessa dal tempo, si traduce in un nulla cosmico, dove le relazioni logiche e croniche dello spazio e degli eventi sono distrutte.

  • Michael/Mikkel

Michael è una figura importantissima nella realizzazione: “il padre” di Jonas è senza dubbio il motore dell’intera vicenda e il suo suicidio rappresenta la causa scatenante del mistero che aleggia intorno alla cittadina di Winden. Il primo grande colpo di scena della serie lo vede interamente protagonista: la sua identità è infatti piuttosto scomoda, considerando che in realtà la sua esistenza come genitore dell’eroe e marito di Hannah deriva dalla scomparsa del piccolo Mikkel, figlio di Ulrich e Katharina, che, tornato indietro nel tempo nel 1986, è cresciuto in questa epoca, accudito da Ines Kahnwald, crescendo e diventando anni dopo Michael. Per cercare una similitudine con una figura nota della Bibbia, ovvero l’Arcangelo Michele, dobbiamo ricercare non tanto il suo titolo di comandante delle milizie celesti, ma avvicinarci ad un’interpretazione ermetica (ancora una volta) e simbolica del suo essere. Difatti, in questa particolare tradizione, esso incarna l’equilibrio del sistema solare e di quello interiore dell’uomo, rappresentato spesso con una bilancia in mano. Allo stesso modo anche il personaggio di Dark ritrae la stabilità del mondo di Jonas, in quanto, dopo la sua morte (e la conseguente sparizione di Mikkel), questa apparente armonia si rompe e ha inizio il loop nel 2019 e la trama trova il suo avvio.

  • Adamo

Adamo è la versione anziana di Jonas, leader della setta dei Sic Mundus Creatus Est nel suo mondo, che ha lo scopo di rompere il nodo e andare a costruire un’esistenza vuota e buia, ma priva dal soggiogamento del tempo e dalla relazione di causa ed effetto. Il suo debutto nella sua seconda stagione porta alla conoscenza degli spettatori del gruppo dei viaggiatori e di un alter ego più crudele e insensibile del nostro protagonista, provato dal dolore per la morte di Martha e ossessionato da un controllo della ciclicità tale da portare ad una distruzione completa del sistema e del loop stesso. Il suo nome è ovviamente legato all’Adamo della Bibbia, progenitore insieme ad Eva della razza umana. Di primo sguardo, i legami tra i due non sono per nulla evidenti, ma, incontrando anche il personaggio di Eva nella terza stagione, si viene a scoprire che la coppia genera lo Sconosciuto, una figura che dà origine a gran parte dell’albero genealogico di Winden. Proprio per questo motivo, l’uomo è di fatto il capostipite dell’intera struttura familiare presente nella serie. Altro aspetto curioso è la rottura con la sua compagna, che corrisponde alla cacciata del Paradiso contenuta nella Genesi: se nell’Antico Testamento la causa scatenante è la Mela dell’Eden, qui possiamo evidenziare come il tempo (controllato non a caso da un pomo che funge da dispositivo) fa divergere i coniugi. Adam è colui che predilige il rinnovamento e l’azzeramento costruttivo, al fine di generare un mondo nell’oscurità, che però è libero dai gioghi causali.

Adam

Adamo in Dark.

 

  • Eva

Eva è la versione anziana di Martha, leader della setta degli Erit Lux nel suo mondo, che vuole, insieme a tutti i suoi seguaci, preservare a tutti i costi il nodo, affinché lo Sconosciuto (suo figlio) generi eternamente l’albero genealogico di Winden. Anche se la sua figura appare nella terza stagione, già al termine della seconda viene posto un indizio su una possibile realtà alternativa dove Martha sostituisce Jonas come protagonista e dove, specularmente, il suo alter ego anziano è l’antagonista che i nostri eroi devono affrontare. Come la Eva biblica, anche lei (insieme al suo compagno Adamo) sono i progenitori della razza umana e proprio per questo motivo, in quanto “madre di tutti”, il suo scopo è quello di proteggere i suoi figli derivati tutti dallo Sconosciuto, tranne coloro che sono fuori dal nodo in quanto non legati direttamente a lei. La sua fuga dall’Eden la vede divergere con il suo consorte che preferisce il rinnovamento alla stabilità, il nuovo ordine al tradizionale ripetersi degli eventi e ciò crea una rottura profonda. Nonostante questo nelle ultime battute di Dark avviene una riconciliazione tra i due, che si rendono conto di perseguire degli obiettivi secondari rispetto all’origine di tutto ovvero l’anomalia dettata dalla macchina del tempo di Tannhaus.

I quadri

  • La caduta dei dannati di Pieter Paul Rubens

La caduta dei dannati è un dipinto monumentale del 1620 di Pieter Paul Rubens che rappresenta una schiera di peccatori che viene gettata nell’abisso dall’Arcangelo Michele, che si trova in alto nel quadro. Una riproduzione di questa tela è presente nel luogo di aggregazione dei Sic Mundus, posto davanti ad una sorta di altare. Il tema della purificazione e della rinascita, attuati in maniera brutale e belligerante dalla milizia di Dio, sono perseguiti anche dallo stesso Adam all’interno della serie, rappresentando una comunione d’intenti che porta alla presenza dell’opera di Rubens tra i viaggiatori. Il progenitore dell’umanità, nel mondo di Jonas, vuole infatti stabilire un nuovo ordine, combattendo con armi anche non convenzionali che possono portare a raggiungere il suo scopo. La luce del Signore, in questa interpretazione, risiede non tanto nella generazione dello Sconosciuto, ma nella creazione di un mondo parallelo dove lo stesso concetto di divino è eliminato in modo sistematico.

  • Adamo ed Eva di Lucas Cranach il Vecchio

Adamo ed Eva di Lucas Cranach il vecchio è un dipinto del 1528 che è stato realizzato in diverse versioni tutte raffiguranti i due progenitori della razza umana. In particolare, parleremo della versione del Kunsthistorisches Museum di Vienna, che è l’esatta riproduzione iconografica usata in Dark. La coppia divina, che si guarda vicendevolmente, possiede in entrambi i casi la mela dell’Eden, punto di rottura tra i due. Eva, inoltre, come nella Bibbia, è tentata da un serpente che appare su un ramo in alto. Il quadro è presente nel covo degli Erit Lux ed è posto in fondo alla sala: vi è un’unica differenza tra l’originale e quello dello show che risiede nel fatto che Eva, nella serie, è rappresentata incinta, riferimento immediato e diretto allo Sconosciuto. La tela, proprio per questo, incarna perfettamente gli intenti di Martha anziana ovvero difendere a tutti i costi la sua prole affinché generi eternamente vita e che vada a costituire le famiglie della storia di Winden.

 

San Cristoforo

San Cristoforo è un santo della Chiesa cattolica e ortodossa, che, secondo la leggenda, nella sua vita (come suggerisce il suo nome in greco, ovvero “portatore di Cristo”) ha traghettato Gesù bambino da una sponda all’altra di un fiume. L’uomo, grande e robusto, si è piegato sotto il peso di quella creatura, che ha iniziato ad essere più pesante passo dopo passo. Dopo aver raggiunto la riva opposta, l’infante ha rivelato di essere il Signore, confessandogli inoltre di avergli lasciato sulle spalle non solo il suo corpo, ma il mondo intero. La figura di San Cristoforo in Dark appare raffigurata in una medaglia che Jonas nel 2019 regala a Martha. L’oggetto in questione ha fatto un viaggio incredibile: è stata prima donata da Egon ad Hannah nel 1953, lei l’ha poi data ad Helena, madre di Katharina nello stesso anno. Nel 1986, dopo una colluttazione al lago tra Helena e Katharina, la medaglia finisce nella sabbia ed è ritrovata dal protagonista all’inizio della storia. Viene spesso detto all’interno dell’opera che il ciondolo con l’emblema del Santo protegge i viaggiatori e difatti, nella tradizione cristiana, il personaggio è patrono dei barcaioli, pellegrini e viaggiatori. Chiaramente, nella realizzazione si allude a dei viandanti un po’ particolari: degli avventurieri nei meandri del tempo e nello spazio che hanno comunque bisogno di una protezione e di una guida mentre sono immersi tra passato, presente e futuro.

 

 

Esoterismo e allegorie

La tavola di smeraldo

La tavola di smeraldo o smeraldina è un arcaico testo sapienziale che viene attribuito alla mano di Ermete Trismegisto, incarnazione secondo gli Egizi del dio Thot, custode della sapienza, della magia e della scrittura. La leggenda narra che la versione primigenia dello scritto (documento più celebre degli scritti ermetici) fosse inciso su una tavola di smeraldo, appunto, con la punta di un diamante. L’opera ha un valore incredibile per il mondo della cultura perché molti interpreti hanno letto al suo interno non solo la ricerca di verità metafisiche e alchemiche, ma anche delle riflessioni antiche sulla cosmologia e ricerche riguardanti l’origine dell’umanità. Uno dei passaggi fondamentali del testo è da riscontrare verso la fine, nelle parole: “Sic Mundus Creatus Est”. Tale riferimento è presente in maniera massiccia in Dark, in quanto non solo è il nome del culto dei viaggiatori nella realtà di Adam, ma è anche contenuto nel passaggio nella grotta che apre a Jonas e agli altri personaggi i vari piani temporali. L’origine della Terra e di noi stessi, in tal senso, non è da ricercare nella creazione religiosa, ma nella scoperta interiore e nell’analisi degli elementi e dei pianeti principali. Inoltre, anche il personaggio di Noah ha un tatuaggio sulla schiena che rappresenta la tavola smeraldina nella sua interezza. In questo, la figura è un perfetto emissario della verità ricercata dalla setta, anche se mero strumento nelle mani del tempo e del destino deciso dal suo leader. Ciò cozza in parte con le tematiche religiose fortemente presenti in ugual modo nella realizzazione, ma è opportuno chiarire che si tratta di semplici suggestioni che non per forza devono contenere un’interpretazione assoluta e univoca.

Le tre età dell’uomo e della donna

Il tema delle età dell’uomo trova la sua origine nelle Opere e i giorni di Esiodo, dove, per ricostruire il cammino evoluzionistico dell’essere umano e la sua consapevolezza, vengono utilizzate 5 età principali: età dell’oro, età dell’argento, età di bronzo, età degli eroi ed età del ferro. Successivamente, tale rappresentazione è diventata una celebre iconografia del mondo dell’arte rinascimentale che ha interpretato diversamente il tema, mostrando le tre fasi cronologiche che caratterizzano l’uomo e la donna, ovvero infanzia, maturità e vecchiaia. Tra i quadri più esplicativi di questo topos vi è Le tre età dell’uomo di Giorgione, dipinto che mostra un unico soggetto in differenti fasi della vita, ma ce ne sono molti altri come la versione omonima della tela, realizzata qualche anno dopo da Tiziano. Ebbene, in Dark abbiamo svariate accezioni dell’allegoria: infatti, se tra la prima e la seconda stagione possiamo evidenziare come Jonas abbia una controparte adulta e anziana (Adam) che interagiscono a vicenda (il passato, presente e futuro che si alterano reciprocamente), scopriamo che lo stesso discorso vale per Claudia Tiedemann, ma anche per Martha, che nella terza stagione collabora sia con il suo alter ego maturo che con Eva, il suo stadio finale. Inoltre, anche il frutto dell’amore tra Jonas e Martha cioè Lo Sconosciuto, si muove fin da subito in simbiosi con tre versioni dissimili di sé stesso, come se fosse un unico organismo senziente e a differenza degli altri casi, non si separa mai dagli altri suoi simili. Esplicative in tal senso sono le parole di Eva stessa, che spiega, durante la realizzazione, le tre fasi dell’esistenza dell’essere umano:

La prima finisce con la perdita dell’ingenuità, la seconda con la perdita dell’innocenza, mentre la terza termina con la perdita della vita stessa.

Il Kybalion

Con il Kybalion, ovvero un testo filosofico pubblicato nel 1908, torniamo a parlare di filosofia ermetica. Tale volume, realizzato da autori anonimi noti come “i tre iniziati”, racchiude al suo interno concetti legati all’ermetismo ma anche nuove accezioni derivate dall’età moderna. L’argomento cardine dello scritto sono i sette principi (mentalismo, corrispondenza, vibrazione, polarità, ritmo, causa ed effetto e genere). Molti di questi sono la base di Dark come la consequenzialità delle azioni nel presente passato e futuro; il dualismo tra bene e male, Eva ed Adamo, luce e oscurità e via discorrendo; la corrispondenza tra vari piani dell’esistenza (nel caso della serie, tra realtà originaria e alternativa) e il fatto che la materia sia in continuo movimento (ricordate l’avvilupparsi della particella di Dio, che si contorce tra i lampi?). Secondariamente, il Kybalion appare anche in formato fisico quando Elisabeth Doppler lo scopre tra gli oggetti di H.G. Tannhaus e trova tra le pagine una foto fondamentale: un’istantanea della setta Sic Mundus nel 1921, con il misterioso Noah e Adam a capo del gruppo. Un oggetto che quindi ha un duplice valore: se da un lato è fondamentale per lo sviluppo della trama, dall’altro non fa che confermare che la loggia di viaggiatori temporali fa fede agli insegnamenti del testo stesso.

L’impiccato (o l’appeso)

L’impiccato (L’appeso) è il dodicesimo arcano maggiore dei tarocchi che talvolta viene indicato, nelle versioni più antiche dei mazzi, come “il traditore”. Nella sua rappresentazione iconografica, il personaggio è un giovane che appare capovolto, appeso per la caviglia al ramo di un albero o ad una cornice. Ha una gamba piegata dietro l’altra e i polsi dietro la schiena. Ha chiaramente una valenza simbolica sia negativa che positiva: può essere infatti simbolo dell’iniziazione misterica passiva che ha trovato il suo scopo nel sacrificio e nel dolore; ma può anche raffigurare un inversione di valori che può dare nuova linfa alla personalità, in quanto predisposta all’adattamento e alla trasformazione di sé. Nei primi episodi della prima stagione di Dark, Jonas, mentre analizza le cose lasciate dal padre, si mette sdraiato, guardando il punto dove si è impiccato (appeso), andando ad evocare tutto l’immaginario divinatorio di cui abbiamo appena parlato. Il ragazzo, in tal senso, si predispone non a caso ad un tributo gigantesco: sacrificare la stessa vita per scoprire il mistero dietro la sparizione di Mikkel e la logica dei viaggi nel tempo, che con il passare delle decadi lo trasforma in Adam. La conoscenza quindi non è solamente illuminazione, ma è anche sofferenza: per avvicinarsi al divino bisogna compiere delle scelte anche negative per poi giungere alla verità cosmica.

Le logge

La loggia è tradizionalmente intesa come un luogo d’aggregazione di membri appartenenti alla massoneria, una società segreta che esiste da secoli che ha scopi umanitari e sociali, che è stata fondata in maniera più canonica e ufficiale nel 1717 in Inghilterra. Con le dovute differenze, i due gruppi di viaggiatori del tempo nel mondo di Jonas e Martha, rispettivamente i Sic Mundus Creatus Est e gli Erit Lux, hanno delle analogie con le logge massoniche anche se richiamano in parte anche delle caratteristiche più vicine a delle vere e proprie sette. Non abbiamo infatti delle cerimonie d’iniziazione tra i vari affiliati, vi è però uno scopo ultimo che è completamente divergente nelle due associazioni (preservare il nodo e distruggerlo interamente) e Adamo ed Eva possono essere intesi come i due gran maestri delle loro logge. I luoghi dove risiedono i componenti, inoltre, nonostante siano provvisti del classico e inflazionato pavimento a scacchiera tipico delle logge massoniche, tutto l’arredamento, dal tappeto fino ad arrivare ai due quadri di riferimento (che abbiamo visto in precedenza) ricordano moltissimo la struttura e il design degli edifici di riunione dei “liberi muratori”.

La grotta

La grotta (caverna) è da secoli legata ai miti di origine, di iniziazione e di rinascita dei vari popoli. Rappresentanti anticamere misteriose dove il mondo reale si collega con quello sotterraneo, le grotte hanno tantissime valenze a seconda della sensibilità: nel mito della Caverna di Platone, ad esempio, la grotta è il luogo dove alcuni prigionieri non possono vedere le idee direttamente e vivono di rappresentazioni ed ombre rappresentati sulle pareti di roccia; quando si parla dell’antro di Trofonio, invece, si allude ad un ambiente dove sono presenti mostri e paure inconsce dell’uomo. In Dark, la grotta di Winden, oltre a richiamare il labirinto di ellenica memoria (lo vedremo dopo), è un posto di un’importanza fondamentale: non solo la caverna del paesino consente direttamente il viaggio nelle epoche al suo interno, ma conduce e guida i personaggi della serie ad una migliore consapevolezza di quello che accade nello spazio-tempo. L’angusta locazione, incarnazione tipica del buio e della notte, rappresenta al contrario una vera e propria luce per i protagonisti che al suo interno evolvono nel processo iniziatico, perseguendo poi una ricerca spasmodica del tempo e del suo utilizzo all’interno della realtà che li circonda. Anche qui però, il dualismo luce-ombra pesa in maniera preponderante, e l’oscurità dell’antro condanna eternamente “i viaggiatori” ad un loop che non ha mai fine.

Il sogno di Zhuangzi

Il sogno di Zhuangzi è un racconto del filosofo e mistico cinese, Zhuangzi, vissuto tra il 369 e il 286 a. C., il quale è contenuto all’interno della sua opera omnia che prende il nome dal suo stesso autore. Nella novella in questione, lui stesso sognò di essere una farfalla. Il mattino dopo, l’uomo non riusciva a determinare correttamente se era una farfalla che stava sognando di essere lui o se aveva abbandonato la realtà fantasiosa della notte precedente ed era tornato sé stesso. Chiaramente l’intera favola rappresenta un paradosso gnoseologico notevole, ripreso tra l’altro recentemente da David Lynch nella terza stagione di Twin Peaks, con la famosa scena del sogno di Monica Bellucci dove il regista si chiede: “Siamo come il sognatore che sogna e vive nel sogno. Ma chi è il sognatore?”. Ma sto divagando, il racconto così come è riportato in Dark lo narra Ines Kahnwald ad un giovane Mikkel (da poco arrivato nel 1986). Ma è un caso che scelga una storia del genere? In verità il piccolo è ancora confuso e chiaramente ha memoria ancora della sua vita nel 2019, dove era figlio di Ulrich e Katharina; di conseguenza, con questo escamotage, la sua madre adottiva cerca di indurlo a pensare che le sue memorie sia labili immagini della sua mente (che spesso gioca brutti scherzi) e non degli effettivi ricordi vissuti fisicamente dal ragazzino. Il tutto, come mostrato in maniera evidente, viene supportato da dei farmaci che dà l’infermiera al giovane, in modo tale che la notte non abbia dei sogni legati alla sua esistenza nel presente.

L’analogia dell’orologiaio

L’analogia dell’orologiaio è stata ampiamente utilizzata nel 1800 per dimostrare l’esistenza di Dio anche se è stata utilizzata in passato anche da Cicerone e Cartesio. Tale teoria inizia con alcune premesse: che l’orologio rappresenti un fenomeno naturale e che i vari fenomeni possono essere generati da casualità, leggi naturali o per l’esigenza di un disegno intelligente. Ebbene la prima osservazione che si asserisce è che i fatti naturali che accadono nel mondo (proprio perché analoghi a processi complessi come quelli di un orologio) richiedono per forza di cose di un ente che li ha concepiti. Ma perché non potrebbero invece essere casuali o originati da leggi naturali? La complessità dietro i meccanismi dell’orologio (l’evento naturale) è talmente tanto elevata e vi è un’organizzazione così tanto sistematica che il tutto non può che derivare da un creatore esterno. La serie, in maniera sottile, riprende questo argomento introducendo un personaggio in particolare ovvero H.G. Tannhaus, orologiaio e nonno adottivo di Charlotte Doppler. Partendo dal presupposto che il suo mestiere non è assolutamente casuale, la figura, nel corso della terza stagione, si rivela essere il Dio dietro tutta la complessa e ingarbugliata struttura narrativa dell’opera, data dagli innumerevoli passaggi cronologici e mondi alternativi. Il motivo è presto detto: l’uomo, dopo aver appreso della morte del figlio, della nuora e del loro figlioletto, dedica la sua intera vita alla costruzione di una macchina del tempo che consenta di riportare indietro i suoi cari. Dopo anni di studio e di fatica, l’accensione del dispositivo provoca una spaccatura nello spazio-tempo che va a generare la realtà di Jonas e di Martha, chiuse entrambe in dei loop infiniti. Tannhaus ha plasmato di fatto personaggi, situazioni ed eventi che nell’esistenza reale non sono mai avvenuti (e mai si avvereranno), diventando l’ente di fondazione di gran parte della realizzazione, come l’orologiaio con la sua creatura, cioè l’orologio.

Mitologia

L’uroboro

L’uroboro è un simbolo molto antico presente in molti popoli differenti, l’origine lessicale deriva dal greco οὐροβόρος composto da οὐρά e βόρος, con il significato di “serpente che si morde la coda”. L’iconografia rappresenta un serpente o un drago che divora la sua parte posteriore, andando a formare un cerchio potenzialmente infinito in quanto non ha inizio né fine. In Dark, l’emblema appare in due forme: come anello all’interno della grotta, in prossimità dei passaggi temporali (raggiungibili con l’aiuto del filo rosso e delle istruzioni di Jonas Adulto nella mappa) e anche nella “versione” a bracciale, donata dallo Sconosciuto al figlio Tronte Nielsen che a sua volta lo regala a Jana. Proprio perché l’uroboro raffigura la natura ciclica delle cose e anche l’eterno ritorno (concetto reso celebre dal noto filosofo Friedrich Nietzsche), non è un caso che colui che possiede l’artefatto è un personaggio così significativo dell’opera ovvero la prole di Adamo ed Eva e colui che incarna l’origine del loop temporale, dove i vari personaggi sono ormai incastrati fino alla fine dei tempi, almeno sino a quando qualcuno non spezzerà questa giostra eterna. Un indizio decisamente importante lasciato dagli sceneggiatori che, tramite questo escamotage, svelano, in anticipo di qualche episodio, la natura e l’importanza della figura tripartitica del giovane, dell’adulto e del vecchio, chiave di volta fondamentale per comprendere al meglio le relazioni tra gli abitanti di Winden, ma che non incarna la soluzione finale per risolvere l’infinito ripetersi degli eventi.

Triquetra

La triquetra è un antico simbolo di matrice celtica che raffigura tre punte che sono solitamente interconnesse. Il termine deriva dal prefisso tri- e da quetrus, con il significato di “triangolo” Nella mitologica celtica, l’emblema simboleggiava l’aspetto femminile del Divino, diviso in tre divinità femminili differenti ovvero fanciulla, madre e anziana ma in altre situazioni e per altri popoli ha valori decisamente diversi come le forze naturali predominanti o i gradi dell’evoluzione dell’esistenza. Abbiamo visto in precedenza come il numero in questione e le età dell’essere umano sono realmente importanti per Dark, ma in questo caso bisogna porre l’accento sul piano cronologico della serie per comprendere in che momenti viene utilizzato negli episodi. La triquetra, infatti, simboleggia l’interrelazione tra passato, presente e futuro, legati tra loro da cicli di 33 anni che li separano gli uni dagli altri. La realizzazione ha poi ampliato questo concetto andando oltre il 1953, il 1986 e il 2019, attribuendogli un altro significato. Nella terza stagione l’icona rappresenta la presenza dei tre mondi: quello ordinario e i due gemelli alternativi, generati dalla macchina del tempo di H.G. Tannhaus. A livello iconico, è sicuramente tra le raffigurazioni più note dello show sia perché appare in molti luoghi (la caverna su tutti) e viene citato più volte, sia perché nella sua semplicità racchiude dentro di sé un profonda e radicata accezione.

 

Il labirinto

Il labirinto, derivato dal greco labýrinthos, è una struttura costruita in modo tale che colui che l’attraversa non riesce più a trovare l’uscita, andandosi a perdere tra le intricate strade e percorsi contenuti. L’esempio più noto di costruzione di questo tipo è da riscontrare nel racconto mitologico del labirinto di Cnosso, inventato probabilmente a causa complessità e fitta rete di costruzioni che andava a costituire il palazzo del re cretese. Nel celebre racconto, Minosse ha rinchiuso all’interno dell’edificio il Minotauro, una creatura metà uomo e metà bestia, figlio del Toro di Creta e di Pasifae, la regina del luogo, nata per volere di Poseidone per punire il regnante. Ogni anno, per placare l’insaziabile fame del mostro, il sovrano era costretto a dargli in pasto sette ragazzi e ragazze. Questo ciclo infinito di morte lo rompe l’eroico Teseo che con l’aiuto della figlia di Minosse, Arianna (che gli consegna un utile filo), riesce a districarsi nel labirinto e sconfiggere il Minotauro. A breve vedremo come il mito è stato riproposto a più riprese in Dark, quello che invece è importante sottolineare è che è presente nelle puntate un corrispettivo della struttura ed è la grotta stessa di Winden. Non solo perché nella sua oscurità si annida il soggiogatore degli abitanti della cittadina ovvero il tempo, ma anche perché nel suo dedalo di strade e bivi, è facile perdersi, non riuscendo facilmente a scovare la porta d’uscita (che conduce nelle varie epoche). Tant’è vero che senza l’ausilio della mappa di Jonas Adulto, il Jonas Ragazzo non riesce ad orientarsi nella caverna che come abbiamo visto prima, ha anche altre valenze.

 

Ariadne (Arianna a Nasso)

Ariadne (conosciuto anche come Arianna a Nasso) è uno spettacolo teatrale rappresentato per la prima volta nel 1912 con musiche del noto Richard Strauss e il libretto di Hugo von Hofmannsthal. Nell’opera, una compagnia di attori decide di rappresentare il mito di Arianna a Nasso (metateatro, un po’ come Sogno di una notte di mezza estate) dove la ragazza, salvata dall’eroe Teseo nel labirinto, viene lasciata sull’isola in questione, incinta del loro figlio Demofonte. La pièce viene messa in scena nella serie sia nel mondo di Jonas che quello di Eva, dove Martha interpreta sempre lo stesso ruolo: quello di Arianna, che possiede il filo utile per salvare Teseo dal Minotauro. Ebbene l’oggetto, di colore rosso, non è un semplice riferimento al mito, ma allude al nastro che collega tutti gli eventi della trama, andando a costruire una matassa che non si può sbrigliare.

Ho imparato che niente cambia, tutto resta uguale, l’arcolaio ruota, giro dopo giro. Un destino tessuto insieme al prossimo, un filo rosso come il sangue che intreccia tutte le azioni, i nodi non si possono sciogliere, si possono tagliare…

Per rompere il ciclo, Teseo deve entrare nel fondo del labirinto (la grotta di Winden) con l’ausilio del filo e sconfiggere la bestia che in questo caso rappresenta il tempo o l’origine del loop. Il tutto è molto profetico se si considera che la rappresentazione teatrale appare nella prima stagione, andando ad anticipare alcuni fatti della battute finali dello show.

Prendi questo, ti guiderà. Devi arrivare al centro, lui è lì, metà uomo e metà bestia. Sii lesto e sicuro, colpiscilo al cuore.

 

 

Albero della vita

L’albero della vita è un elemento ricorrente in svariate mitologie e religioni. Se la più comune iconografia è da associare all’albero della conoscenza del Vecchio Testamento della Bibbia (presente nel giardino dell’Eden), anche per altri popoli, l’emblema ha un significato simile come per i norreni dove Yggdrasil (l’albero cosmico) è fonte di vita, di sapere e del destino; mentre per l’induismo prende il nome di Ashvastha o fico sacro. Tra i tanti simboli e immagini presenti in Dark, il sacro fusto è tra quelli che appare di meno e di sfuggita. Proprio per questo motivo, la sua presenza ed allegoria potrebbero essere semplice suggestione. Fatta questa premessa, l’albero della vita è intagliato nella scatola che usa Ines Kahnwald per conservare la lettera di addio di Michael/Mikkel, dove il personaggio rivela di provenire dal futuro. Riprendendo l’accezione di pianta della conoscenza, il simbolo attribuisce al contenitore un valore importantissimo: lo scrigno infatti cela non solo un segreto inconfessabile, ma anche uno dei motori principali della prima stagione di Dark e dell’intera ricerca di Jonas/Adam, che grazie a questa rivelazione, inizia il suo viaggio per la scoperta del tempo e delle sue peculiarità. Inoltre, il tutto potrebbe essere visto anche come un rinvenimento proibito: se da una parte individuare un tale riserbo conduce ad una maggiore consapevolezza, il turbamento e lo straniamento sono dietro l’angolo, perché tale implicazione rompe i legami tradizionali di parentela, andando a svelare le vie oscure del tempo e dello spazio.

 

El Camino

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