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Dark

Dark Stagione 3 Recensione: il paradosso dell’egoismo e il déjà vu dell’amore

Giunti nel dedalo narrativo di Dark, una delle serie più discusse e altrettanto blasonate di casa Netflix, si inizia ad annaspare in cerca di risposte, più che rimanere assuefatti dalle domande. Un’opera che non ha bisogno di presentazioni, ora grazie a un’atmosfera cupa e perennemente avvolta da una criptica sceneggiatura, ora per i memorabili risvolti, tanto da far sbiadire il concetto stesso di plot twist. Integerrimo, truculento e sbalorditivo, il titolo si è fatto strada negli anni nella mente di milioni di appassionati, altresì merito di un’impareggiabile duetto tra sceneggiatura e scenografica. La fine della seconda stagione aveva tuttavia alimentato non poche preoccupazioni, lasciando qualche scorcio narrativo di dubbia interpretazione, oltre che tuonare nella mente dello spettatore con l’idea dell’ineluttabilità del destino apocalittico incombente. La speranza diventa cieca e gli eventi sfuggono come ombre tra un salto temporale e un altro, mentre il mondo si ferma per l’ultimo rintocco di Dark. Cosa si annida al di là dell’increspatura temporale sotto l’uggiosa città di Winden? Vi ricordiamo che la terza stagione è disponibile su Netflix dal 27 giugno per tutti, quindi preparatevi. Non è mio compito farvi un riassuntone affannoso di tutti gli scalini temporali e degli eventi al limite tra déjà vu e paradosso che compongono il mosaico di Dark, quindi, per agevolare la lettura della recensione, sarebbe ottimale dedicare qualche minuto a questo video targato Netflix, onde rimanere eccessivamente confusi. 

Una piccola e uggiosa cittadina quella di Winden dicevamo, ma non scevra di voraci segreti. Così come la materia oscura minaccia il mondo del presente del racconto, così i pensieri solipsisti dei cittadini e una sottile guerra al potere obnubilano il già complesso e diramato sistema di viaggi temporali. L’egoismo inghiotte il bene comune, mentre la guerra per imbrigliare le catene del tempo percuote e stordisce i pochi che lottano per scongiurare il disastro. Martha e Jonas sono però al centro di un destino beffardo, che metterà alla prova il loro amore. Tutti devono rinunciare a qualcosa per evitare il deragliamento temporale che affligge il passato, il presente e il futuro del racconto, ma non tutti riescono a rinunciare a ciò che hanno perduto. La sottile psicologia di Dark non solo destabilizza lo spettatore, ma lo stimola continuamente a seguire il macabro balletto di eventi su schermo, dirigendo la tensione scenica in maniera quasi impeccabile. Non è lo scenario ad essere il reboante mezzo di gloria per la serie, ma le connessioni tra i vari personaggi. L’intelaiatura stessa della storia sottende il ritmo di angoscia, inquietudine ed incertezza che rende il prodotto appetibile anche per un pubblico decisamente più sbottonato. Una trama così arzigogolata da risultare a tratti controversa, ai limiti della follia psicologica per intrecci e dinamiche tra i vari protagonisti delle quattro famiglie, ma non per questo meno avvolgente. Non bastano i punti fermi imposti dalla sceneggiatura per rasserenare lo spettatore, poiché il vigore stesso dell’opera – e se volessimo lanciare una provocazione forse anche un suo difetto – è la capacità di simulare e dissimulare su schermo dei veri e propri punti fermi. Tutto è rimesso costantemente in discussione, pertanto la codifica della serie stessa è lastricata di quesiti ad ogni passo, difficile da analizzare e, quando credi di aver stracciato un percorso lineare e soddisfacente, la risposta si dissolve in un valzer di farfalle. Una visione complessa certo, ma comunque stimolante e mai scontata in generale, capace di trovare fin all’ultimo atto un pretesto per pungolarci. Il terrore più disarmante di ogni appassionato era comunque la concreta possibilità che Dark potesse sprofondare nel pantano di incognite che lui stesso aveva creato, tessendo e disfacendo un’interminabile Tela di Penelope narrativa, che non avrebbe mai trovato scopo. Fortunatamente, a discapito di qualche ingarbugliata rilettura dei momenti chiave di questa terza stagione, l’essenza stessa dell’opera trova la sua meritata conclusione, conservando una stoica morale di fondo.

 

Dark

 

Il rintocco dell’Apocalisse


La rete ingarbugliata di eventi tessuta da Dark ha pian piano annacquato l’entusiasmo del pubblico agli ultimi rintocchi della secondo stagione, in parte colpa di una sceneggiatura, a detta dei più, inutilmente dilungata. Inutile dire che la serie tedesca non sia un’opera fruibile da tutti, specialmente nelle fasi avanzate, ma è proprio in questo ragionamento che l’intero titolo targato Netflix riesce a corroborare. L’ambiziosa ricerca nel comprendere la natura umana per comprenderne le sfaccettatura, sfocia irrimediabilmente in una narrativa dal lascito filosofico, non adatta al tipico spettatore disimpegnato. Sebbene l’intera impalcatura storica poggi le basi su un’intrigante ricerca tra bene e male, lasciando anche aperta una diatriba sulla religione e altre tematiche minori, il tutto non è esente da piccoli tasselli ripetitivi e alcune scelte discutibili. Il punto è che però va bene così. Coadiuvare interrogativi così profondi con il già di per sé delicato utilizzo del viaggio nel tempo, è un concetto che non tutte le produzioni moderne sanno metabolizzare con la giusta intensità ed eleganza. Il finale di stagione dunque accontenta un po’ tutti alla fine e, sebbene sia arduo da metabolizzare, trova nella scelta delle tematiche e nel continuum degli eventi un granito successo. È anche doveroso tessere le lodi dell’eccezionale interpretazione degli attori appartenenti a tutte e quattro le famiglie, ciascuno caratterizzato a regola d’arte, ma, fattore assai più decisivo, capace di essere coerente e umanamente imperfetto dall’inizio alla fine. Laddove la sceneggiatura poteva risultare a tratti lievemente vacua e scricchiolante, la scenografia compensa di gran lunga quei piccoli errori compiuti. La maestosità degli scenari e l’ottenebrante silenzio che scuote il paradossale mondo di Dark sono parte di un’equazione praticamente infallibile, capace di tenere incollato lo spettatore per ore, lasciandolo al contempo sbalordito. Un fattore notevole considerando che l’intera storia si affaccia in diverse linee temporali assai eterogenee tra di loro.

 

Il teatro del paradosso

Nella mia analisi no spoiler di Dark la bilancia psicologica dei personaggi ha un peso specifico nettamente più rilevante, se paragonato agli altri elementi. Non ci sono vincitori né vinti, e ognuno ha un prezzo incalcolabile da pagare. Quanto vi racconteranno di Dark, forse sarà solo per rimembrare ad alta voce le follie narrative che l’hanno resa una serie assai districata ed incantevole, ma in pochi si soffermeranno sulla catartica esistenza di alcuni memorabili personaggi della storia. La vittoria dell’opera tedesca si annida negli interrogativi che ci si pone una volta messi a nudo i sentimenti atavici di chi si palesa su schermo. Nel paradosso temporale di natura autodistruttiva, l’apocalisse incombente rinviene complessità che scuotono il subconscio dello spettatore. Ciò è possibile in parte grazie alla squisita interpretazione delle quattro famiglie, realizzate ad hoc per incarnare le varie sfaccettature di una Winden, che altri non è che il micro universo dell’umanità stessa. Un vorticoso viaggio tra giustizia ed egoismo, ove psicologia e fantascienza di sfiorano per dar vita a un prodotto dalle dimensioni e messaggi chimerici, che purtroppo tende – in pochi casi – a scivolare in un’innaturale tracotanza e in banalità conclusive forse non sempre calzanti. Il plauso per eccellenza è comunque da rivolgere a una scenografia davvero sontuosa, capace di divorare lo schermo. Un bellissimo viaggio in casa Netflix dunque, che troverà negli spettatori più riflessivi e curiosi la possibilità di lasciare un segno indelebile, ma che forse – come al solido – finirà per non essere compreso appieno. Un’opera integerrima, orgogliosa della propria esistenza, che non si è mai inginocchiata alla richieste di un mercato saturo di banalità. 

Dark Stagione 3 Recensione
8 / 10 VOTO
PRO
    - Sceneggiatura coerente ed appagante
    - Interpretazione magistrale
    - Scenografia sontuosa ed ammaliante
    - Non adatto a tutti...ma va bene così
CONTRO
    - Piccole incertezze che sfociano in banalità
    - Poteva approfondire alcuni aspetti in penombra
    - Non adatto a tutti...forse
VOTO
El Camino

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