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The Dark Knight Returns Recensione: come Miller salvò Batman

Fra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90 il mondo dei fumetti supereroistici subì un cambiamento di rotta piuttosto improvviso. Le storie leggere e spensierate degli autori della Silver Age lasciarono spazio a racconti più cupi e sinistri di scrittori più consapevoli. Alla testa di questo cambiamento, troviamo niente meno che Batman.

Il Cavaliere Oscuro era da anni una caricatura di ciò che era alla sua nascita. Soffocato sulle pagine dei fumetti negli anni ’50 a seguito della pubblicazione di “The Seduction of the Innocent” di Frederic Wertham, Bruce Wayne ed il suo alter ego erano stati accusati dallo scrittore (e dalla maggior parte dei genitori degli Stati Uniti) di “inculcare” l’omosessualità nei giovani ed innocenti lettori, mediante la rappresentazione del suo rapporto col giovane Robin. Ne abbiamo poi parlato anche all’interno di un articolo dedicato.

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Batman ha continuato a zoppicare per tutta la Silver Age. In questi anni era diventata celebre la sua interpretazione televisiva da parte del compianto Adam West, in cui il Crociato Incappucciato viveva rocambolesche avventure ben oltre il limite del ridicolo assieme al suo fidato Sidekick. Negli anni ’80, era questo il Batman che il pubblico conosceva. Fino all’arrivo di Miller.

Frank Miller, l’uomo giusto al momento giusto

Nato ad Olney, Maryland, il giorno del 27 gennaio del 1957 e cresciuto in Vermont, Frank è il quinto dei sette fratelli Miller. Il giovane cresce come fan dei fumetti, americani e giapponesi, che saranno fondamentali per la sua carriera futura. Si distingue sin da giovanissimo come disegnatore e poi come scrittore in numerose piccole storie.

Dopo aver raggiunto il successo e la fama nell’ambito del comics americano grazie al suo magistrale lavoro su Daredevil, Miller approda alla DC Comics realizzando l’acclamata mini-serie in sei numeri Ronin, a cavallo fa il 1983 ed il 1984.

Ma è nell’86 che Miller realizza quella che viene da molti definita come la sua opera magna, cavalcando la nuova ondata di storie supereroistiche serie e cupe degli anni ’80, riesumando un personaggio una volta grandioso ma precipitato nell’oblio.

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Il Batman di ieri nel mondo di oggi

Dove oggi è il 1986. L’idea di Miller era quella di far risorgere il Batman immaginato da Bob Kane nel lontano 1939. Un giustiziere mascherato che opera col favore delle tenebre per proteggere gli abitanti di una città governata dal terrore e dilaniata dalla criminalità.

Ciò è evidente già solo guardando il modo in cui il fumettista sceglie di dipingere Gotham City; una città lurida e corrotta, grigia di giorno e nera come la pece durante la notte. Gli alti palazzi della metropoli si scagliano verso il cielo, sempre più lontani dai cittadini che camminano sui marciapiedi, in quelle strade che affogano nel crimine.

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Sono ormai dieci anni che a Gotham manca il suo protettore, quell’essere dalle fattezze umane che solcava il cielo della notte balzando da un palazzo all’altro, che si batteva per la giustizia e per proteggere gli innocenti, con in mente il folle obiettivo di sradicare il male che decenni addietro aveva lasciato orfano un ragazzino.

Fra le pagine di questa graphic novel troviamo un Batman vecchio ed ormai “in pensione”, un’immagine sbiadita di ciò che era. Gli acciacchi e la stanchezza di Wayne riflettono la condizione editoriale del personaggio che si era trascinato a fatica, con pochissimi picchi di qualità, per tutta la Silver Age.

Ma sotto tutti gli strati di storie scadenti, autocensura, annacquamento e serie televisive discutibili è ancora sopita la creatura della notte che popolava gli incubi dei criminali. Per anni Wayne tenta di ignorare il richiamo delle tenebre, finché una notte non vi si arrende.

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L’improvvisa riapparizione del Cavaliere Oscuro, ormai considerato solo una leggenda metropolitana, riempie subito il dibattito televisivo, approssimativo e superficiale per sua natura. Come il mondo “reale” recepirebbe Batman è un argomento che affronteremo in seguito, ma lo scenario immaginato da Miller non sembra poi così inverosimile.

Con questa storia Batman torna ad essere lo spietato volto incappucciato della giustizia, il cui terreno di caccia sono i vicoli bui e fetidi di Gotham City. Il Cavaliere Oscuro affonda le mani nel fango in cui sguazzano i criminali della città, ed ha veramente poco tempo per giri attorno al mondo in elicottero ed inseguimenti con il Joker su tavole da surf.

Una narrazione da film

La storia si compone di quattro atti, che coprono gli eventi dalla riapparizione del Crociato Incappucciato fino al suo scontro finale con il simbolo di un governo il cui sorriso maschera le peggiori intenzioni. In ogni capitolo incontriamo antagonisti e personaggi storici della mitologia del Cavaliere Oscuro, fra i quali figurano il commissario Gordon ormai prossimo alla pensione e la vecchia fiamma di Wayne, Selina Kyle.

Le vicende si svolgono in gran fretta, la narrazione è frenetica e le tavole sature di vignette, molte delle quali mostrano momenti a pochissimi istanti di distanza l’uno dall’altro. Le voci narranti e le didascalie accompagnano le vicende senza risultare (quasi) mai troppo invasive, dando a tutta la storia il delizioso sapore di un vecchio Noir poliziesco.

Ma a volte le parole sono di troppo, ed i fatti riescono a parlare benissimo da soli. Come nella sequenza presente nel primo capitolo, dove assistiamo alla scena dell’omicidio dei coniugi Wayne. Una tavola intera con vignette fittissime attaccate l’una a l’altra, non c’è il tempo o il modo di capire cosa stia succedendo finché non succede. In quel vicolo buio ed umido, un bambino che ha paura dei pipistrelli è rimasto solo.

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Andando avanti, però, gli eventi iniziano a susseguirsi in maniera troppo caotica e sbrigativa, pur non fallendo nel proporre al lettore una vicenda avvincente. Il ritmo e la coerenza danno qualche colpo di tosse negli ultimi due capitoli, ma si riprendono magistralmente durante lo a battaglia fra Batman e l’arma definitiva del governo.

Una costante di tutta la graphic novel è la televisione, che appare come numerose vignette dalla forma identica a quella dello schermo di un vecchio televisore a tubo catodico. I mass media si impegnano da subito a coprire tutti gli eventi riguardanti Batman ed il suo inaspettato ritorno, accertandosi sempre di fornire una versione ufficiale che dipingesse il Crociato Incappucciato come un pericoloso sovversivo.

Molti degli elementi di questa graphic novel ispireranno numerosi adattamenti del pipistrello sul grande schermo, proprio a causa della natura molto “action” e cinematografica della storia in questione. Ad ispirarsi alla Graphic Novel furono i Batman di Tim Burton, la trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan (il cui terzo film è fortemente ispirato proprio all’opera di Miller) e persino Batman v. Superman di Zack Snyder. Chissà quali rimandi all’opera troveremo nel prossimo film dedicato al Cavaliere Oscuro.

Il Batman, brutto e cattivo

Il comparto artistico della storia si sposa perfettamente con quello narrativo e con gli eventi raffigurati sulle pagine. Il ché non dovrebbe sorprendere visto che sia storia che disegni sono curati dalla medesima persona. Miller prende tutta la crudezza, lo sporco e la cattiveria delle sue parole e le traduce in illustrazioni.

Le vignette piccole e le inquadrature strette si alternano ad inquadrature ampie e splash-page, ricche di chiaroscuri che nascondono il Pipistrello e lo avvolgono in quelle tenebre che da sempre lo proteggono dagli scontri diretti. Il buio è il padrone incontrastato delle pagine de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, un’oscurità che cela ai malintenzionati il loro peggiore incubo.

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Quando non è nascosto dalle ombre e dall’inchiostro, Wayne si presenta come un vecchio scorbutico e perennemente accigliato, il cui carattere spigoloso e difficile si riflette sul suo viso pieno di rughe e contorto dal risentimento. Durante tutto il racconto, Batman agisce come un eroe di stampo Eastwoodiano, reso duro dalle esperienze passate e determinato a fare giustizia con ogni mezzo necessario.

A questo burbero Batman invecchiato si contrappone Carrie Kelley, una scapestrata ragazzina disobbediente che affiancherà Bruce come suo nuovo Robin (nella continuity ufficiale del 1986, il ruolo di Robin è ancora ricoperto da Jason Todd, che è morto da anni ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Todd morirà nell’universo canonico due anni dopo, nel 1988, per mano del Joker).

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Volti deformi e tumefatti dalle battaglie, sangue che corre ed ossa rotte. Miller non si risparmia niente e grazie all’aiuto del team artistico riesce a mettere in scena alcuni fra i momenti più iconici e memorabili della lunga storia editoriale del Cavaliere Oscuro. Il tratto è brusco, violento e spietato, quasi uno scarabocchio, che da vita alla brutale realtà del protettore di Gotham.

Batman, Miller e la destra americana

Una volta lessi su Twitter una battuta sul fatto che il motivo per cui Batman lascia una parte del viso scoperta è per far sapere alla polizia che, sotto il costume, è bianco. Per quanto quest’affermazione sia da prendere, ovviamente, con la dovuta serietà, offre anche alcuni interessanti spunti di riflessione.

Benché ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro non manchino critiche, anche piuttosto aspre, al mondo della destra conservatrice alla ribalta in quegli anni sia negli USA che nel Regno Unito, la graphic novel è pregna di disprezzo verso la società contemporanea. Non solo verso la falsità e l’ipocrisia delle alte sfere del potere, ma anche e soprattutto verso gli ideali più “di sinistra” che stavano prendendo piede nel dibattito pubblico.

Gli Stati Uniti erano riusciti a liberarsi dalle leggi razziali soltanto negli anni ’60, poco più di 20 anni prima della pubblicazione de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Ciononostante, il razzismo e l’ostilità della classe dirigente americana, principalmente composta da uomini bianchi e protestanti, nei confronti delle minoranze vivono ancora oggi.Batman

Dopo Martin Luther King Jr., Malcolm X, Angela Davis, i tumulti del ’68 e le rivolte di Miami del 1980 scoppiate a causa dell’omicidio di un automobilista nero da parte di quattro agenti poi assolti, nell’aria iniziano a volare parole come “diritti civili”, “abuso di potere”, “razzismo sistemico”. E per molti erano solo questo, parole.

Agli occhi dei conservatori, questi ideali sovversivi avrebbero minato il cuore stesso dell’America, trasformando le nuove generazioni in rammolliti chiacchieroni e radical chic che si nascondono dietro paroloni vuoti come “violazione dei diritti umani” o “pestaggio ingiustificato” per screditare il lavoro dei bravi agenti della polizia americana e lasciare a piede libero ed impuniti i criminali.

Se questa storia vi suona familiare, è perché lo stesso copione si ripeterà nel 1992 con il pestaggio di Rodney King, a seguito del quale Los Angeles verrà quasi data alle fiamme, ed ancora più recentemente con l’omicidio di George Floyd, che ispirerà una grande serie di proteste che da Minneapolis si espanderanno a macchia d’olio in tutto il Paese.

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In un Paese così dilaniato dal conflitto sociale fra i più poveri e la classe dirigente, che quasi si sovrappone alle tensioni sociali di natura raziale, c’è veramente bisogno di Batman? C’è bisogno di un giustiziere che agisce in modo non diverso dai tanti gruppi di vigilantes di estrema destra che popolano gli USA ed il Canada ancora oggi (benché le motivazioni del Cavaliere Oscuro siano ben diverse da quelle di questi animali)?

Spesso questi gruppi agiscono e prosperano con il tacito assenso delle forze dell’ordine americane, storicamente ostili alle minoranze e protette da un sindacato potentissimo che non punisce i propri colpevoli. Mentre afroamericani innocenti vengono seviziati dalla polizia ogni giorno, esaltati armati simpatizzanti per le forze dell’ordine passano, nei circoli conservatori, come eroi nazionali.

Miller, uomo dichiaratamente di destra, guarda con sprezzo il mondo del suo tempo, popolato da rammolliti e teppisti senza controllo, che agiscono indisturbati poiché protetti da un sistema accondiscendente. Batman è quindi il pugno di ferro della legge che punisce borseggiatori e rapinatori spezzando loro le braccia.

Eppure, sotto le amministrazioni Reagan, la polizia americana possedeva un budget di ben 47 miliardi di dollari (che comunque impallidiscono rispetto ai 143 miliardi del 2015) mentre il Department of Housing and Urban Development vide crollare il proprio budget da 32 miliardi ad appena 6,9 miliardi, un taglio del 78% in appena 8 anni.

Forse per alcuni “radical chic buonisti” del 1986, i concetti per cui decine di persone si sono fatte ammazzare in decenni di proteste erano davvero parole vuote, ma per molti altri erano (e sono) ben più di questo. Magari il crimine non si annienta piombando dal cielo vestiti da pipistrello, forse le motivazioni che portano le classi più povere a delinquere sono altre, o forse chi predica uguaglianza e rispetto dei diritti civili sono solo dei professoroni a cui piace riempirsi la bocca.

Conclusione

Con Miller ha compiuto un vero e proprio miracolo, risollevando dal fango un simbolo potentissimo e rinvigorendo la sua forza, fisica ed iconografica. Batman era rinato, più brutale, spietato ed oscuro che mai, pronto a cimentarsi in numerose avventure cariche di misteri, introspezione, violenza e colpi di scena.

Il nuovo gusto pulp delle storie del Pipistrello ebbe immediatamente presa sul pubblico dei lettori di comics americani, ispirando decine di autori ed imponendosi come un must-have sulle librerie di tutti gli appassionati del supereroistico e del fumetto in generale. È tuttavia importante riuscire a comprendere i sentimenti che hanno ispirato l’autore a concepire l’opera così com’è, ed individuare il confine fra realtà e finzione così da non oltrepassarlo.

E voi cosa ne pensate? Avete mai letto Il Ritorno del Cavaliere Oscuro? Se vi intriga la figura della nemesi di Batman, vi invitiamo a leggere un nostro approfondimento sul Joker di Todd Phillips. Continuate a seguirci su MonkeyBit per rimanere aggiornati sulle novità e per scoprire altre interessanti informazioni e approfondimenti per quanto riguarda videogiochi, film, serie televisive e fumetti!

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