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Cyberpunk 2077

Cyberpunk 2077: la canzone dell’amore ritrovato

Questo non è un semplice articolo. È una lettera di un innamorato ferito, una canzone sull’amor perduto e poi ritrovato. Quante volte capita in una vita di soffrire per speranze disattese, per promesse non mantenute, per sogni infranti. Per errori causati dall’impulsività, cose dette o fatte a caldo. Sbagli che poi a mente fredda elabori e a cui, se sei fortunato, puoi porre rimedio. Come nel caso del rapporto travagliato tra gli amanti dei videogiochi profondi ed un’opera magna (seppur incompleta) come Cyberpunk 2077. Bersagliato, distrutto, messo al rogo come un eretico, il gioco più controverso del 2020 è stato crocefisso come nessuno prima. Ma se lo merita davvero? 

Cyberpunk 2077: gioie e dolori di un amore travagliato

Premetto che questo non sarà l’accorato appello di un adoratore spasmodico e ossessivo di tutto ciò che è futuristico e Cyberpunk. Non è neanche l’arringa di una amante spudorato di Keanu Reeves o di CD Projekt Red. Questa è semplicemente la presa di coscienza di un amante, tradito si, ma che ha pur sempre amato. E, soprattutto, capito. Un utente come tanti a cui il titolo si è piantato dopo 77 ore di giocabilità accettabile e piena di compromessi (e bug).

Un povero maledetto da tutte le divinità, a cui il salvataggio principale si è corrotto alla missione finale. E a cui, anche ripartendo da altri slot precedenti di diverse ore, l’ultima boss fight si blocca comunque irreparabilmente. Questa è la mia parte più umana, che diventa razionale e vi parla con il cuore in mano: date una seconda possibilità a Cyberpunk 2077. Se la merita. Amatelo, odiatelo, ma dedicategli il vostro tempo. Vi farà provare la emozioni (e le imprecazioni) più vicine all’amore vero che potreste mai sperimentare.

Cyberpunk 2077

Non so se e quanto miglioreranno le cose per Cyberpunk 2077 nei mesi a venire. Le patch uscite sinora hanno si limato parecchi dei difetti iniziali, ma ne hanno inevitabilmente creati altri. Purtroppo quando il gioco è tanto ampio, quando le interazioni con ambiente e NPC sono praticamente incalcolabili, è naturale che toccandone una si scateni un effetto domino sulle altre. Per ogni ramo secco tagliato, ne spuntano due altrettanto fastidiosi.

Ma a prescindere dal futuro del titolo, il presente va vissuto. Diventate tutt’uno con V, non ve ne pentirete. È sempre bene dire le cose come stanno, anche quando si ha il cuore in frantumi. Anzi, soprattutto quando si ha il cuore in frantumi. E la cruda verità è che, a prescindere da tutto, Cyberpunk 2077 è un grande gioco. Sotto la spessa coltre di critiche, bug e delusione, riesce ad emozionare, divertire, commuovere e far incazzare.

Volente o nolente, ti tocca, nel profondo. Quella maledetta Night City, le sue luci sfavillanti, le sue terribili ombre, le sue maschere, le sue nefandezze, ti entrano sotto pelle. I quartieri a due facce, con una storia in agguato a ogni angolo. Le missioni e gli stralci di conversazioni che recuperiamo che ci danno uno spaccato nudo e crudo di ciò che è la vita nel 2077. Una città risorta dalle macerie della guerra, dalla voragine della corruzione, solo per cadere in un baratro ancora più nero ma, questa volta, ben nascosto.

Cyberpunk 2077

Un viaggio a doppio senso di marcia

Girando per le strade, tra una macchina volante e un passante senza testa bloccato in una panchina, riuscirete comunque a sentire l’elettricità dell’eccitazione scuotervi la spina dorsale. Non saprete mai cosa si celerà nel prossimo vicolo, quale missione potrebbe partire casualmente al vostro prossimo passo. E che missioni. Alcune sono trascurabili, comuni e già viste. Ma altre, la maggioranza a dire il vero, sono di una pregevolezza immensa, uniche nel loro genere. Con una sotto trama contorta e coinvolgente al punto da fare invidia a interi altri giochi che trascurano l’aspetto narrativo.

Con il passare del tempo, mentre la dipendenza vi saturerà sempre più, inizierete a vedere l’oltre, a guardare sotto la scorza. A sentire il cuore pulsante di Night City battere all’unisono con il vostro, il respiro della storia soffiarvi dentro. Sognerete Cyberpunk 2077 la notte. Diventerete dei cittadini veri e propri. Capirete ad ogni ora di gioco come qui, a prescindere dalla vostra moralità, dal vostro stile, il bianco e il nero siano solamente imitazioni di dubbio gusto che sfociano in un’infinità di tonalità di grigio. E realizzerete come non sia poi così diverso dal mondo reale. Vi abituerete a vivere oltre il limite, come tutti in Cyberpunk 2077.

Imparerete a convivere con Johnny Silverhand, inizierete a conoscerlo e a stimarlo, anche se non doveste apprezzare il suo background anarchico. Diventerà il vostro “odiato” amico, la voce nella testa che accompagnerà i vostri viaggi mentali. Vi innamorerete di… eh no, non ve lo dico se no è spoiler. Ma fidatevi, una piccola parte di voi se ne innamorerà inevitabilmente insieme a V. Johnny/Keanu Reeves non entrerà sempre più nella testa solo del protagonista, ma anche nella vostra.

Faticherete a differenziare le vostre scelte, la vostra integrità, da quelle di V. Vi immedesimerete a tal punto in lui, da sentirvi svuotati una volta giunti alla fine del percorso. Come quando terminate un ottimo libro o una buona serie tv. Vuoti e tristi, eppur pieni e appagati. Sazi. Si porterà via con sé una piccola parte di voi. E in compenso ve ne lascerà una enorme, un bagaglio d’esperienze come solo i grandi titoli sanno dare. È successo con me che non ho potuto nemmeno vedere il mio finale, figuriamoci per chi di voi riuscirà a compiere il proprio destino.

Cyberpunk 2077

Date una seconda possibilità a voi stessi e giocatelo

Cyberpunk 2077, come pochi altri titoli, finirà col porvi di fronte al grande dubbio amletico: se le scelte che compiamo in un mondo digitale sono prese dal nostro io reale, se alla lunga metto me stesso in quello che faccio in questo mondo creato a tavolino, quelle scelte sono digitali o reali? Dov’è l’equilibrio tra realtà e fantasia, tra fallimento e successo? E nonostante tutta la rabbia, tutti i problemi e le pecche, qualcosa che riesce a trasmettere tanto, deve avere qualcosa di grande sotto. Cosa? Il cuore di una grande storia che batte. E che finirà per battere all’unisono con il vostro.

Ed è proprio quello che deve fare la forma d’arte del futuro, il gaming, per entrare nella storia. L’avvicinarsi sempre più rapido del mondo videoludico a quello del cinema, la loro indiretta comunione, sta generando opere ibride sempre più coinvolgenti e soddisfacenti. La Braindance di Cyberpunk è più vera e vivida di quanto pensiate e l’abbiamo già sotto gli occhi da tempo, fruibile ad ogni nuovo titolo di questa levatura.

In conclusione, Cyberpunk 2077 ha solo una grande colpa: aver generato un flusso enorme di speranze nel pubblico, aspettative ovviamente cavalcate e ventilate dalla casa produttrice, CD Projekt Red, per tirare l’acqua al proprio mulino. Ma se proprio dobbiamo cercare un vero colpevole, guardiamoci allo specchio. La nostra ingordigia, la nostra mancanza di pazienza, l’incapacità di cogliere il frutto solo quando è maturo, hanno obbligato un enorme ingranaggio a muoversi prima del tempo. E l’effetto a catena che ne è scaturito ha affrettato e rovinato quella che poteva essere una svolta videoludica epocale, trasformandola, agli occhi di chi non è stato abbastanza tenace, in un gioco qualunque. Il cuore ce lo siamo spezzato noi, amici miei. Giocateci un po’ su va, che vi passa. Magari a Cyberpunk 2077.

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