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Cry Macho

Cry Macho Recensione: cavalcare verso il tramonto

Cry Macho non è soltanto l’ultima pellicola di Clint Eastwood uscita in sala, bensì si tratta anche della terza collaborazione con Nick Schenk, affermato sceneggiatore statunitense e co-autore di due importanti film, ossia Gran Torino e Il corriere – The Mule. Queste tre opere costituiscono una sorta di trilogia centrata sull’identificazione di un uomo alle prese con lo scorrere del tempo, con la caducità della vita terrena e con lo sfaldamento di un mito e di una leggenda. Tutte queste caratteristiche conducono verso la rassegnazione, la redenzione e la pacificazione del personaggio interpretato dall’anziano attore e regista.

Uscito il 2 dicembre, Cry Macho racconta di un ex star di rodeo che deve attraversare il Messico e riportare il figlio di un suo amico in Texas. Come già notato dal trailer, le immagini sono dominate da ambientazioni tipiche dell’universo western. Se da una parte Clint Eastwood è abile nell’intrattenere il suo pubblico con il solito e classico repertorio narrativo, dall’altra si individua quel tocco originale capace di rendere moderna la visione del mondo che ci circonda e la messa in evidenza di numerose sfumature ricche di significato e destinate ad entrare nella sfera dell’intimità.

Cry Macho: un road movie incentrato sulla vecchiaia e sull’appartenenza al mondo

Il termine macho equivale alla considerazione di un essere forte, tosto, massiccio, ma molto probabilmente la sua esperienza e il suo stile di vita sono abbastanza sopravvalutati. Mike Milo (Clint Eastwood) è un uomo alla soglia della vecchiaia, non tanto per le sue condizioni fisiche o mentali, piuttosto per una presa di consapevolezza di quello che la vita effettivamente possa rappresentare a seconda delle scelte prese lungo il cammino dell’esistenza, considerato meraviglioso e tortuoso al tempo stesso, con i suoi accaduti belli e brutti. Il senso della sua forma e della sua sostanza è un punto interrogativo che potrebbe riempirsi con una molteplicità di risposte imperfette e indefinite. Oppure, secondo un approccio realistico, con nessuna.

In fondo Mike ha abbracciato calorosamente questa saggia senilità come ultimo stadio dell’anima e trascorre i suoi ultimi anni in uno stato di calma e serenità. Il passato glorioso non se l’è dimenticato, però si rende conto dell’essenziale sfuggito e cerca di riconquistarlo con il potere più forte di tutti: l’amore. Mike è questo: un uomo che cammina lento, che parla poco, che non reagisce in modo violento e aggressivo, che accetta chiunque in quanto persona, che trova l’armonia nei semplici gesti e l’empatia con una serie di individui sconosciuti e dispersi nel nulla.

Cry Macho

Ciò che il personaggio di Clint Eastwood osserva attentamente è la superficialità di un mondo incapace di comunicare con se stesso e le sue componenti. I genitori di Rafo (sono coinvolti in conversazioni private che sfoceranno nell’attaccamento al denaro e nel duello vendicativo. Gli scagnozzi di Leta (Fernanda Urrejola) sono insistenti nella loro stupidità per apparire desiderosamente come persone rispettabili e pericolose. Dietro a questo scempio di spettacolo, il vecchio cowboy trova consolazione e conforto nella crescita del giovane ragazzo abituato alla vita di strada, ma soprattutto negli animali (cavalli, pecore e animali).

Mike prova una forte empatia per le creature graziose e innocue e cerca sempre di aiutarle nel momento in cui sono ferite fisicamente o emotivamente. Inoltre un gallo di nome Macho accompagnerà i due uomini fino alla destinazione, e la sua presenza rappresenterà un profondo riscatto personale per entrambi i protagonisti. Un altro elemento a sfavore del cosiddetto mito del duro è la brusca decadenza della sua virilità, ponendo la figura del maschio in una posizione di imbarazzo totale. E così il regista statunitense privilegia la donna.

“Il lungometraggio pone l’accento su alcune tematiche della sua filmografia, ma la sceneggiatura risulta altalenante nelle fasi di sviluppo”

Nonostante questo carico di tematiche notevole e interessante per approfondire un’altra pagina di questa carismatica personalità della settima arte, Cry Macho presenta qualche problema con la stesura della sceneggiatura: ci sono determinati punti in cui la scrittura sembra accompagnata da dialoghi asciutti e didascalici, e le reazioni dei personaggi vengono troppo appiattite dalla finzione scenica. Diciamo che è stata sottovalutata l’attenzione realistica delle sfere psicologiche di ciascun attore davanti alla macchina da presa e resa assoluta la funzione simbolica e metaforica.

Poi osservando lo stesso Eastwood nel duplice ruolo di istrione e regista, si percepisce una stanchezza legata a una buona idea di partenza e a una debole successione degli eventi. Esso è tratto da un romanzo di N. Richard Nash, pubblicato nel 1975, e questa scelta non l’ha motivato tanto da plasmare in una storia già raccontata una resa stilistica più efficace e raffinata. Il suo personaggio è pieno di rimorsi e rimpianti, accarezza il presente senza lasciarselo sfuggire, ma alla fine questi due piani d’incontro non si combinano nel migliore dei modi e rischiano di lasciarsi andare l’un l’altro.

Cry Macho

C’è comunque da dire che un uomo di 91 anni è riuscito a realizzare con le sue mani un film non perfetto, ma che arricchisce la sua filmografia per quanto riguarda il tocco registico e il fascino dei luoghi e dei tempi. In Gran Torino abbiamo un ex veterano che si rassegna a un mondo che non lo riconosce per le sue gesta passate, e ne Il corriere-The Mule c’è un guidatore pronto a rincorrere le destinazioni sbagliate e riceverà il perdono con drastiche conseguenze, mentre qui vediamo un vecchio uomo divorato dal tempo che vuole soltanto tenere ben protetta la sua contentezza ultima.

Cry Macho: la volontà di un anziano di realizzare ciò che ama senza freni inibitori

Clint Eastwood è entrato di diritto nella storia del cinema: non tanto per la realizzazione di certi progetti considerati capolavori dalla critica e dal pubblico, ma anche per aver dimostrato all’essere umano di non farsi scoraggiare dai segni di decadimento fisico e mentale e afferrare ciò che si fa con impegno e passione senza che qualsiasi ostacolo imprevedibile possa fermarci. Eastwood è la prova vivente di questa teoria e noi di MonkeyBit siamo contenti della sua lunga strada percorsa e attraversata con i momenti di gloria e quelli di crisi.

Il trentanovesimo film, anche se non è un prodotto perfetto, si lascia guardare per i motivi sopraelencati e per la messa in mostra di una lucidità contrastante nei confronti di un presente così fugace, minaccioso e senza pietà. Sarebbe stupendo sentire quella sensazione di leggerezza su tutto quello che accade nelle nostre vite, ricordando che siamo pezzettini minuscoli in un vasto oceano sconfinato e che i nostri valori contino realmente nelle situazioni di affetto, di rispetto reciproco e di uguaglianza universale.

The Review

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Cry Macho

Conclusione

Cry Macho è senza alcun dubbio un film da non perdere per la conferma inedita di un mito immortale come Clint Eastwood. La trama offre delle particolari sfumature che permettono allo spettatore di entrare in contatto con una gamma di elementi ricorrenti nella filmografia eastwoodiana. La sceneggiatura non è una delle migliori e forse fa perdere quell'energia onnipresente dal punto di vista delle tematiche narrative. Ma nonostante i difetti individuati, non è una visione da buttare via.
El Camino

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