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Crimes of The Future

Crimes of The Future recensione

David Cronenberg è un regista che ha fatto la storia. Il padre del body horror, dopo una serie di film in cui si era definitivamente distaccato dal suddetto genere, riprende in mano la sua creatura e la inserisce nel filone fantascientifico distopico. Crimes of The Future è difficilmente etichettabile; per questo motivo, la recensione che state leggendo avrà un’impronta analitica e potreste trovare all’interno piccoli spoiler che non andranno ad intaccare minimamente la visione. Il film è distribuito nelle sale italiane da Lucky Red, nel cast troviamo Viggo Mortensen, Kristen Stewart e Léa Seydoux.

Di seguito trovate la sinossi ufficiale e il trailer di Crimes of The Future.

Quando la specie umana si adatta a un ambiente sintetico, il corpo subisce nuove trasformazioni e mutazioni. Con la sua compagna Caprice (Léa Seydoux), Saul Tenser (Viggo Mortensen), famoso artista e performer, mostra pubblicamente la metamorfosi dei suoi organi in spettacoli d’avanguardia. Timlin (Kristen Stewart), un investigatore del National Organ Registry, segue ossessivamente i loro movimenti, quando viene rivelato un gruppo misterioso La loro missione: usare la notorietà di Saul per far luce sulla prossima fase dell’evoluzione umana.

Crimes of The Future: la contemporaneità come disagio evoluzionistico

Nei film del passato del regista canadese la mutazione della (nuova) carne assumeva connotazioni morali, ma essa veniva inserita in contesti di genere e in discorsi più ampi. In Crimes of The Future diventa il fulcro della narrazione. Nelle ultime pellicole di Cronenberg la parola assume una forma sessuale o di virus (Gianni Canova), un veicolo per esprimere il proprio malessere e, soprattutto, per trasmetterlo agli altri. Il bambino ingerisce “cose” sintetiche come la plastica: può digerirla, può riciclarla. E se l’evoluzione dell’essere umano arrivasse a ciò? Se per sopravvivenza sviluppassimo effettivamente nuovi organi in grado di assumere sostanze sintetiche?

Cronenberg non è mai stato manicheo, ma è stato profetico nel descrivere i comportamenti e le crisi della contemporaneità. In questo film dunque si mostrano due scuole di pensiero in questo ipotetico (?) futuro. La prima pensa che i nuovi organi siano effettivamente una risorsa (il bambino ha ereditato geneticamente la capacità di digerire la plastica), la seconda vive questa deriva corporale come una nuova forma di spettacolo (il concorso di “bellezza interiore”).

Crimes of The Future

Non esiste la scuola di pensiero giusta e quella sbagliata: esistono semplicemente. La glacialità con cui Cronenberg mostra e non giudica è la stessa di sempre: il sesso (nuovo e “vecchio”) non è erotico né pornografico, è concettuale, libero, ricco di curiosità. Il regista, a costo di risultare ridondante, mostra l’ossessione dell’essere umano a rendere eccitante ogni possibile forma di stimolo: questa volta sono proprio i neo-organi e la chirurgia ad essere i protagonisti delle nuove esperienze sessuali.

Il fascino del film sta anche nei non-detti: è curioso come un regista così verboso (da non leggere come un difetto, ma come una constatazione sui suoi ultimi lavori) nasconda tantissimo nelle immagini. Il bimbo ad esempio vuole mangiare dal mare: chiaro riferimento all’inquinamento e alle isole di plastica. Nella pellicola si parla del “mondo”, ma vediamo in realtà una piccola società (il lungometraggio è stato girato in Grecia), per giunta marginale e, probabilmente, emarginata: Cronenberg, dunque, si limita a suggerire – attraverso una logica inferenziale che lo spettatore è chiamato a seguire – che se i problemi e i disagi della società sono così “ingombranti” in una micro-realtà, in una macro-realtà non possono che essere decisamente più pericolosi.

“Dobbiamo creare una mappa che ci guidi nel cuore dell’oscurità”

Crimes of The Future riflette sull’arte concettuale e tutte quelle forme d’arte non riproducibili (body art, performance art, narrative art); c’è chi ci crede realmente (Saul) e chi invece non è portato perché non-reale come il ballerino, il quale vuole che nel mondo si ascolti di più, ma le orecchie che si cuce addosso sono finte, non funzionano come orecchie: l’organo uditivo non svolge il suo compito.

Fatte le dovute contestualizzazioni e precisazioni, mi sento di poter dire che vi è una forma di autoironia e autocritica. Gli organi di Saul che vediamo sono terribilmente posticci, finti, non sono proprio credibili in CGI. Ciononostante, non possiamo fare a meno di vederli e crederci per sentire cosa Cronenberg (ancora una volta) ha da dirci: non è più il regista d’un tempo che realizzava in modo analogico (ergo reale) esplosioni di teste (Scanners) e pistole fuse nel corpo umano (Videodrome), oggi asseconda l’occhio contemporaneo – dello spettatore e non solo – abituato al digitale.

Crimes of The Future

Non è una novità che nel cinema di Cronenberg il corpo diventi il luogo in cui si manifestano le ossessioni umane, ma qui, forse più che mai, il cineasta ne dà una spiegazione chiara, tangibile, realistica. Nei precedenti film vi era sempre un elemento fantascientifico che trasformava alcuni esseri umani normali in esseri muta(n)ti. Crimes of The Future ha una premessa differente, quasi inversa: tutti sono mutati e si cerca la normalità, il corpo. Ma le mutazioni sono, per la loro stessa natura, instabili: dunque siamo all’alba di un nuovo uomo con nuove ossessioni, nuovi corpi. Un eterno ritorno, una “nuova carne” da glorificare – perdonate la banalità.

Si potrebbe accusare Cronenberg di eccessiva ridondanza, ma d’altro canto i grandi registi sono ossessivi, ridondanti per natura, ma Cronenberg, rispetto a molti altri, si è sempre evoluto. Questo film racchiude tutti i suoi stilemi: consigliamo la visione solo a chi conosce il suo cinema per comprenderne i temi, il linguaggio, gli stilemi e la poetica. Se sia da annoverare tra i migliori film del regista è ancora presto per dirlo. Una cosa è certa: dove c’è Cronenberg alberga un cinema riflessivo, da analizzare con acume e senza limitarsi a misere letture o, peggio, banalizzandone la complessità. Invitiamo quindi i lettori di MonkeyBit a vedere il film con curiosità e voglia di elaborare quanto visto tramite letture critiche e analisi di professionisti del settore.

Infine, ci tengo a fare una breve postilla sull’edizione italiana del film. Il doppiaggio non convince: in molte scene il risultato finale è imbarazzante e/o non credibile. Un vero peccato dal momento che gli attori sembrano in stato di grazia, in particolare Viggo Mortensen che con Cronenberg a dirigerlo è una garanzia di grandi prove.

Comments

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    Nice i really enjoyed reading your blogs. Keep on posting. Thanks

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