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Coraline e la porta magica

Coraline e la porta magica: i bottoni della stop motion

Coraline e la porta magica è un film d’animazione realizzato in tecnica stop motion nel 2009 e rappresenta il primo lungometraggio d’esordio di Laika, uno dei più importanti studi a passo uno. La compagnia fu fondata da Phil Knight, proprietario dell’azienda Nike, che dal 2005 in poi ha portato il nome dello studio tra quelli maggiormente rinomati dell’epoca attuale, con ben cinque opere in attivo e altrettante nomination agli Oscar. Nel 2019 il loro ultimo progetto, Mister Link, è riuscito nuovamente ad ottenere la candidatura e soprattutto a conquistare il box office con un totale di 26,565,710 dollari (qui trovate il link dove parliamo di questo straordinario prodotto). Ma la carriera di Laika non sarebbe stata la stessa se non avesse avuto un debutto così eccezionale con Coraline e la porta magica, diventando un vero e proprio cult a tinte dark.

Il lungometraggio è basato sull’omonimo romanzo breve scritto da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean, vincitore nel 2003 dei rinomati Premio Hugo e Premio Nebula. Oltre ad altri importanti riconoscimenti letterari, Coraline è diventato un adattamento cinematografico affidato alla maestosa regia di Henry Selick, uno dei volti più popolari del mondo animato.

L’autore, infatti, molte volte è stato nascosto dalla grande ombra del maestro Tim Burton a cui è legato tutto il successo di Nightmare Before Christmas. Il loro rapporto si incrinò notevolmente pochi anni dopo quando Burton gli produsse il film in live-action e stop-motion, James e la pesca gigante che fu un flop al box office. Egli accusò il noto film-maker e la produzione perché aveva avuto una scarsa promozione e poche attenzioni, considerandolo come un prodotto poco degno di nota, ed i due si allontanarono definitivamente. Da queste premesse Laika decise di affidargli la regia di Coraline e, poco dopo la sua uscita, Selick ha abbandonato lo studio per altri impegni lavorativi.

Ciò che maggiormente salta all’occhio è come la stop motion sia la principale vena artistica di uno studio d’animazione che ha fatto della tecnica il suo distintivo timbro di riconoscimento, con una qualità di notevole rilevanza. Coraline è l’inizio di un grande viaggio.

Coraline e la porta magica

Il mondo parallelo di Coraline

Il film è la storia di Coraline, una ragazzina dai capelli blu, che insieme ai genitori si trasferisce in una casa isolata di nome Pink Palace. La sontuosa abitazione, però, nasconde una piccola porta chiusa a chiave ed è qui che scoprirà in essa il passaggio ad una realtà parallela che la porterà poco a poco al centro dell’inganno. Il lungometraggio d’animazione è molto fedele al romanzo breve su cui è basato, rispecchiandone a pieno le atmosfere misteriose racchiuse nelle parole su carta.

Ciò che differisce in maggior misura sono alcuni piccoli dettagli che Selick ha voluto aggiungere per dare una più completa raffigurazione sul grande schermo di Coraline, come per esempio l’aggiunta del personaggio freak di Wybie Lovat, la bambola dagli occhi abbottonati raffigurante la piccola protagonista o l’aspetto del sogno. Il genio dell’autore ha deciso di immergere nella narrazione filmica dei nuovi elementi per marcare il netto distacco che c’è tra libro e pellicola, consapevole che il compito dell’adattamento cinematografico non è quello di portare sullo schermo riga per riga il racconto, bensì ritrarne la sua più fedele natura. 

Coraline e la porta magica 2

Come i due mondi paralleli presenti in Coraline, letteratura e cinema si fondono in una formula che può risultare simile ma non del tutto uguale. La protagonista del film nella nuova abitazione viene mostrata come una ragazzina desiderosa di affetto e di attenzioni, tutte cose che i suoi genitori dediti completamente al lavoro non le offrono. Scena per scena, sequenza per sequenza, ci vengono delineati dei genitori non curanti e menefreghisti della loro figlia. Non la accontentano in nessuna richiesta, le vietano di uscire per non sporcarsi di fango, le danno da mangiare dei piatti preparati in maniera sbrigativa e le dicono continuamente di star lontana da loro nei momenti in cui lavorano. In questo clima di profondo rifiuto, la piccola Coraline troverà in una stanza della casa una porta apparentemente murata, ma che scoprirà essere un passaggio verso il mondo dei suoi sogni.

Selick si immerge nelle sequenze psichedeliche che rappresentano un portale che conduce ad una realtà parallela dove altri genitori, in apparenza uguali ai veri, sono lo specchio di tutti i desideri incompiuti che Coraline ha sempre voluto soddisfare. L’unica differenza è che gli occhi non sono contemplati, al loro posto ci sono dei bottoni neri cuciti come fossero bambole. Una realtà parallela che, però, nasconde un infausto segreto.

Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore.

Quando si incontra la perfezione assoluta senza nemmeno una sbavatura significa che qualcosa di contorto e oscuro è in agguato, una condizione che infatti è il filo conduttore che lega realtà e finzione. Il mondo che sogna la protagonista è in realtà un incubo che affiora con il passare dei minuti. Una rivelazione di paura e terrore dalla quale salvarsi e tornare alla vera vita, quella fatta di cose che accettiamo pur non piacendoci a pieno.

Coraline e la porta magica 3

La tematica burtoniana

Il tratto caratteristico di Tim Burton è molto presente in Coraline e la porta magica, inutile negare che il grande autore nato a Burbank è riuscito con il tempo a segnare uno stile ed un’estetica a cui molti altri registi si sono ispirati o hanno attinto per costruire le loro opere. Sin dai grandi esordi con Edward mani di forbice e Beetlejuice, Burton ha sempre ritratto personaggi dall’anima di reietti, facendoli vivere in realtà gotiche, oscure e orrorifiche.

Non è un caso che l’animazione di Coraline rispecchi molto questo stile, seguendo le orme di un maestro che ha dato il via ad un genere di cinema così caratteristico. La poetica di Henry Selick, nonostante le forti similitudini burtoniane, emergono sempre con grande impatto soprattutto nell’aspetto profondo e filosofico che egli dona alle sue figure. La maggior ambiguità d’animo dei suoi freak è ciò che lo allontana da Tim Burton, autore che invece concentra la sua attenzione nell’aspetto visivo ed estetico in chiave pop.

Chiaro è che la tematica burtoniana, come qui la vogliamo definire, è senza dubbio quella che ha portato un lascito indelebile che rimarrà intatto nella storia. Un cinema oscuro fatto di realtà visionarie che viaggiano al contrario rispetto ai mondi della realtà più autentica, dove la corruzione umana più recondita è il principale carburante dei suoi protagonisti, da Pee-wee’s Big Adventure al più recente Dumbo. Questo è tutto quello che sorregge un titolo come Coraline, un prodotto che attinge, fa tesoro della lezione e che fa suo l’insegnamento.

Passo uno in Coraline

Non si può non parlare dello stop motion presente in questa enorme opera di Selick, grande esperto giacché in Nightmare Before Christmas mostrò già l’immenso talento nella faticosa impresa del passo uno. Non c’è da dubitare che quello che Laika propone da 15 anni a questa parte è uno stop motion che rasenta la perfezione più assoluta, rendendo le movenze dei suoi personaggi così fluide da sembrare animazione in 3D.

La lavorazione di Coraline e la porta magica, tra riprese e post-produzione, ha richiesto quasi tre anni di lavori, e l’autore, nonostante avesse preso in considerazione la possibilità di realizzare la storia con l’animazione in digitale o in live action, alla fine decise di tuffarsi in quello che più rispecchia la sua personalità. Il mondo intero del film nasce dalla fantasia, in particolare dalle menti creative degli animatori, che muovono i personaggi di pochi millimetri per ogni singola inquadratura. Ed è proprio in questo movimento che sta la natura unica di questo modo di fare cinema.

“Il miracolo dello stop-motion, e una delle ragioni per cui per me è così magico, è quello che vedi quando vedi nascere e vivere un personaggio; una vera performance dell’animatore attraverso il pupazzo. I personaggi devono muoversi, fermarsi dove è segnato e dire le battute come farebbe ogni attore in carne e ossa.”

Fare cinema in modo manuale non si discosta comunque dal farlo normalmente; questo perché anche nella fase pre-riprese i pupazzi, equivalenti di attori, vengono vestiti, pettinati e trasformati nella versione migliore possibile affinché vengano filmati, proprio come in un normalissimo film. Ecco, quindi, che la sottile linea che differenzia le due realtà, vicine e distanti allo stesso tempo, risulta essere l’ingrediente segreto dell’animazione in stop motion.

Coraline e la porta magica 4

Coraline e la porta magica è un film d’animazione straordinario che ogni amante dello stop motion dovrebbe vedere, non solo perché è firmato da Henry Selick, ma anche per il fatto che questo racchiude nella sua scatola molte caratteristiche che ogni appassionato di Tim Burton apprezzerebbe. Possiamo senza dubbio affermare che ormai Laika è un nome che garantisce una grande garanzia, con la sua qualità impeccabile e con il loro talento, capace di dar vita a delle storie come quelle di Coraline. Forse ognuno di noi vorrebbe vivere in un luogo perfetto dove sogni e desideri si avverano subito, ma dovremmo cucirci gli occhi con dei bottoni per non accorgerci che è tutta una finzione.

 

 

 

 

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