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Console più rare mai realizzate: tra esperimenti e scommesse

Quando si parla di vecchie console non bisogna solo mettere in mezzo i sentimenti. Durante il passare degli anni ogni nuova generazione di piattaforme si prendeva il carico di innovare completamente il mercato con invenzioni che hanno dell’incredibile. Lo sviluppo tecnologico è sempre andato a pari passo con il settore videoludico e se oggi possiamo permetterci di giocare con il Ray Tracing grazie ad una macchina da 500 euro è soprattutto grazie questo sforzo. Sulla voglia di innovare ne siamo certi ma sul successo di ognuna di queste proposte non possiamo che porci dei sani dubbi.

Di esperimenti falliti ne abbiamo visti a bizzeffe e alcune volte hanno decretato la caduta di un’intera azienda. Prototipi mai rilasciati, console prodotte in copie risicate, regionalizzazioni insensate e vere e proprie scommesse finite malissimo hanno dato alla luce una nuova branca del collezionismo. Oggi cercheremo di raccogliere i casi più eclatanti scartando di proposito edizioni speciali di console prodotte per eventi specifici come tornei.

Il motivo di questa scelta è davvero semplice e risiede nello scopo principale di questo articolo e del redattore che ve lo sta proponendo. Quello che cerchiamo di fare con MonkeyBit è rendere il pubblico più consapevole di quello che ha in casa cercando di fare un pochino di “divulgazione”, e non una lista della spesa. Vediamo subito quello che ci riservano le console più rare di tutti i tempi a cui, nonostante l’evidente fallimento, dobbiamo comunque parte della nostra passione.

Sega Genesis CDX

Qui non stiamo parlando di una console del tutto nuova, bensì di una versione evoluta del Sega Genesis, o Mega Drive in Europa. Ai tempi i CD erano un sistema innovativo per trasportare grandi quantità di dati ed erano sicuramente più economici e rapidi delle care e vecchie cartucce. Questi, oltre ad assicurare quindi giochi più dettagliati date le maggiori quantità di texture presenti, aprivano le porte ad un mondo davvero controverso, la pirateria.

Questo è un altro discorso che vedremo meglio in un’altra console ma non è il vero motivo per il fallimento del CDX quanto la terribile assenza di titoli validi. Oltre al fenomenale Sonic CD non ci ricordiamo altri giochi per cui valesse la pena fare questo upgrade; nemmeno l’esperimento dei film interattivi fu memorabile, anzi lasciavano a desiderare. Anche il prezzo non era del tutto accessibile e non conveniva acquistare un CDX per 400 dollari nel 1994, quando in cantiere c’erano 3DO e soprattutto PlayStation.

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Nintendo 64DD

Nintendo e CD sono due parole che raramente abbiamo trovato in accordo. La passione sfrenata di questa azienda per le cartucce, che vediamo ancora oggi su Switch, si può ritrovare nel terrore per la pirateria. Detto questo ai tempi del Nintendo 64 era evidente che questo metodo di costruire e pubblicare giochi era sicuramente il migliore e una conferma la diede soprattutto la temibile PlayStation.

La fine di Nintendo 64 è derivata soprattutto da quest’ultima rivale che con 3 dischi riusciva a restituire un capolavoro che avrebbe richiesto decine e decine di cartucce, ovviamente stiamo parlando di Final Fantasy VII. Alla fine quindi anche Nintendo si arrese al mondo dei CD, floppy-disk per la precisione, ma ovviamente non finì bene. La casa di Kyoto è arrivata in ritardo e, per non rischiare troppo, pubblicò il Nintendo 64DD solo in Giappone, con pochissimi giochi e qualche software di lavoro e editing davvero molto basilare.

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Virtual Boy

Sempre parlando della grande N troviamo uno degli esperimenti peggio riusciti della storia dei videogiochi. Il Virtual Boy proponeva una versione molto spartana di realtà virtuale con una grafica che andava poco oltre a quella di un semplice Super Nintendo. Il tutto si presentava come una console portatile e vi basterà guardarla per capire quanto sia assurda questa affermazione. La qualità complessiva era bassa, i giochi erano pochi e mediocri e i feedback degli utenti davvero pessimi.

Ci furono casi di ragazzi che si sono sentiti male. Giocavano ad una console che proprio non voleva prendere piede e, come se non bastasse, ogni gioco era completamente monocromatico (per la precisione ad un fastidiosissimo rosso). Provare un Virtual Boy nel 2021 è un’impresa davvero ardua, ma prendendo un semplice Oculus Quest noterete immediatamente quanto sia importante la qualità visiva in un ambiente di realtà virtuale. Detto questo non sappiamo se è merito del Virtual Boy se oggi la passione per questo tipo di piattaforme è così alta, ma a Nintendo diamo solo il merito di averci provato.

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Atari Cosmos – la console 3D

La voglia di ampliare il modo di giocare e di rendere più immersiva ogni esperienza videoludica non è mai mancata nella storia. Testimone di questo tipo di scommessa è sicuramente Atari che con il suo Cosmos proponeva uno stile di gioco davvero particolare. La console era composta da una plancia di comandi, uno schermo che si sviluppava in profondità e due ingressi. Questi erano dedicati ai giochi e a dei particolari fogli di acetato che servivano a dare tridimensionalità all’ambientazione del titolo.

I titoli quindi si dovevano sviluppare tramite ologrammi e capite bene che questo, nel 1980, era forse un po’ troppo ambizioso come obbiettivo. Il risultato difatti era davvero particolare e sicuramente non adatto a nessun tipo di giocabilità, quindi il capoccia di Atari, ai tempi Ray Kassar, decise di non pubblicare le mille console prodotte. Detto questo si dice che nel mondo esistano dei prototipi funzionanti, il loro valore è completamente fuori di testa e ciò ha contribuito a rendere il Cosmos una delle console più rare della storia.

Nintendo PlayStation – una console unica

Ora che vi siete puliti gli occhiali dobbiamo avvertirvi che avete letto bene, Nintendo PlayStation stava per vedere la luce e, come avrete già intuito, è stata ideata da Sony. Questo esperimento, similmente al Nintendo 64DD proponeva un nuovo modo di pubblicare giochi sulla propria piattaforma arrendendosi all’avveniristico sistema dei CD. Nintendo fece quindi un’accordo con la mirabolante Sony per produrre questa versione del Super Nintendo, console che abbiamo già trattato in uno speciale, in licenza con un supporto per CD, senza rinunciare ad una porta per le care e vecchie cartucce.

Il prototipo era pronto, ma Nintendo fece marcia indietro cercando un altro partner con cui dividere i guadagni della nuova console in maniera più conveniente. Il “vincitore” fu Philips con cui qualche anno dopo pubblicò il terribile Cd-i, ma Sony non rimase in mano con un pugno di mosche. Tutto lo sviluppo tecnologico gli sarebbe servito per pubblicare poi nel 1994 la vera e propria PlayStation che, come tutti sappiamo, fu un successo senza precedenti. L’unico prototipo esistente di questa strana creatura è stato recentemente venduto per una somma a sei cifre, giusto per far capire la rarità.

Queste erano le console più rare della storia dei videogiochi. Come potrete vedere non stiamo parlando di pezzi di pregevole fattura, ma che, in un modo o nell’altro, hanno sicuramente segnato la storia di questo medium. Senza un’avara Nintendo forse oggi non avremmo la PlayStation 5 e forse senza un penoso Virtual Boy la realtà virtuale sarebbe ancora soltanto un sogno. Per altri contenuti originali, news e guide continuate a seguirci qui su MonkeyBit e sui nostri social.

Unico prototipo ritrovato di Nintendo PlayStation

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