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Concrete Cowboy

Concrete Cowboy: Recensione del western al giorno d’oggi

Concrete Cowboy è un film presentato al Torino International Film Festival e distribuito a partire dal 2 Aprile 2021 sulla piattaforma streaming di Netflix. Si tratta dell’adattamento cinematografico dell’acclamato romanzo Ghetto Cowboy scritto da Greg Neri, autore americano noto in particolare per il suo lavoro nel mondo della narrativa per giovani adulti.  Tra i suoi scritti è interessante citare anche Yummy: The Last Days of a Southside Shorty, una graphic novel che narra la vera storia di un ragazzo di nome Robert “Yummy” Sandifer che a soli 11 anni uccise una ragazza adolescente con un colpo di pistola.

Ricky Staub, regista indipendente che cavalca il mondo del cinema da ormai un paio di anni in sordina, ha deciso dunque di occuparsi per questa trasposizione di Concrete Cowboy sia della regia che della sceneggiatura. Il cast vanta dei nomi ben noti al pubblico come Idris Elba, nel cui prossimo progetto sarà impegnato con James Gunn nel nuovo Suicide Squad, ed il giovane Caleb McLaughlin acclamato per il suo personaggio interpretato nella serie tv di successo Stranger Things. Le basi dunque per la riuscita di un ottimo film ci sarebbero tutte, soprattutto considerando l’interessante storia racchiusa nel libro di Neri, ma paradossalmente questo è proprio uno dei punti più deboli della pellicola.

Una storia Americana

La trama ruota attorno a Coltrane Cole, un ragazzo di Detroit che inizia ad intraprendere una strada verso la criminalità, soprattutto per i suoi comportamenti illeciti all’interno della scuola e nelle strade. La madre, per cercare di fermare sul nascere questa indole negativa del figlio, decide di lasciarlo solo a Philadelphia vicino la casa del padre Harp, che fino a quel momento era stato per lui completamente assente. Quello che però il giovane non si aspetta è che Harp gestisce nella zona di Fletcher una stalla di cavalli insieme ad altri suoi fedeli amici storici, un posto sicuro per tutti coloro che vogliono stare lontani dalla criminalità che circonda le strade circonstanti.

concrete cowboy

Da qui inizia Concrete Cowboy, un film che ad un primo impatto rappresenta quasi un omaggio moderno al western, un genere che ha fatto la storia di questa settima arte e che ancora oggi continua a far entusiasmare per la sua bellezza fatta di cappelli, pistole, paesaggi sterminati e tanti altri elementi che ne hanno segnato l’immaginario collettivo. Qui lo spettatore si trova di fronte uno scenario riconoscibile, quasi come se fosse uno spazio fermo nel tempo, una piccola oasi dove respirare la storia che ha contraddistinto intere generazioni. Il protagonista dalla città urbana e periferica viene catapultato in un mondo che non appartiene più al presente, eppure reale sotto gli occhi dell’incredulità.

 Il giovane protagonista riesce a trovare la maturazione con l’evolversi della narrazione, beat dopo beat

 

La prima occhiata a questo aspetto è infatti molto bella perché viene inquadrata propria una tipica scena che si può trovare in uno dei western classici, con cavalli legati ed un fuoco dove dei cowboy sono intenti a raccontarsi storie della loro vita. La cosa interessante è che tutto questo è a pochi metri dalla civiltà moderna, dove le macchine hanno preso il posto della natura da anni ormai. Una storia americana, dunque, riconoscibile per la memoria passata e che trova uno scorcio moderno in un paese che primo tra tutti ha conosciuto il passaggio verso la modernizzazione.

concrete cowboy

Senza ombra di dubbio si è parlato di western, ma Concrete Cowboy ne offre solo un piccolo omaggio, perché ciò che emerge di gran lunga con maggiore impatto sono altre tematiche. Prime fra tutti la relazione complicata tra padre e figlio, che con lo svilupparsi degli eventi riesce a trovare un punto di incontro tra i due per essere qualcosa di imprescindibile. Cole prima di trovare la sua vera attitudine è costretto a vagabondare di casa in casa alla richiesta di un tetto sotto cui ripararsi, visto che le regole da rispettare non sono il suo forte. Il giovane protagonista riesce a trovare la maturazione con l’evolversi della narrazione, beat dopo beat, abbandonando la cattiva via per intraprendere quella giusta e corretta.

Tra libro e film

La figura del padre severo sarà fondamentale per far nascere in lui un senso di accettazione nei suoi confronti, un desiderio recondito nell’avere al suo fianco quel padre che tanto vorrebbe nei momenti della sua vita. C’è però un problema essenziale nei temi messi sullo schermo da Staub, ossia che tutto rimane piuttosto marginale e non approfondito. Il background che ci viene offerto nel rapporto familiare è praticamente nullo e questo porta a dei punti di domanda che purtroppo non riescono ad essere soddisfatti fino alla fine. La costruzione dei personaggi stessi è fin troppo abbozzata e questo non aiuta con l’immedesimazione nei loro confronti, facendo risultare i momenti di maggior tensione abbastanza apatici.

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Stesso discorso vale anche per quelli secondari, in particolare le storyline si sorreggono su decisioni incomprensibili ed in totale contrapposizione con quello che un determinato personaggio pensa. C’è dunque un lavoro di scrittura non eccelso, forse anche per il fatto che si è voluto mettere sul fuoco troppo. Nel libro tutto trova il suo spazio, qui nel film invece non c’è focalizzazione sul vero aspetto principale che muove i restanti fili. Purtroppo è tutto sullo stesso piano e in una narrazione cinematografica questo non può mai funzionare. Ed ecco che dunque emerge l’aspetto della trasposizione. Adattare è una questione di tempo, ossia quello che bisogna prendere in considerazione per la durata del film. Un lungometraggio, che sia di 1 ora e mezza o 2 ore, non potrà mai contenere tutti gli elementi di un romanzo di 200 pagine. Anche se si riuscisse a farlo, certamente bisogna costruire dei piani di interesse tagliando, allungando, ricostruendo e riadattando in una veste nuova quello che risulta nel romanzo fondamentale.

Una scena in particolare riesce a trasmettere tutto questo, accompagnata da note musicali che incantano, in un momento dove un cowboy storpio ritrova la libertà di “camminare” in sella al suo destriero

Nonostante i problemi che sorgono, ci sono però interessanti questioni affrontate in maniera profonda. Seppur con poche scene di riguardo, emerge in tutta la sua forza la natura vista come salvezza dalla condizione umana. Quello che la città e la strada offre non è tutto rosa e fiori, ma un posto dove saper vivere con cautela per non essere inghiottiti da quello che di negativo esiste. La serenità del contatto primordiale con la natura regala quella sensazione di pace tanto ricercata. Una scena in particolare riesce a trasmettere tutto questo, accompagnata da note musicali che incantano, in un momento dove un cowboy con disabilità ritrova la libertà di “camminare” in sella al suo destriero. Le gambe non si muovono, ma lui va avanti grazie al cavallo che galoppa.

Concrete Cowboy è un film che omaggia il passato per raccontare un presente a tutti gli effetti vivo e concreto. I cowboy non sono scomparsi dalla memoria di alcune persone e questo lo si nota principalmente dal fatto che ancora esistono. Si può ancora avere il privilegio di vederli cavalcare su strade asfaltate, emozionandosi di fronte alla storia. Il film nel complesso risulta un prodotto godibile, con problemi di scrittura ed una regia anonima che non esalta i plot point a dovere. Il forte pregio però è quello di far conoscere una storia che a molti forse risulterà strana.

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Concrete Cowboy Recensione
6 / 10 VOTO
PRO
    - Storia interessante da conoscere
    - Cast con nomi di grande livello
CONTRO
    - Regia anonima incapace di valorizzare i momenti più intensi
    - Scrittura non equilibrata nei vari aspetti narrativa
VOTO

 

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