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Colonna sonora

Cinque momenti videoludici indimenticabili grazie alla loro colonna sonora

Pensateci bene: non esistono videogiochi senza la musica. La colonna sonora è parte imprescindibile di essi sin dalla loro nascita. Dalle prime tracce di suoni ad 8-bit, ad effetti sonori più variegati fino ad avere veri e propri compositori al lavoro per i titoli più blasonati: Nobuo Uematsu, Yasunori Mitsuda, Akira Yamaoka, Jeremy Soule ma anche professionisti in forza ad Hollywood (Hans Zimmer, Harry Gregson-Williams) e chi più ne ha, più ne metta.

Noi di MonkeyBit abbiamo stilato una lista dei 5 momenti più emozionanti nei videogiochi che – senza musica – non avrebbero sortito lo stesso effetto. Cinque momenti che sono rimasti nella nostra mente per giorni, scanditi dalla musica e dalle parole di un testo. Prima, però, occorre mettere insieme alcuni pezzi del puzzle per avere una visione un po’ più chiara dell’importanza delle colonne sonore all’interno dei videogiochi: da dove sono nate e come si sono sviluppate?

Le origini

Agli albori del genere, negli anni Ottanta, il supporto sonoro all’interno delle opere videoludiche era generato dal chiptune, un sintetizzatore analogico a tre voci installato sul celebre Commodore 64. Dal chiptune si passò ai primi file MIDI, che contenevano tracce riprodotte in modo abbastanza elementare, ma non per questo meno d’effetto. La musica che caratterizzava i primi videogiochi era abbastanza catchy ma non così ingombrante perché doveva permettere al videogiocatore di focalizzarsi più sugli stimoli visivi, sui suoi riflessi e sulle azioni della partita. La musica all’interno dei videogiochi doveva essere un sound semplice ed immediato, che riprendeva il tema scanzonato e cartoonesco del gioco. Basti pensare al theme di Super Mario diventato ormai famoso quanto il titolo stesso. Lo sappiamo, la state canticchiando in questo preciso istante. La colonna sonora diventa il tratto di riconoscimento, un marchio di fabbrica che accompagna il videogioco e lo rende unico nel suo genere.

Making Music With A Commodore 64 Chiptune Music Workstation | Synthtopia

Oltre ad essere un tratto distintivo per un titolo specifico, come in Final Fantasy in cui il theme viene riprodotto e riarrangiato ad ogni capitolo, le musiche che accompagnano i momenti in gioco si sono evolute tanto da permettere agli sviluppatori di creare scene su di essa, di accompagnare un momento specifico e fondamentale nella narrazione. La colonna sonora di Silent Hill o di Metal Gear Solid, ad esempio, ha fatto della musica parte integrante della narrazione; ogni brano va a scandire ciò che il protagonista sta facendo. In Resident Evil riusciamo anche a tirare un sospiro di sollievo grazie alla musica, dato che nelle stanze di salvataggio il gioco riproduce una musica distintiva, tranquilla: è un mezzo che ci fa capire di essere finalmente al sicuro in un luogo nel quale possiamo medicarci o rivedere la gestione del nostro inventario.

Alcuni brani, invece, non originali, hanno arricchito il contesto in cui il gioco si sviluppa e prende forma: basti pensare alla radio in Grand Theft Auto o i brani dei Theory of a Deadmen a supporto di alcune scene in Fahrenheit, di David Cage (la cui colonna sonora è invece curata da Angelo Badalamenti, diventato famoso per il suo bellissimo lavoro in Twin Peaks).

È impossibile pensare ad un videogioco senza musica: è sempre presente, anche se strana, fuori luogo o improbabile (sto parlando proprio di questo). Però ci sono dei momenti in cui la musica combinata ad alcune scene ci ha fatto sorridere, oppure ci ha aiutati a scaricare la tensione, o addirittura, ci ha portati a sentire l’urgenza di posare il joystick sul tavolo e chiudere gli occhi, per goderci il momento.

José Gonzalez – Far Away

Questo brano di José Gonzalez ha una forte carica emotiva ed è, nella nostra memoria, legato ad un evento molto particolare. John Marston, in Red Dead Redemption, ha varcato i confini degli Stati Uniti e – in sella al suo cavallo – si trova nelle lande aride e desolate del Messico. L’area del Messico è una zona completamente esplorabile e nuova ai nostri occhi. Far Away esce timidamente dagli speaker del nostro televisore (oppure delle nostre cuffie) ed è una mano invisibile che gentilmente accompagna il ritmo serrato del fidato cavallo di Marston; è un momento davvero mistico ed incredibile. In questo caso specifico, musica, ambientazione e grafica all’avanguardia (per l’epoca) hanno avuto una funzione corale per un’esperienza virtuale fantastica ed indimenticabile.

Faye Wong – Eyes on Me

Non vi siete mai emozionati ascoltando Eyes on Me in Final Fantasy VIII? La maggior parte dei videogiocatori non la pensa così; malgrado Final Fantasy VIII fosse un capitolo bistrattato dai più malgrado il suo enorme successo di vendite, è stato uno dei migliori Final Fantasy per quanto riguarda le tematiche mature e una storia d’amore molto realistica. Eyes on Me arriva al culmine della narrazione – sempre di pregevole fattura – che coincide con la maturazione del personaggio di Squall, da essere un timido e problematico adolescente a diventare un giovane e convincente Comandante dei SeeD. Eyes on Me è la prima canzone ad essere in un Final Fantasy e, soprattutto, la sua prima voce (prima del X i Final Fantasy non venivano doppiati). La voce di Faye Wong sul Ragnarok è sinonimo di sicurezza, un porto sicuro dopo i ritmi ansiogeni e serrati che coinvolgono tutta la fase ambientata nello spazio (non pochi riferimenti, in quel caso, alla colonna sonora di 2001 Odissea Nello Spazio di Kubrick). Se per alcuni può essere un tentativo un po’ smielato da parte dei produttori di portare ad un livello successivo la storia d’amore tra Squall e Rinoa, per altri Eyes on Me mantiene la stessa carica emotiva di Aria di Mezzo Carattere (FFVI) o Melodies of Life (FFIX) in cui Final Fantasy va oltre il semplice aspetto tecnico: si traduce in musica, un linguaggio universale.

Pearl Jam – Future Days

Non è The Last of Us Parte II senza Future Days. La canzone dei Pearl Jam è la dichiarazione d’affetto che Joel fa ad Ellie una volta arrivati a Jackson, traduce i suoi rinnovati sentimenti di padre, il suo attaccamento alla vita e agli affetti che, dopo la pandemia, aveva perduto. È la prima canzone che Ellie imparerà alla chitarra ed è ciò che lei prova a suonare ogniqualvolta il pensiero di Joel le viene in mente, sgomitando tra orrore e morte. Immaginate la loro storia senza il carico emotivo di questa canzone: sarebbe un involucro vuoto, senza l’importanza della musica e delle parole. La colonna sonora, in The Last of Us, spinge i limiti narrativi, li rielabora e li sperimenta sottoforma di canzoni; si parla molto di canzoni contro la guerra, ad esempio. In The Last of Us la musica è quasi un approccio terapeutico ad un mondo post-apocalittico crudo e che non lascia scampo, è la via di fuga per un presente doloroso da accettare. Ed è proprio per questo che, senza anticipare nulla, essere impossibilitati a suonare significa un po’ morire dentro. At least it doesn’t suck.

Cynthia Harrell – Snake Eater

Immaginate di arrampicarvi sulla celebre scala in Metal Gear Solid 3 senza Snake Eater in sottofondo, sarebbe orrendo e tedioso. Invece, sapientemente posta durante la scalata, a tratti interminabile, che dalla tundra russa ci porterà a Groznij Grad, Snake Eater ci dona un’esperienza quasi catartica. Poco prima, Metal Gear Solid 3 ci ha visti alle prese con la logorante, ma indimenticabile, boss fight contro The End. Non importa in che modo avete fatto fuori l’ultracentenario cecchino, la theme song che accompagna la scalata permette di scaricare la tensione accumulata, dando quel feeling quasi cinematografico al titolo. Parliamo sempre del genio visionario di Hideo Kojima che ha sempre saputo unire la sua regia alla colonna sonora, e la sua ultima fatica Death Stranding ne è un ottimo esempio.

Emma Hiddlestone – The Wolven Storm

The Witcher 3 di CD Projekt Red è stato il gioco che ha contraddistinto questa generazione videoludica che sta per finire. La storia di Geralt è pressoché affascinante ed è entrata nel cuore di tutti noi. La grande città di Novigrad, il Velen, il ducato di Toussaint sembrano luoghi estremamente realistici e affascianti, ricchi di contraddizioni e fenomeni sovrannaturali, ma non mancano le taverne in cui è possibile trovare un po’ di normalità e riposo, anche per un witcher. È proprio in una taverna che il nostro amico Zoltan ci porterà, per staccare un po’ la spina dai ritmi serrati della ricerca di Dandelion. Fino a quel momento, noi videogiocatori siamo stati abituati all’azione, a qualche nuovo episodio cruento pronto a macchiare i muri della città. Invece, tutto quello che otteniamo è una delle canzoni più belle e commoventi di tutta la colonna sonora del capolavoro di CD Projekt Red, The Wolven Storm, cantata dal bardo Priscilla, amica di Dandelion, che sarà al centro delle successive quest. La musica è tipicamente ispirata al folk medievale e il testo allude agli attori principali di The Witcher, primi fra tutti Geralt e Yennefer e di come il loro legame sia nato grazie ai vari giochi del destino. The Witcher 3 rimane indubbiamente uno dei giochi più belli di questa generazione, senza se e senza ma. Eppure, senza la calda voce di Priscilla, c’è da dire che la nostra permanenza a Novigrad non sarebbe stata la stessa.

El Camino

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