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The Haunting

Cinema e Colore: The Haunting, la tinta della disperazione

La nostra rubrica settimanale Cinema e Colore si inoltra sempre di più in acque profonde: da molte settimane stiamo trattando pellicole di ogni genere, corti e serie tv caratterizzate da scelte cromatiche simili oppure profondamente differenti tra di loro. Osservare e far notare quanto la cura della fotografia e della color correction possano inficiare profondamente non solo a livello estetico, ma anche a livello narrativo, è il fulcro principale delle nostre opere. La scorsa settimana abbiamo dato uno sguardo al drammatico e avvolgente Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, e oggi volgiamo la nostra attenzione verso altre sponde. The Haunting è una serie horror made in Netflix che abbiamo apprezzato fin dalla sua prima stagione e che ci ha stregato nel suo essere tra le produzioni più drammatiche e travolgenti di tutto il parterre disponibile sulla piattaforma: il prodotto è articolato (per il momento) in The Haunting of Hill House e The Haunting of Bly Manor, rispettivamente la prima e la seconda stagione che non hanno nulla in comune a livello narrativo.

L’unica cosa che le unisce è il trattare storie di case infestate da spiriti aggressivi, fantasmi che hanno veramente tanto da raccontare e tanto di nascosto che viene svelato mano a mano negli episodi. Abbiamo goduto di ogni minuto speso sia nella prima villa sia nella seconda, e soprattutto ci siamo lasciati stregare dall’immagine creata ad hoc per trasmettere le giuste sensazioni al pubblico. Essendo una serie horror, l’ambientazione è lugubre, sempre immersa nell’oscurità, accompagnata da un sottile strato di nebbia che ingabbia i personaggi fino a un punto di massima esasperazione. Come abbiamo anticipato già nel nostro titolo, se la disperazione avesse un colore sarebbe quello raffigurato in The Haunting.

The Haunting

Una bolla di terrore e desolazione

In questo articolo di oggi ci dedicheremo ad entrambe le stagioni, poiché abbiamo riscontrato che la direzione artistica ha cercato di mantenere sempre gli stessi standard, dando una continuità importante a due storie completamente differenti, ma uguali testimoni di un mondo crudele. A Hill House si trattano le vicende della famiglia Crain, dilaniata dai ricordi di un passato che torna ingombrando il presente di tutti a causa di un terribile evento; a Bly Manor la protagonista è la giovane Dani, un’americana che scappa dal suo turbolento passato e che finisce per scontrarsi con dei misteri molto più grandi di lei. Tutto grida a squarciagola: vite umane provate nel profondo delle loro anime. I colori riescono a esprimere perfettamente queste sensazioni e ci colpiscono in pieno volto.

The Haunting

Le tinte rimangono sempre piuttosto scure, pur evitando di creare contrasti troppo marcati a meno che non sia in scene dalla valenza drammatica molto importante. Le due stagioni hanno in comune la presenza di un blu spento, ma ben visibile in ogni inquadratura, grigi che cercano di essere meno freddi possibile e gialli che virano verso il seppia, quasi a dare un tono un po’ vintage oltre che macabro. In effetti The Haunting ha quel non so che di vecchia foto di famiglia, leggermente invecchiata e rovinata dal tempo, con quel tocco di malinconia e inquietudine che contraddistingue i ricordi di un passato troppo lontano. Tutto sembra immerso in un’atmosfera rarefatta che stringe le dita intorno al collo sottile degli sfortunati protagonisti. L’immagine creata nella serie è ideata appositamente per trasmettere ansia, per tenerci sulle spine in ogni momento e riuscire a farci capire quanto sia importante la componente tragica.

“The Haunting ha quel non so che di vecchia foto di famiglia, leggermente invecchiata e rovinata dal tempo”

Si parla di lutto, di traumi su adulti e su bambini, di storie reali e a volte al confine con il surreale: la serie è un prezioso scrigno che dedica la massima attenzione all’emotività di ogni singolo istante, e lo fa riempiendo i nostri occhi di un terrore puro come le tinte che sfilano sulla scena. La paura ci acceca pur essendo pochi i jumpscare presenti nei vari episodi: è l’atmosfera creata appositamente a dare il meglio di sé e a impedirci di provare serenità. Oltre a parlare di spiriti o fantasmi, The Haunting è il racconto di vite spezzate e sofferenti, e quella sofferenza, così soffocante da risultare quasi come una tortura, la sentiamo con una forza sovraumana. In effetti sovraumano è proprio il termine giusto per trattare un prodotto su delle case infestate.

The Haunting

Il titolo Netflix non solo è valido in ogni suo aspetto narrativo, ma risulta eccellente nelle scelte cromatiche capaci di costruire una bolla infrangibile, in cui ogni essere umano si ritrova prigioniero senza nemmeno accorgersene. Si parla di vivi e si parla di morti, di dannati a una sofferenza indicibile e di bambini spaventati da un mondo che non capisco, ed ogni centimetro è cosparso di un tepore accomodante che diventa improvvisamente gelido mano a mano che ci addentriamo nella trama proposta dalla serie. Indubbiamente un prodotto consigliato che non vi deluderà in alcun modo.

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