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Cinema e Colore: Joker e l’ambiguità cromatica

Joker è uno dei film più interessanti degli ultimi anni, dobbiamo assolutamente dirlo. Cominciare l’articolo con questa premessa vi fa già comprendere l’amore che abbiamo per questo titolo cinematografico e l’approccio profondo che avrà l’approfondimento di oggi. La nostra rubrica sul cinema e il colore è caratteristica per il suo modo di osservare stili completamente diversi di sfoggiare tinte più o meno sgargianti, il più delle volte con significati specifici, spesso per il semplice gusto di una costruzione estetica di alto livello. La pellicola di Todd Phillips non poteva non essere inclusa tra queste analisi, poiché ha saputo rappresentare l’autorialità e la cultura pop in modo impeccabile, anche attraverso l’uso del colore.

La figura del Joker è da sempre stata rappresentata come una figura controversa, ambigua; nei numerosi fumetti che lo ritraggono protagonista, per quanto riguarda la sua diabolica trasformazione, ci sono molte versioni differenti, che si contraddicono, che appaiono surreali o magari profondamente drammatiche e realistiche. Ma la realtà è che la collaborazione tra Bob Kane, Jerry Robinson e Bill Finger voleva dare vita proprio a questo: un personaggio tra il folle e il geniale, una creatura malvagia ma affascinante, sempre ambigua in ogni sua raffigurazione. La pellicola del 2019 riesce a ricreare perfettamente questa aura unica appartenente al clown più amato della storia dei fumetti. Attraverso l’utilizzo di colori caldi al fianco di colori freddi, Lawrence Sher ha costruito l’atmosfera perfetta per la storia del cattivo per eccellenza.

 

Il mondo di Joker: una creazione cromatica minuziosa

Un’opera così maestosa non poteva essere legata tanto ad un buon lavoro di regia quanto ad un ottimo lavoro di fotografia. Proprio per questo dobbiamo introdurre la figura di Lawrence Sher, specializzato proprio in questo settore e collaboratore di Todd Phillips da lungo tempo. Lo aveva affiancato già nella famosa trilogia di Una Notte da Leoni, e in questi anni ha anche lavorato ad una pellicola di Martin Scorsese, e ha quindi un grado di esperienza importante, un bagaglio che gli ha permesso di dare quel tocco fondamentale in Joker.

 

“La pellicola del 2019 riesce a ricreare perfettamente questa aura unica appartenente al clown più amato della storia dei fumetti.”

 

Le sue dichiarazioni a Slashfilm, riguardo ad alcune sequenze del film, ci permettono di osservare più da vicino il prodotto finale, dando attenzione non solo al procedimento seguito per gestire la sceneggiatura, ma anche la collaborazione fondamentale con il protagonista Joaquin Phoenix. Prendiamo in riferimento la scena in cui Arthur balla sui gradini, sicuramente una delle più iconiche e abbaglianti nella sua bellezza. In quella esatta parte del film, Joker diventa realmente ciò che la società lo ha portato a diventare, si lascia andare alla sua nuova identità, celebra se stesso e la sua versione malvagia, ormai allo sbaraglio. Sher afferma che quella ripresa è ben diversa da tutto ciò che era stato mostrato nella prima parte della pellicola.

 

 

In questa esatta scena, molto meno meditativa e più dinamica ed energetica, è stata usata una gru per dare fluidità e seguire la follia di Arthur, ormai Joker, che balla illuminato anteriormente da una luce molto calda, quella del Sole. Balla pieno di se stesso, nei suoi abiti pensati nei minimi dettagli, tra il rosso sgargiante della sua giacca e dei suoi pantaloni, i capelli verdi accesi al vento, la speranza della luce solare che completa in modo eccezionale la vera prima ripresa del cattivo in tutta la sua bellezza. Ma andiamo proprio ad alcune delle affermazioni del direttore della fotografia sulla scelta cromatica attuata per il film:

“Rappresenta due lati di lui: il blu del crepuscolo che mostra il suo lato isolato e solitario, e la luce più calda, il lato più speranzoso di qualcuno che vede un futuro diverso. “

La pellicola gioca continuamente con queste scelte nella colorazione, attraverso l’utilizzo delle luci in particolar modo. Spesso sono proprio queste a diventare parte distintiva delle sequenze più importanti: al fianco dei colori della sceneggiatura, tra verde, blu, rosso e arancio, le luci, a volte calde, a volte fredde, permettono di enfatizzare le emozioni contrastanti di Joker, ancora prima che lui parli. In buona sostanza è proprio grazie a questi giochi di colore, a volte di pannelli a led, come nella scena sulla scalinata a cui abbiamo fatto riferimento; sono anche stati sfruttati i lampioni arancioni, lungo le strade in cui è stata girata la pellicola; nelle scene di tensione colori freddi, luci adatte a rappresentare la tensione, nelle scene in cui Arthur ha scoperto il vero sé, illuminazione decisa, splendente come il futuro che il clown immagina per un mondo che si ribella.

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