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La forma dell'acqua

Cinema e Colore: Guillermo Del Toro e i mondi colorati

Guillermo Del Toro ha sempre usato in modo particolare i colori nei suoi film. Abbiamo già analizzato in questa rubrica stili di regia differenti, come quello di Sofia Coppola o di Antonioni. Insomma, Kieślowski  ha perfino dedicato una trilogia alle tinte della bandiera francese. Eppure nessuno di questi cineasti ha utilizzato lo stesso metodo di un altro. Questo dipende principalmente dalle esigenze, dal loro racconto, la scelta è stata presa per trasmettere in maniera più efficace possibile un’idea allo spettatore.

Guillermo Del Toro

Del Toro, invece, usa il colore per distinguere i suoi mondi. Non c’è un significato più profondo, ovviamente tutto è scelto con criterio, ma serve solo a rappresentare uno spostamento. Eviteremo di parlare dei suoi primi lavori, dove ancora stava sperimentando tecniche miste alla ricerca di un proprio stile. Anche Blade II, Hellboy e il suo sequel, Hellboy – The Golden Army, nonostante l’ottimo lavoro fatto, sono esclusi da questa lista. Il regista è riuscito a dirigere i tre cinecomic restando fedele alla volontà degli autori, pur lasciando la sua impronta grazie a piccole sfumature blu lasciate in giro.

Di nuovo nel labirinto

Sì, è vero, c’è già un CineCult a riguardo, ma Il Labirinto del Fauno è probabilmente l’opera più importante del cineasta messicano. Consideriamo brevemente l’uso del blu (amato dal regista e usato in più occasioni come vedremo) e del giallo per distinguere il mondo reale da quello fantastico. Ogni volta che la protagonista si trova in luoghi reali l’atmosfera è cupa, arida e i colori sono freddi. Quando, invece, raggiunge la creatura nel suo labirinto tutto diventa dorato, luminoso, pur restando tenebroso in alcuni frangenti.

Guillermo Del Toro

Anche la contaminazione di questi universi distinti avviene in modo interessante. Il mondo reale non si mescola mai a quello fantastico. Eppure, ogni volta che un elemento fantasy raggiunge la terra spagnola, il blu di fondo viene contaminato da una polvere dorata che evidenzia questa intromissione. Anche le tre fatine che seguono prima il Fauno e poi la protagonista usano tinte diverse. Celeste, verde e rosso, servono a distinguere le creature e questa scelta ha un ruolo molto importante nel film.

I fantasmi sono rossi, i castelli sono blu

Crimson Peak è il penultimo film del regista. Uscito nel 2015, sono quattro le tinte che ricorrono in questa pellicola: rosso, giallo, blu e verde. Quindi i colori primari ed uno dei secondari. Proprio di quest’ultimo viene fatto un utilizzo interessante. L’opera è un horror d’autore e, come tale, ha molti momenti di tensione e la trama è fitta di misteri. Passiamo subito ad un’analisi più approfondita.

Guillermo Del Toro

Il giallo per Guillermo Del Toro è sempre simbolo di speranza e di fuga. Il vestito della protagonista è di quel colore, così come le pareti della sua camera, l’ufficio del padre, gli alberi in giardino o le pagine del libro che ha scritto. Il tenebroso castello di Crimson Peak, invece, è blu. Nel caso in cui non fosse ancora chiaro le sue sfumature indicano più gradi di pericolo che vanno dalla semplice paura alla morte. Il rosso gioca un ruolo molto interessante, si tratta di un inganno. Lo associamo subito al sangue, tutti i fantasmi che vediamo sono cremisi, così come l’argilla prodotta dal proprietario della magione. Insomma, tutto sembra dirci che sia un oggetto, un luogo o qualcuno da cui stare lontani e di cui avere paura. Anche la terrificante pallina che torna indietro dal nulla è di un rosso scintillante. Ma è tutto un malinteso, perché il cremisi indica un aiuto, un monito. Il verde, invece, è un misto di giallo e blu, già, il mix tra sicurezza e terrore, il dubbio. Il corridoio del quale non si vede il fondo, il bagno del club colmo di nebbia, la lettera del quale non conosciamo il contenuto, sono tutte illuminate da quel colore. Le varie sfumature misurano il grado di tensione.

Blu come l’acqua, ma non solo

Ultimo lavoro del regista, almeno per ora, La forma dell’acqua è stato un successo. Ambientato ai tempi della Guerra Fredda, non è un segreto che il film sia un continuo crescendo di tensione. Ma qua non c’è verde, i colori vengono usati in modo diverso ancora una volta. Tutto è neutro e cerca di ricreare il vero clima storico dell’epoca. Il blu, però, è presente è aumenta scena dopo scena fino ad inondare la pellicola. È questo il senso del celeste, sfumatura molto più dolce di quella a cui siamo abituati da Guillermo Del Toro, accompagnarci facendoci immergere quasi letteralmente nel mondo da lui creato, per poi affogare anche quest’ultimo e i suoi personaggi.

La forma dell'acqua

Non c’è molto da aggiungere riguardo questo titolo, alcuni non hanno gradito questa visione, considerandola eccessivamente forzata. Tuttavia, bisogna tenere a mente che Guillermo Del Toro si è sempre divertito con la sperimentazione. Gli va comunque riconosciuto il merito di una ottima conoscenza dei colori, che ha saputo usare con grande inventiva e originalità in tutti i suoi lavori. Vi invitiamo a seguirci sui nostri social per restare sempre aggiornati!

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