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Cinema e Colore: Anna Karenina, il teatro dell’amore

La rubrica Cinema e Colore prosegue di settimana in settimana e tocca argomenti sempre più delicati e scelte cromatiche profondamente coinvolgenti. Lo scorso articolo era dedicato alla pellicola Billy Elliot, conosciuta per una soundtrack rock e una storia commovente e profonda. Oggi ci focalizzeremo su qualcosa di molto diverso e di molto più artificiale; perché utilizzo questa parola e senza alcuna accezione negativa? Perché si parla di Anna Karenina, il film del 2012 diretto da Joe Wright che simula l’intera trama dell’omonimo romanzo russo all’interno di un teatro.

Proprio per questa scelta così artistica e così inusuale, che muta colori, scelte registiche e attoriali, la splendida opera di Wright non è stata apprezzata da tutti ma ha trovato una propria cerchia di adoratori accaniti, tra cui noi di MonkeyBit. Tra inquadrature che sfruttano il palco teatrale, colori spesso marcati o contrasti forti e scene al limite della coreografia, Anna Karenina merita indubbiamente di essere parte di questa rubrica. Vi lasciamo assaporare il trailer prima di cominciare il nostro viaggio.

Un amore che infesta le menti e accende i colori: Anna Karenina 

La trama narrata dalla pellicola è basata chiaramente sul romanzo di Lev Tolstoj: Siamo nella Russia del XIX secolo e Anna Karenina (la nostra protagonista) è un’aristocratica sposata con un importante ufficiale governativo e ha un figlio, Serëža, con cui ha un legame importante e profondo. Tutto sembra andare storto quando suo fratello Stiva tradisce la moglie Dolly. A questo punto, Anna va a Mosca per convincere la donna a perdonare la stupida mancanza di Stiva

Anna Karenina

Proprio nel viaggio che conosce la contessa Vronskaja e suo figlio, il conte Vronskij. Questa rapida conoscenza sarà l’inizio della fine per la serenità di Anna e per il suo futuro con il marito. La pellicola ci stravolge emotivamente con una colonna sonora degna di un’opera, delle scene suggestive che esprimono le sensazioni incontenibili dei personaggi e la splendida presenza di Keira Knightley nel ruolo della protagonista, affiancata da Aaron Taylor-Johnson come suo amante proibito.

“Scene suggestive che esprimono le sensazioni incontenibili dei personaggi”

La costruzione di ogni ambiente e di ogni inquadratura crea un coinvolgimento tale da sentirci parte della narrazione. I colori sono in parte marcatamente “surreali”, danno l’impressione di star realmente vedendo tutto da una seduta comoda e accogliente di un grandissimo teatro. Le scene immerse nella normalità di San Pietroburgo nel XIX secolo sono colorate di tinte calde che rappresentano il mondo aristocratico e privilegiato di Karenina e di tutte le persone che frequenta la sua famiglia. I balli sono causa di spaesamento e di continuo abbaglio: luci, sfarzo, danze concitate; questa è la bolla di ricchezza e agio in cui vive la protagonista.

Anna Karenina

Poi, una volta conosciuto il conte, tutto smette di essere così radioso e indolore. Il mondo circostante smette di brillare di luce propria: ad essere illuminati dalla passione incontrollabile sono proprio i due innamorati, la fonte principale che proprio per questo viene notata dagli altri. Quando sono insieme l’ambientazione si spegne, diventa più buia, loro incanalano il nostro sguardo e quello di tutti i presenti. L’illuminazione su di loro è tale da sembrare che un faro teatrale sia puntato sulle loro figure, il bianco li avvolge quasi fossero immacolati e la citazione al cinema classico sembra più che evidente.

Sembra un sogno etereo ma è un incubo

Lo scopo è proprio quello di dare giusto spazio alla loro sventurata storia, al loro amore proibito e malato allo stesso tempo, coinvolgente e profondamente distruttivo; proprio come una supernova prova a travolgere qualsiasi cosa le sia circostante. Le loro vicissitudini fanno proprio questo: trascinano le loro anime sempre più nel profondo, le contaminano di odio per tutto ciò che è esterno dalla loro coppia, li isolano e li rendono assuefatti da un sentimento così forte da essere letale.

Nelle scene d’amore, nei loro balli sostenuti davanti agli altri, nelle conversazioni sussurrate in un angolo della stanza, sentiamo la loro capacità di splendere e di abbagliarci al punto tale da stregarci.

Anna Karenina

Nulla di quello che vediamo sulla scena è pienamente realistico, tutto è composto da scelte che ci ricordano volutamente che sembra essere in una storia lontana, in un racconto di un tempo passato. La componente onirica si fa vedere molto spesso e mostra i suoi denti quando si focalizza sull’eros che scorre tra Anna e il conte Vronskij.

“Sembra essere in una storia lontana, in un racconto di un tempo passato”

La fotografia rende tutto talmente tanto bello da farci venire l’acquolina in bocca, ogni dettaglio è così perfetto da poter nascondere la peggior crudeltà senza nemmeno farle fare capolino. Ed è proprio così che la pellicola “ci tradisce”. Dietro tutta quella luce, quel brillare, i contrasti forti e marcati, i colori caldi ed eterei c’è la malignità di una storia che non ha assolutamente nulla del lieto fine.

È il racconto di un tradimento per un amore vero, ma dannato, la storia di più coppie di cui solo una è realmente sana. Anna Karenina è uno splendido sogno con risvolto negativo, uno di quelli che spezza il cuore e lo lascia a metà per sempre.

 

 

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