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Cinema e Colore: Pleasantville e il mondo tramite tinte esplosive

La nostra rubrica su Cinema e Colore ci ha permesso di esplorare molte teorie cromatiche diverse, tipologie di utilizzo più o meno complesse delle varie tinte, preferenze per determinate sfumature, tra narrazione e simbolismi, e tra estetica e creazione di un messaggio a sé stante. Abbiamo incontrato un po’ di tutto nel corso di queste settimane, ma la pellicola di oggi è qualcosa di veramente particolare. Il titolo che andremo ad analizzare è piuttosto unico poiché è sia in bianco e nero, sia a colori. Un incontro che si vede difficilmente e che richiede una cura di un certo livello, soprattutto se gli si vuole dare un peso importante e un’estetica piacevole. La pellicola in questione è Pleasantville di Gary Ross.

Il protagonista della storia è il giovane David, adolescente piuttosto asociale, interpretato da un giovanissimo Tobey Maguire; il ragazzo vive con sua madre e sua sorella Jennifer, distaccata, antipatica e impegnata a badare solo a se stessa. Una delle più grandi passioni del protagonista è la serie tv intitolata Pleasantville, ambientata negli anni cinquanta e nello stereotipo dell’american dream, per come lo conosciamo. In tv sta proprio per essere trasmessa una maratona di queste puntate, affiancata ad un concorso per chi vedeva tutta la maratona, per vincere dei soldi. Il protagonista ha progettato tutto nei minimi dettagli per questa visione ma Jennifer ha altri piani; i due cominciano a litigare e il telecomando si rompe all’improvviso. Alla porta giunge misteriosamente un uomo con un nuovo telecomando che, una volta utilizzato, li catapulta proprio nel mondo in bianco e nero di Pleasantville.

 

Dal colore al bianco e nero: la gabbia di Pleasantville

Così, nel mezzo di una normalissima giornata nel mondo moderno, i due protagonisti diventano Bud e Mary Sue, i figli modello dei personaggi adulti nella serie tv tanto adorata da David. Lo shock è immediato per entrambi; arrivati in una realtà completamente diversa dalla loro, sono anche costretti a vivere in un mondo completamente in bianco e nero. Il ragazzo conosce bene l’ambientazione e apprezza la bellezza e la purezza di una città come Pleasantville, ma c’è molto di più di quanto i fratelli si aspettano. In effetti quel luogo è praticamente lo stereotipo forzato della “vita modello”, una (apparente) città senza difetti, basata sulla routine, sulle abitudini di tutti i giorni come ancora di salvataggio; lavoro, studio, attività ricreative. Nessuno si domanda cosa ci sia fuori dalla bolla di perfezione creata apposta per loro.

“Pleasantville, ambientata negli anni cinquanta e nello stereotipo dell’american dream per come lo conosciamo.”

Il bianco e nero sono in realtà i colori sbiaditi di una vita monotona, basata sulla ripetizione infinita delle stesse azioni, degli stessi ruoli da assumere ogni giorno, da cui nessuno pensa neanche minimamente di sfuggire. Gli schemi proposti dalla comunità non vengono messi in dubbio dai propri membri: famiglie perfette, mogli che cucinano, mariti che vanno a giocare con gli amici, corteggiamenti senza nemmeno l’ombra lontana del sesso, ore di studio e attività sportive per i giovani. David, pur capendo quanto sia forzata questa realtà, ci si trova bene; in qualche modo si sente accettato e sa di non poter fallire in un mondo in cui le “regole del bianco e nero”, come uniche sfumature e certezze, sono l’unico punto di riferimento.

 

 

Per Jennifer però è ben diverso; la ragazza era abituata a essere libera e spigliata, a corteggiare ed essere corteggiata. Determinata a ritrovare il divertimento, seppur condannata in un posto simile, decide di mettere alla prova le regole del mondo in cui si trova. Cominciando a portare qualcosa dal mondo moderno nel mondo di cristallo che è Pleasantville, la realtà comincia a cambiare e stravolge l’ordine dell’intera comunità.

Dal bianco e nero al colore: il disvelamento

A questo punto succede qualcosa di straordinario: la rottura della monotonia e delle regole ferree a cui erano abituati tutti i cittadini causa una catena di eventi che, sorprendentemente, porta il colore in tutta la sua bellezza. Il risultato più ovvio? Il panico da parte di tutti, preoccupati che possa essere una malattia, additando chiunque abbia colore nei propri abiti, accessori, nel volto e negli oggetti portati con sé. Le tinte sgargianti, segno di diversità, di ribellione, diventano come una “lettera scarlatta”. Diversificano la società, gettano nel terrore e nella confusione ogni singolo abitante della città perfetta che ha definitivamente smesso di essere tale.

La paura però, pur essendo la chiave di lettura iniziale, muta in altro: muta in curiosità, in voglia di capire, in tolleranza e alla fine si trasforma nella volontà di scoprire valori nuovi, sgargianti esattamente come le tinte che hanno creato tanto scalpore in un rigido sistema di noia, di tabù, di negazioni. In Pleasantville è presente la bellezza di scoprire, attraverso i colori, un mondo nuovo che ha tanto di bello da portare con sé.

 

 

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