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The Prestige

CineCult: The Prestige

The Prestige è il film più rappresentativo della sfaccettata poetica di Christopher Nolan. Il regista britannico è un maestro del cinema popolare e, sebbene The Prestige sia uno dei meno conosciuti al grande pubblico, seppur comunque abbastanza blasonato, questo lungometraggio è il più significativo del cineasta.

The Prestige parla di cinema. Di quello nolaniano e non. La pellicola è infatti ambientata alla fine dell’800 – nel 1895 nasce il medium lo ricordiamo – a Londra. Nolan vuole stupirci proprio come fanno i prestigiatori – da non confonderli con i maghi – che non sono molto distanti dai filmmaker. L’analisi sarà come sempre con SPOILER, per cui nel caso non aveste ancora recuperato l’opera vi invitiamo a recuperarla. Di seguito trovate il trailer.

The Prestige — la promessa, la svolta e il prestigio

La pellicola inizia con la spiegazione di come funziona un gioco di magia: esso è composto da tre atti, la promessa, la svolta e il prestigio. Qui Nolan metacinematograficamente sta realizzando la sua promessa. Ci mostra degli elementi sparsi e ordinari: i due prestigiatori protagonisti Angier (Hugh Jackman) e Borden (Christian Bale), le loro relazioni e il loro successo.

Cutter (Michael Caine) è infatti la personificazione dello stesso autore. Fin dall’incipit il regista mette in chiaro le cose: il suo cinema è (quasi) sempre un gioco di prestigio. I suoi film sono composti da colpi di scena, in cui il “trucco” c’è ed esiste per tutta la durata dell’opera, ma noi (spettatori) vogliamo essere ingannati.

The Prestige

Difatti, in ogni lungometraggio del cineasta ci sono indizi e riferimenti che, ad una prima visione, non notiamo. Il “trucco” è sempre stato davanti ai nostri occhi, ma noi non lo stiamo realmente guardando. Questa filosofia può essere applicata ai film di Nolan più sperimentali come Memento, The Prestige, Inception, Interstellar e Tenet. Persino in Following notiamo questo espediente.

Fortunatamente però The Prestige non è solo questo: al suo interno possiamo notare numerosi riferimenti storici, culturali e filmici che lo rendono il capolavoro del filmmaker.

“In Borden e Angier percepiamo un dramma esistenziale travolgente”

I detrattori di Nolan accusano il regista di essere spesso freddo. Se in taluni casi possono avere parzialmente ragione, in The Prestige proprio no (infatti solitamente è il film che unisce sostenitori e detrattori). In Borden e Angier percepiamo un dramma esistenziale travolgente che coinvolge gli spettatori.

Borden (o per meglio dire, i gemelli) è un uomo attento, rigoroso, costante che sacrifica la sua vita privata per il suo amore vero: il prestigio. Angier, al contrario diventa un mago: fattualmente la macchina lo clona realizzando una vera e propria magia. Ciò che li accomuna è l’ossessione. Nel primo caso l’ossessione per non svelare il segreto del gemello, nel secondo per la rivalità e il successo: ovvia critica alla ricerca della fama soprattutto occidentale.

The Prestige

Le due ossessioni non sono solo un elemento drammaturgico, ma anzi vengono messe in scena: Angier cerca gli applausi, il consenso, la fama ed è travolto dalla luce dei teatri. Borden è più idealista: a lui interessa solo il brivido del prestigiatore, i suoi giochi sono spesso cupi (come il suo, a tratti, macabro segreto), senza molti spettatori, ma allo stesso tempo affascinanti.

Nel mondo dei prestigiatori si dice che spesso il gioco più bello è quello presentato meglio. Difatti, Angier è bravissimo nei primi due atti, ma gli manca il talento per il terzo. Lacuna che cela con il coraggio e la fermezza con cui cerca di curare la sua ossessione. Come afferma nel finale stupendo, ci voleva del fegato per usare la macchina di Tesla. Ciononostante, il vero genio è Borden in quanto nei tre atti è complessivamente migliore. Difatti, è proprio Angier che, spinto dall’invidia, decide di andare da Tesla per provare a superare il suo collega.

L’ossessione

L’ossessione non esiste solo in The Prestige, bensì è uno dei temi cardine della filmografia di Christopher Nolan insieme al Tempo. In ogni opera esiste un’ossessione, la quale spesso è il movente dell’agire dei personaggi — solitamente protagonisti, ma non solo loro. In Following il pedinare, in Memento e Inception la moglie, in Interstellar l’amore per i figli, nella trilogia del Cavaliere Oscuro l’ossessione per la propria città; tutto ciò porta Bruce Wayne a “diventare il cattivo”.

Ma è in The Prestige che forse tocca il suo apice. I personaggi di questo film sono tutti tridimensionali: alla fine lo spettatore è portato a chiedersi se sia giusto o meno ciò che fanno. La risposta giusta è sia sì che no; normalmente verrebbe da simpatizzare per Borden, ma d’altro canto lo screzio tra i due amici nasce proprio dalla sua ossessione che, in un errore di comunicazione tra gemelli, finisce per uccidere l’amante del collega. Alla fine però non viene da biasimare nemmeno Angier nonostante per vendetta si sia spinto troppo oltre.

The Prestige

L’ossessione spinge i due(/tre) ad autodistruggersi. I gemelli a rovinare tutta la loro vita – in un caso addirittura a morire — mentre Angier dapprima a chiedere a Nikola Tesla una macchina magica – definirlo un film di fantascienza non è sbagliato — e poi ad uccidere (?) i suoi cloni. Moralmente ambigui, professionalmente scorretti, ma idealmente giganti.

Difatti, l’ossessione è movente delle sciocchezze compiute dai personaggi di Christopher Nolan (che non sono altro che pedine per il suo prestigio). Quello che effettivamente i due maghi fanno è sbagliato, ma lo fanno per stupire le persone, per intrattenimento, per regalare un momento di gioia. Questo non li giustifica ovviamente per ciò che compiono, infatti il regista è attento a non dipingerli come eroi, e anzi fanno tutti e tre una brutta fine.

In conclusione, il cinema nolaniano è sempre razionale, ma il regista vive le ossessioni come una paranoia: esse sono le cose più irrazionali e, spesso, facilmente etichettabili come “stupide”. Le convinzioni e le ossessioni muovono i personaggi di Nolan a fare cose apparentemente senza senso (in Memento, Leonard Shelby ogni volta si costruisce una nuova verità sull’assassino della moglie). Ed è qui che The Prestige supera gli altri lungometraggi. Il dilemma morale è tangibile, devastante e commovente. Non sono eroi che muoiono, ma sono persone vere che sbagliano, spesso per bellissimi e stupidissimi ideali.

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