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Spider-Man

CineCult: Spider-Man trilogia di Sam Raimi

Spider-Man è il supereroe che ha avuto più trasposizioni cinematografiche. Oggi quelle sulla bocca di tutti sono quelle con Tom Holland e Jon Watts alla regia (le quali a chi scrive non piacciono spiegandone il motivo in questo articolo), ma i cinefili, giustamente, si ricordano maggiormente quelle con Tobey Maguire dirette da Sam Raimi. Tre film che hanno segnato gli anni duemila (e non solo): Spider-Man (2002), Spider-Man 2 (2004) e Spider-Man 3 (2007).

Nel CineCult di oggi andremo ad analizzare tutta la trilogia, capitolo dopo capitolo. Ancora oggi, lo Spider-Man targato Sam Raimi non smette di far discutere: l’eterno duello su quale sia il migliore tra il primo e il secondo capitolo e tentativi di rivalutazione del terzo ogni tanto capita di leggerli sul web. Quel che è certo però, è che l’iconicità di questi film trascende la qualità di essi. Pensiamo ad una cosa di massa come i meme, esistono parecchi template sulla trilogia, in particolare proprio su Peter Parker interpretato da Maguire.

Abbandoniamo però i meme e gettiamoci nell’analisi della trilogia supereroistica più bella fino ad oggi (vedremo tra qualche anno se Gunn e i suoi Guardiani della Galassia saranno sullo stesso livello). Vi ricordiamo che nell’articolo ci saranno SPOILER, per cui nel caso non l’aveste ancora vista, vi invitiamo a recuperla. Di seguito trovate il trailer del primo intramontabile capitolo.

Spider-Man (2002): da grandi poteri derivano grandi responsabilità

La celebre battuta pronunciata da zio Ben la ricordiamo e la conosciamo tutti, chi però più di tutti è riuscito a capirne il significato è stato Sam Raimi. Il suo compito da regista non era facile, ciononostante non si è arreso e ci ha regalato un film sensazionale, ma ancor di più iconico. Il bacio al contrario sotto la pioggia, i primi sintomi dopo il morso, il senso di disagio e un villain indimenticabile interpretato magistralmente da Willem Dafoe.

Green Goblin è un concentrato di regia e grande recitazione. Egli dimostra che il cinema d’intrattenimento fatto come si deve, per funzionare, ha bisogno di due cose: un villain carismatico e grande azione. Una ricetta semplice che spiega il perché del successo di tutti i più grandi cinecomic del prolifico XXI secolo (Il Cavaliere Oscuro, Guardiani della Galassia Vol. 2 e ovviamente Spider-Man 2), ma anche delle pellicole più mediocri (Spider-Man: Homecoming e Avengers: Age of Ultron docet).

Spider-Man

Spider-Man è un film che funziona molto banalmente perché si prende sul serio nei momenti giusti, l’azione è sempre di gran livello e il protagonista è credibile. Talvolta la comicità è forse di troppo e fuori luogo (fortunatamente mai quanto altri film del filone supereroistico contemporaneo). Ciò che invece forse manca è quel qualcosa in più, quel tocco di classe che serve per rendere ancora più grande l’Uomo Ragno. Quel passo che il regista de La Casa riuscirà a fare con il sequel.

“Spider-Man 2 è una lezione sul come bisogna realizzare un sequel”

Dopo l’ottimo successo commerciale del primo capitolo i produttori danno maggiore libertà a Sam Raimi per il secondo lungometraggio dedicato a Peter Parker. Non c’è molto da dire su questo capolavoro: Spider-Man 2 è una lezione sul come bisogna realizzare un sequel. Quando si ha una solida base di partenza non bisogna far altro che ampliare ed evolversi dal punto di vista drammaturgico ed estetico (Il Padrino Parte II ne è la prova).

Evolversi non vuol dire necessariamente cancellare gli errori, a volte basta semplicemente concentrarsi sui punti di forza del primo capitolo. Il Dottor Octopus è più umano di Green Goblin (vediamo più spesso il suo volto, conosciamo la sua vita, il suo amore), l’azione tocca vette registiche ancora oggi mai superate dal genere (la scena del treno e il combattimento nel laboratorio di Otto Octavius sono tra le sequenze più belle del XXI secolo senza se e senza ma).

Spider-Man

Oltre ad avere un villain più umano vediamo un Peter decisamente turbato psicologicamente: colui che egli riteneva un genio si rivela essere un pericoloso criminale. La sensazione di umanità trasmessa da questo film è direttamente proporzionale al fascino superomistico: non vi è mai nell’opera un momento in cui una prevalica sull’altro e viceversa. Per citare un altro film del genere – decisamente inferiore a questo capolavoro: “Perfettamente bilanciato come tutto dovrebbe essere“.

Con Spider-Man 2 Sam Raimi ha rispettato egregiamente il motto dell’Uomo Ragno, ma la storia ahinoi non era destinata a ripetersi: con il terzo capitolo la produzione ha limitato la libertà del filmmaker.

Spider-Man 3 (2007): un pastrocchio

Spider-Man 3 è un pastrocchio. Ciò non vuol dire che sia brutto, ma semplicemente che hanno mescolato troppe idee senza azzeccarne quasi nessuna. La regia però, checché ne dicano i detrattori, è sempre quella di Sam Raimi: virtuosa senza essere esasperante, coinvolgente ed affascinante.

Tornando al “pastrocchio”, bisogna capire bene il perché di tale miscuglio. Il regista voleva realizzare un ulteriore film sull’arrampicamuri. In ciascuno ci doveva essere un villain, come era stato coi due lungometraggi precedenti d’altronde, ma la produzione voleva realizzare solo un terzo ed ultimo capitolo: dunque venne inserito un altro antagonista (Venom) nonostante il filmmaker non volesse.

Il tempo era poco ed era impossibile approfondire ogni villain a dovere. Il risultato è il seguente: uno ottimo (l’Uomo Sabbia, quello che Raimi avrebbe voluto come stand-alone nel terzo capitolo), uno mediocre (New Goblin, il quale, stando alle parole del cineasta, doveva essere un personaggio neutrale, ma nel film cambia idea radicalmente troppo spesso e troppo frettolosamente) e uno pressoché inesistente, non classificabile (Venom).

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La pomposità del terzo capitolo segnò indelebilmente migliaia di fan che ancora oggi non tollerano il film. Ciononostante alcuni aspetti della famiglia e di grande umanità (la reale protagonista della trilogia) persistono e l’Uomo Sabbia, seppur non sia iconico e scritto bene come Otto Octavius, ha un carisma e una maturità degna di ogni lode.

Pellicola decisamente sottotono, specie se si considerano le premesse del clamoroso secondo capitolo, ma comunque non inguardabile. Il classico lavoro sì deludente, ma altrettanto interessante da studiare sia come fenomeno produttivo, sia come fenomeno mediatico.

E voi che ne pensate di questa splendida trilogia? Qual è il vostro capitolo preferito? Fatecelo sapere sui nostri social.

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