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Perfetti Sconosciuti

CineCult: Perfetti Sconosciuti

Perfetti Sconosciuti in questa rubrica è forse un po’ azzardato. Diciamolo subito. L’articolo è però strettamente personale, qualcuno in redazione potrebbe pure pensarla diversamente. Il punto è che, nello scorso decennio, volente o nolente, film italiani come quello di Paolo Genovese non ce ne sono stati. L’opera del 2016 ha infatti colpito sia il pubblico che la critica. Ovviamente per motivi differenti, ma è diventato l’esempio perfetto del cult popolare: quello che tutti, anche i non avvezzi, hanno visto o hanno semplicemente sentito nominare. Come tutte le pellicole di questo tipo, si generano i soliti due schieramenti: chi lo ama (anche troppo) e chi lo odia (ingiustamente). Lungi da me criticare i gusti altrui, però va dato a Cesare quel che è di Cesare e Genovese è riuscito a realizzare una pellicola che in soli tre anni dalla sua uscita (2019) ha ottenuto il Guinness World Record per essere il lungometraggio con più remake della storia della Settima Arte (18 di cui 3 in produzione).

Naturalmente questo primato non è sinonimo di qualità intrinseca della pellicola, però, dimostra come il titolo abbia da dirci qualcosa e, soprattutto, quello che dice è universale: parla all’italiano, come all’americano, come al giapponese. Infine, chi li fa più i kammerspiel? E ovviamente i detrattori tirano fuori il Carnage (2011) della situazione o l’opera d’autore da festival che, oltre ai critici cinematografici, non ha visto nessuno. Perfetti Sconosciuti ha la virtù innegabile di essere un’opera per tutti, forse troppo, ma ci ricorda che il cinema vive solo se i film in questione vengono visti. Perché sì, bello Lav Diaz eh, ma chi lo conosce? Nominatemi uno spettatore occasionale che ha voglia di vedere un lungometraggio di 6/7 ore. Come sempre, l’analisi di questo CineCult sarà con SPOILER. Di seguito trovate il trailer ufficiale.

Perfetti Sconosciuti: l’efficacia di una trama semplice

Perfetti Sconosciuti ha una trama semplice, ma originale. Tre coppie sposate e un uomo fidanzato, si conoscono da sempre e, come di consueto, si ritrovano a cena. Tra una chiacchiera e l’altra e ribellioni adolescenziali, scatta l’argomento “segreti”. Sono amici di vecchia data: si dicono tutto (a detta di uno di loro), quindi Eva (Kasia Smutniak) propone un gioco provocatorio di pessimo gusto. Durante l’arco della serata i cellulari saranno accessibili da tutti passando da oggetti personali e privati a “pubblici”. Tra rivelazioni di poco conto – Carlotta (Anna Foglietta) vuole mandare la madre del marito Lele (Valerio Mastandrea) in una casa di riposo – e altre decisamente più scioccanti – Cosimo (Edoardo Leo) tradisce Bianca (Alba Rohrwacher) con Eva e con Marika, la centralinista del servizio taxi – la cena si trasforma in tragedia.

Perfetti Sconosciuti

Qualcuno potrebbe ribattere che la trama è banale. Quindi chiedo: se era così tanto “banale”, allora perché nessuno ha mai fatto un film del genere? Ovvio che, a livello strettamente drammaturgico, in futuro potrà risultare quasi obsoleto Perfetti Sconosciuti, ma, oggi, si tratta di una storia nuova, semplice ed originale. Se bisogna criticare quest’opera, vanno evidenziate le soluzioni narrative tutte simili e identiche tra loro, dove, a conti fatti, sono tutti tradimenti: o coniugali, o ideologici (l’omofobia degli amici). È interessante però notare come la cosa più vecchia del mondo, il tradimento, si ripresenta svariate volte in un racconto decisamente fresco.

“La rappresentazione delle perversioni è profondamente proiettata nei nostri tempi.”

Il thriller, come ci insegna nientepopodimeno che Sir Alfred Hitchcock, mette in scena le perversioni dell’essere umano. Nel caso di Perfetti Sconosciuti la rappresentazione delle perversioni è profondamente proiettata nei nostri tempi. In primis vi è il sadismo di Eva verso gli altri, ella ha un segreto (la relazione con Cosimo), ma è l’unica che, partecipando al gioco, non rischierebbe nulla, in quanto Cosimo si trova con lei e di certo non può mandarle un messaggio hot. Poi c’è quella di Carlotta, che si toglie le mutande solo per compiacere un’ulteriore perversione virtuale. Non manca alla lista il fascino del peccato: tradire la propria moglie con ben due donne (Marika da come viene descritta peraltro, sembra una donna felliniana: che ci rimanda nuovamente alle perversioni maschili dipinte dal regista riminese).

Perfetti Sconosciuti

Perfetti Sconosciuti è dunque un thriller a tutti gli effetti, anche nella messinscena e nella regia. Ad ogni squillo corrisponde tensione, ansia e cardiopalma. Inoltre alcune sequenze sono costruite con la suspense hitchcockiana: siamo come spettatori onniscienti che sanno tutto di tutti. Abbiamo visto Carlotta togliersi le mutande prima di partire, sappiamo dello scambio di cellulari tra Lele e Peppe (Giuseppe Battiston). Dunque, quando un telefono suona siamo tesi, ma, allo stesso tempo, fremiamo dalla voglia di conoscere i segreti, una perversione che proviamo anche noi.

Il controverso finale

Quanto se ne è parlato di questo finale. Chi l’ha definito buonista, chi meraviglioso, chi azzeccato, chi bello ma voleva altro. Personalmente, appartengo alla schiera dei sostenitori. Ci pone una domanda che non merita (e non deve avere) una risposta: “È meglio perdere i propri amici di una vita, o è meglio averne di ipocriti e falsi, ma con cui stare bene?”. Nuovamente, i detrattori ci tengono a ribadire che sceglierebbero sempre la seconda; ma proviamo a metterci un attimo nei panni di uno come Rocco (Marco Giallini), forse il protagonista assoluto della pellicola. Egli vive una quotidianità serena, ma non troppo. Può sfogarsi con i compagni di una vita e passare delle belle serate. Non è più un quindicenne che, se perde la combriccola, può farsene un’altra in men che non si dica. Lavora, è un uomo con una figlia a cui vuole bene, è sposato. Insomma, non vorrebbe (e non dovrebbe) perdere i pochi affetti con cui si frequenta con costanza.

Perfetti Sconosciuti

 

Siamo davvero sicuri che la scelta più giusta sia sempre quella più semplice da intraprendere? Certo, quella più facile è da vigliacchi e ipocriti, ma, quantomeno, assicura un vivere civile senza troppi problemi. Onestamente, io non so cosa preferirei: ed è forse questo il reale dramma della pellicola. Bianca, la più innocente fra tutti, è quella che ne esce peggio. Insomma il finale ci trasmette, forse pure non nel migliore dei modi (le musiche sono retoriche e sovrabbondanti), una sensazione di ansia e tristezza perché tutto ci apparirà filtrato da una valanga di segreti e ipocrisie che, per quanto deprecabili, permettono il bene comune.

Conclusioni

Perfetti Sconosciuti (2016) di Paolo Genovese non sarà certo un capolavoro, ma, oltre ad essere un film popolare che dovrebbe rendere orgogliosi tutti gli italiani, pone un quesito veramente stimolante. Il cast è eccezionale, ogni attore è memorabile: segnaliamo anche l’esordio cinematografico di Benedetta Porcaroli nei panni di Sofia. La tensione e le situazioni comiche fanno volare via questa commedia che si trasforma in tragedia a causa di uno stupido gioco a cui, (s)fortunatamente, Rocco si rifiuta di giocare.

El Camino

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