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L'Appartamento

CineCult: L’Appartamento

L’Appartamento (1960) di Billy Wilder è una delle più grandi commedie della storia (l’American Film Institute lo posizionò alla ventesima posizione nella classifica delle cento migliori commedie statunitensi di sempre). Il film fu un successo clamoroso: si piazzò ottavo al box office dell’annata e vinse ben cinque Oscar su dieci candidature (film, regia, sceneggiatura originale, montaggio e scenografia). Considerata all’unanimità come una delle migliori sceneggiature mai scritte da Billy Wilder e I.A.L. Diamond (i due avevano già collaborato in Arianna e A Qualcuno Piace Caldo), essa presenta una minuziosa ricerca sulla psicologia umana e sulla società statunitense.

L’Appartamento racconta la storia di C.C. Baxter (Jack Lemmon), dipendente di una compagnia di assicurazioni, che affitta il proprio appartamento ai suoi superiori. Generando non pochi disguidi coi propri vicini, egli man mano cresce – o meglio, grazie alle raccomandazioni – anche nella compagnia. Il protagonista però si innamora di Miss Kubelik (Shirley MacLaine), la quale è a sua volta infatuata del capo di C.C. Baxter che ricambia, anche se non è disposto a divorziare. Il triangolo amoroso rischierà quindi di compromettere la scalata del nostro protagonista.

L’analisi di questo CineCult sarà come sempre con SPOILER per cui vi invitiamo a recuperare questa commedia nel caso in cui non l’aveste ancora fatto. Di seguito trovate il trailer italiano.

L’Appartamento come condizione esistenziale

L’appartamento rispecchia la condizione esistenziale in cui si trova C.C. Baxter. Più è “movimentato”, più ha successo; se è calmo, il protagonista è destinato a fallire e/o calare nel “rendimento”. Ma l’affiatamento che si crea attorno alla (e nella) casa è sintomo di un disagio psicologico. La prostituzione dell’appartamento (e quindi della moralità di Baxter) è frutto di un perenne e opprimente capitalismo che costringe l’americano a dover necessariamente crescere.

L’appartamento è infatti l’antitesi visiva e figurativa dell’enorme palazzo delle assicurazioni ove lavora il nostro protagonista. Un lavoro alienante e alienato – i rimandi al capolavoro chapliniano Tempi Moderni (1936) si sprecano – che rovina la vita dei dipendenti sul piano psicologico. Il palazzo, inoltre, rispecchia il capitalismo sfrenato: oltre ad essere mastodontico, i boss si trovano ai piani superiori. Dunque essi sono quelli che più guadagnano e sono coloro che più sfruttano l’appartamento (ossia la prostituzione e la fatica dei loro dipendenti).

L'Appartamento

Inoltre, la condizione esistenziale del protagonista muta a poco a poco. Egli comprende di star sbagliando, e quando decide di rinunciare al denaro per Kubelik cambia tutto nella sua vita, dunque trasloca: rappresentazione fisica ed effettiva del cambiamento mentale che Baxter sta compiendo.

La scenografia è dunque la chiave di lettura del lungometraggio: ogni scena deve essere osservata a partire dall’ambientazione. Il susseguirsi dei gesti negli spazi è strettamente legato alla velocità dell’approccio che ha Baxter nei confronti del lavoro e del successo.

“Shut up and deal”

Questa è la frase che riassume non solo il senso dell’opera (infatti è la battuta con cui si chiude il film), ma anche l’approccio di Wilder nei confronti del capitalismo e della condizione economica statunitense. Il film è ambientato a New York (simbolo dell’America per eccellenza) e come sappiamo Billy Wilder era molto critico nei confronti dei suoi connazionali. Di seguito trovate le sue parole:

Se stai per dire alla gente la verità, sii divertente altrimenti ti uccideranno.

Frase cinica e spietata (come la poetica wilderiana d’altronde) che avvalora la battuta finale dell’opera. “Shut up and deal” (letteralmente: “zitto e dai le carte”) è un geniale gioco di parole. Il verbo to deal nel contesto in questione ha il significato di dare le carte, ma ovviamente esiste il significato più ampio di “affrontare”. Affrontare i problemi è ciò che i nostri protagonisti (anche Miss Kubelik, colei che recita la battuta) fanno dall’inizio alla fine della pellicola.

L'Appartamento

Miss Kubelik tenta il suicidio e impara a conoscere se stessa; Baxter impara che l’amore vale più del successo; i vicini di casa del protagonista imparano ad essere “bravi vicini”. Shut up and deal è quindi un invito duplice a giocare (le carte, ma in senso lato la vita) e ad affrontare l’esistenza colma di problemi, di insicurezze e di occasioni grigie. Non dimentichiamolo, Billy Wilder oltre alle commedie ha diretto diversi noir (tra cui il capolavoro Viale del Tramonto) e conosce bene l’ambiguità della morale. Il protagonista si prostituisce sul piano morale, ma non commette alcun reato.

Se bisogna incolpare Baxter di qualcosa, lo si deve fare per l’omertà con cui nasconde tutto fino alla fine. Infatti, tra i capi dell’azienda vige una sorta di mafia, tra di loro tutti sanno che il loro dipendente affitta la casa, ma lo nascondono fino alla fine. E persino il capo arriverà ad approfittare dell’occasione e a sfruttare il protagonista.

Il valore di una buona sceneggiatura

Billy Wilder è nato come sceneggiatore e nei suoi lungometraggi si percepiscono le sue radici. La sceneggiatura de L’Appartamento è stratificata nonché labirintica. Se la si studia da cima a fondo si notano elementi ricorrenti che messi insieme formano un mosaico da cui imparare e riflettere.

Ogni personaggio ha o avrà un valore in almeno una scena. L’esempio lampante sono i vicini di casa: inizialmente appaiono allo spettatore come fonti di gag sulle notti “movimentate” del nostro protagonista (o per meglio dire del suo appartamento), successivamente il vicino salverà Kubelik e conoscerà più a fondo Baxter.

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In tal senso, l’opera è labirintica. Le informazioni sono ciò che permettono di arrivare alla fine di questo intrigo e superarne ogni enigma. Lo specchietto rotto diventa una prova del “delitto”; ammettere chi si è realmente sbloccherà passaggi segreti che permetteranno la salvezza di una vita (o forse due). Quasi come in un thriller, il regista sceneggiatore inserisce elementi all’inizio del lungometraggio che serviranno solo successivamente. Il sopracitato specchietto ne è un esempio: inizialmente sembra un comune oggetto femminile, ma in realtà sarà il motivo di un forte cambiamento psicologico.

In conclusione, L’Appartamento è un capolavoro (l’ennesimo di Billy Wilder) grazie ad una sceneggiatura solida cofirmata dal regista e da I.A.L. Diamond. Si ride a denti stretti: i protagonisti sono oppressi da un sistema economico opprimente e dal lavoro che non li retribuisce per ciò che fanno, ma in base a quanto si prostituiscono. Un’opera monumentale degna di ogni premio vinto anche di fronte ad una concorrenza agguerritissima.

El Camino

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