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La Forma dell'Acqua

CineCult: La Forma dell’Acqua

La Forma dell’Acqua (2017) di Guillermo del Toro (regista de Il Labirinto del Fauno) ha vinto il Leone d’oro e quattro Premi Oscar (film, regia, scenografia e colonna sonora). Una pellicola che ha quindi incontrato il gusto di tutti: critici, giurie di festival e il grande pubblico; lo stesso destino del recente Parasite (2019) che con la sua Palma d’oro e i quattro Oscar ha stupito tutto il mondo consacrando definitivamente il cinema sudcoreano.

Il motivo è presto detto: del Toro affascina per un motivo o per un altro ogni spettatore incantandolo con una fiaba toccante, ma ancor di più riuscendo a lavorare sul testo filmico e sul suo linguaggio rivoluzionando molti aspetti del genere musical. Nonostante si canti poco, d’altronde la protagonista è muta, si danza tanto; l’amore letteralmente dà voce a chi non ne ha.

Tacciato ingiustamente di essere buonista e retorico (no, non tutti i neri sono buoni, né tantomeno tutti i russi!), il film è fascinoso grazie ad un lavoro encomiabile alla fotografia (Dan Laustsen) e attraverso un comparto sonoro di tutto rispetto (non solo la colonna sonora di Alexandre Desplat, ma anche tutto il resto).

Ricordandovi che l’analisi sarà, come sempre per i CineCult, con SPOILER, e vi invitiamo a recuperare l’opera nel caso non l’aveste ancora fatto. Di seguito trovate il trailer italiano ufficiale.

La Forma dell’Acqua è un musical che riscrive il genere

No, non è una provocazione: La Forma dell’Acqua è davvero un musical. La musica è l’aspetto comunicativo più importante del film. Grazie ad essa, Elisa (Sally Hawkins bravissima) riesce a conoscere e comunicare con la creatura. La protagonista inoltre vive guardando musical in bianco e nero. Siamo nel 1962 (l’anno in cui West Side Story vince 10 statuette), il decennio precedente è stato segnato da un revival di musical targati MGM (tra tutti Cantando Sotto La Pioggia del 1952 e il lavoro svolto da Vincente Minnelli con la casa di produzione).

Dunque la musica funge per Elisa come leitmotiv della sua vita. Improvvisamente però incontra, per un caso fortuito, questa creatura, la quale anch’essa non può comunicare attraverso la voce – si esprime in versi a noi esseri umani incomprensibili. Dopo un momento di spavento, Elisa continua a conoscere il suo futuro partner e, al contrario dei musical dove la coppia si innamora sin dal primo secondo e spesso per nessun motivo significativo, capisce che il “mostro” è l’unico che davvero la comprende e la fa sentire “alla pari”.

La Forma dell'Acqua

Non sente più il suo essere muta come un motivo di discrimine e/o disagio. La creatura sarà infatti l’unica a farle rinascere la voce nella splendida sequenza musical in bianco e nero; le ferite al collo diventeranno effettivamente branchie. Il difetto diventa virtù: non soltanto a livello strettamente anatomico, ma anche sul piano comunicativo. I personaggi discriminati capiscono di essere uguali tra loro anche se la causa del discrimine è differente. Una muta viene trattata male esattamente come un maschio omosessuale (il vicino Giles).

Giles inizialmente infatti non comprende l’ossessione della protagonista per la creatura. Dopo essere stato maltrattato per il suo orientamento sessuale, comprende una cosa banalissima (e non accettata dai cinefili più severi non si sa per quale motivo): Elisa deve salvare la creatura perché è giusto farlo. Non ci sono grosse motivazioni (fortunatamente): è semplicemente giusto così. I personaggi ingiustamente discriminati e che non hanno voce ottengono a poco a poco ciò che manca loro: la voce appunto.

Ecco dunque spiegato perché la sequenza musicale dell’ultimo atto è tra i momenti più alti del cinema contemporaneo: riscrive un genere praticamente morto e sepolto da decenni (purtroppo non è bastato il capolavoro La La Land a risvegliare uno dei generi big della Hollywood classica).

“Sul lato tecnico il film è indiscutibile”

Il comparto estetico de La Forma dell’Acqua (musicale e visivo) è meraviglioso, sul lato tecnico il film è indiscutibile. Oltre a meravigliose sequenze sature di colori e illuminate da luci sia calde che fredde in base al mood e alla condizione di sfruttamento dei personaggi, la pellicola presenta composizioni musicali di tutto rispetto che alimentano il lato immaginifico dell’opera (sia musical che fantasy) come se fossimo all’interno di un lungometraggio di Fellini – regista al quale del Toro si ispira.

La regia di del Toro lavora sui personaggi e sui gesti che compiono: oltre all’ovvio linguaggio dei gesti di Elisa, non mancano i movimenti dei corpi soprattutto quelli inerenti al sesso. Strickland durante l’atto sessuale tappa la bocca della moglie, vuole sopprimerla, il suo è un rapporto di dominazione e soppressione: dirà alla protagonista che lo eccita il fatto che non abbia la voce; al contrario le mani della creatura avvolgono Elisa in un dolce abbraccio durante l’amplesso. Elisa spiega inoltre a Zelda (Octavia Spencer) l’anatomia del partner con gesti decisamente coraggiosi per il cinema di massa (nel quale spesso il sesso è semplificato e banalizzato o omesso del tutto).

La Forma dell'Acqua

La gestualità e la ritualità nelle fiabe è fondamentale: del Toro rimaneggia La Bella e La Bestia modificando aspetti della trama in maniera significativa: la creatura è effettivamente una creatura, non una maledizione da curare. Non serve il bacio magico, anzi bisogna donarle la libertà (sempre perché è la cosa giusta da fare, punto!). Quest’ultima è il fil rouge della pellicola insieme alla voce e all’acqua. La Forma dell’Acqua diventa film-slogan del “non saremo del tutto liberi, finché tutti non lo saranno”: neri, mostri marini, omosessuali e muti.

Ciononostante il film non diventa buonista in quanto non tutti quelli appartenenti alle categorie descritte sono belli e buoni. Quello a tradire la moglie ed Elisa è Brewster, un afroamericano. Hoffstettler ammazza un individuo, non è puro e immacolato: è pronto ad accoltellare i suoi colleghi russi (i quali sono rabbiosi e sadici tanto quanto il potente e violento americano Strickland). La retorica evidenziata dai detrattori della pellicola non esiste; La Forma dell’Acqua è semplice: perché la natura, la cattiveria umana e il mondo spesso e volentieri sono semplici. Ce lo hanno insegnato Primo Levi e Hannah Arendt, ma continuiamo a dimenticarcene.

El Camino

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