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In The Mood for Love

CineCult: In The Mood for Love

In The Mood for Love è tornato al cinema! Per l’occasione, abbiamo deciso di portarvi questo CineCult speciale. Il restauro in 4K del capolavoro di Wong Kar-wai è stato seguito dal regista ed è uno spettacolo per gli occhi. Visivamente mozzafiato, In The Mood for Love rappresenta uno dei melodrammi asiatici più belli del XXI secolo. Se ne avete la possibilità, non lasciatevelo sfuggire nelle sale della vostra città (qui potete trovare in quali sale è disponibile attualmente).

Senza spoilerare troppo addentriamoci nella trama apparentemente semplice. Hong Kong, 1962, un uomo (il signor Chow, interpretato da Tony Leung) si trasferisce in un condominio; per una coincidenza, nello stesso giorno una donna (la signora Chan, interpretata da Maggie Cheung) fa lo stesso nel medesimo condominio. Sono entrambi sposati e i rispettivi partner si trovano all’estero. Dopo una serie di coincidenze, i due si innamoreranno l’uno dell’altra, ma non consumeranno mai.

Da qui in poi l’analisi sarà con SPOILER, per cui vi rinnoviamo l’invito a vederlo in sala (magari per la prima volta). In The Mood for Love non è un film semplice e il cineasta cinese propone più chiavi di lettura sul Tempo, sull’amore e regala una storia sentimentale universale. Di pietismi e/o patetismi non vi è traccia. Di seguito trovate il trailer ufficiale dell’edizione restaurata distribuita da Tucker Film.

In The Mood for Love: tra coincidenze e coordinate temporali

“Coincidenza” è una parola che ritorna più volte nel corso della pellicola. Non solo a livello concettuale, ma anche a livello strettamente drammaturgico. L’amore è una cosa che accade. Non c’è un perché, né tantomeno un come. Come ogni casualità, non c’è manco un momento ben preciso: o meglio, sarebbe potuto capitare prima o dopo.

Wong Kar-wai mette in scena il passaggio di giorni, ore, minuti, secondi da uno stacco all’altro. Se ad un primo impatto può causare disagio e confusione, man mano che scorre il tempo del racconto diventa sempre più semplice comprendere l’incedere del tempo della storia. Il cineasta rappresenta il cambiamento cronologico attraverso oggetti (come ad esempio mozziconi di sigaretta), vestiti, battute, clima e chi ne ha più ne metta.

In The Mood for Love

 

Il tempo diventa fluido, incomprensibile, fraintendibile. Viene spontaneo chiedersi: “Ma quanto tempo è passato dal loro primo incontro?”. A Wong ciò non interessa. Egli dimostra che l’amore è in grado di manipolare il tempo in diversi modi. Infatti, questo sentimento impegna il  quotidiano dei nostri protagonisti. Lo dilata e lo comprime in base all’occasione: il ritmo è sfrenato quando i due si vedono con costanza, mentre quando sono lontani le sequenze diventano molto più lunghe.

Non stupisce inoltre che il filmmaker lavori anche con il linguaggio cinematografico. L’amore sconvolge le vite dei nostri, dunque ci sono diversi scavalcamenti di campo; si sentono ingabbiati nei loro matrimoni e vengono rappresentati tra sbarre.

Il (melo)dramma della rappresentazione

Più volte, durante l’arco del film, nell’immaginare e inscenare un dramma, la signora Chan si dispera immaginando di perdere realmente l’amante. La rappresentazione diventa reale, tangibile nelle viscere della protagonista. Come nel cinema di David Lynch (se siete interessati trovate le nostre analisi di Mulholland Drive e Inland Empire), nonostante si conosca l’inganno ne rimaniamo ammaliati, ci lasciamo sedurre. La signora Chan ritorna ad uno status quo reale e non fittizio tirando un sospiro di sollievo, ma la raffigurazione – per definizione – è subordinata alla realtà. Dunque, prima o poi, bisogna farci i conti.

La signora Chan non risponderà alla fatidica telefonata, sceglierà consapevolmente di vivere la tragedia, di non cedere all’amore. Wong ci vuole forse comunicare che l’amore è anche e soprattutto sofferenza? D’altro canto, oltre alla gioia e ai segreti, i protagonisti dimostrano che i loro matrimoni hanno fallito.

In The Mood for Love

Eh, certo quando uno vive da solo può fare quello che vuole, ma una volta sposati si deve decidere in due. Non ti pare? A volte mi domando come sarei, come sarei adesso se non fossi sposato.

Non immaginavo che la vita a due fosse così complicata. Quando si è da soli non si deve rendere conto a nessuno, ma una volta che sei sposata, anche se fai del tuo meglio non basta.

Non sono i soli ad essersene accorti: la signora Suen condanna l’atteggiamento del marito della protagonista e afferma che due persone sposate devono stare insieme.

La reiterazione del gesto e la colonna sonora

Si discute spesso del gesto cinematografico, molto meno della reiterazione di esso. L’amore è anche questo: reiterazione. Ci si incontra, ci si parla e si ripete rischiando la monotonia. Quest’ultima, nell’atto centrale del film, è straniante. I ralenti, le musiche, i luoghi e i gesti si ripetono fino allo sfinimento generando una sorta di disagio premonitore del dramma finale.

Vi è una cura nei luoghi e nei gesti all’interno di essi, che aliena i protagonisti e parimenti lo spettatore. Ma la reiterazione non è necessariamente sinonimo di monotonia. Difatti, i nostri sono gioiosi di vivere insieme e incontrarsi giorno dopo giorno. Nell’amore c’è reiterazione, ma nella reiterazione c’è tanto amore. Sembra contraddittorio perché difatti lo è: l’amore lo è.

In The Mood for Love

In The Mood for Love è complicato soprattutto per questo motivo: la pellicola cerca di descrivere un sentimento talmente complesso su cui riflettere. In The Mood for Love è uno dei migliori trattati cinematografici sull’amore e, come tale, necessita di più visioni e sguardi puntuali e diversi sul modo di (ri)vedere il sentimento per antonomasia.

Infine, In The Mood for Love è ambientato negli anni ’60 quando Hong Kong si stava occidentalizzando. Infatti, la colonna sonora mescola diverse influenze occidentali. L’amore si frammenta in inquadrature statiche con un sottofondo musicale che mozza il fiato, dando la sensazione che il cinema, l’amore e l’eleganza – i costumi sono di magistrale fattura – si miscelino in una ricetta profondamente estetica dove audio e video sono dosati con maniacale perfezione, d’altro canto stiamo parlando di “audiovisivo” non a caso.

 

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