MonkeyBit

Il Castello Errante di Howl

CineCult: Il Castello Errante di Howl

Il Castello Errante di Howl (2004) di Hayao Miyazaki è un CineCult assoluto dell’animazione contemporanea e non. In primis per il nome gigante che sta dietro al film: il Maestro nipponico è stimato in tutto il mondo e, ricordiamolo, all’epoca veniva dall’Oscar per La Città Incantata (2001). In secundis la pellicola rappresenta un unicum nella poetica del cineasta: è l’unico lungometraggio tratto da un romanzo (scritto da Diana Wynne Jones).

Il Castello Errante di Howl venne candidato come Miglior film d’animazione agli Academy Awards, ma ebbe la meglio Wallace e Gromit – La Maledizione del Coniglio Mannaro, una splendida pellicola in stop motion (qui trovate un nostro approfondimento).

Il lungometraggio è inoltre molto convincente dal punto di vista del colore e delle animazioni, scopriamo perché nell’analisi come sempre con SPOILER. Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano; nel caso voleste recuperarlo lo trovate su Netflix.

“La trama e i suoi risvolti sono lo specchio della poetica miyazakiana”

Per chi legge la rubrica ogni settimana sa che spesso alla storia dei film dedico poche righe di riassunto, ma in questo caso non posso non soffermarmici sopra. Infatti, la trama e i suoi risvolti sono lo specchio della poetica dell’autore. Innanzitutto, la protagonista è una ragazza adolescente che assiste, dopo una molestia, ad una magia. Il mondo fantastico nella poetica miyazakiana – ma si può estendere anche al resto dello Studio Ghibli – è simbolo di rifugio, crescita e di salvezza. Successivamente ella viene maledetta.

Il contesto sociale è turbolento, sta per scoppiare una guerra che pare essere di una portata devastante. Quando Howl attraversa la porta con il simbolo di color nero, probabilmente viaggiando in un possibile futuro fatto di fiamme e fuoco. L’antimilitarismo del Ghibli raggiunge uno dei suoi apici perché, al contrario dei “realistici” Si Alza Il Vento e Una Tomba per le Lucciole, la magia e l’amore – che vengono dai giovani – sono in grado di sconfiggere la guerra.

Il Castello Errante di Howl

La deflagrazione del mondo viene sventata grazie al sacrificio, al tempo (il passato) e l’amore. Il salvataggio del globo viene letteralmente dal passato. Miyazaki ci vuole comunicare che dal passato dobbiamo imparare per migliorarci e migliorare.

Ma sappiamo che il cinema non è solo “dire”, ma è “mostrare”, “rappresentare”. Il Maestro nipponico decide quindi di lavorare attraverso il colore delle cose e soprattutto dei capelli. Sophie è sia l’adolescente, sia l’anziana. La maledizione diventa una sorta di benedizione per imparare a crescere, maturare; dunque i capelli bianchi e le fattezze giovanili simboleggiano il miglioramento a cui l’essere umano deve ambire. Bisogna essere sia vecchi che giovani, sia saggi che propositivi. Inoltre, l’amore deve arrivare a tutti e specialmente a se stessi: Sophie man mano che accetta la sua condizione sentimentale ringiovanisce, diventa più bella.

Il colore

Il Castello Errante di Howl è pieno di trovate cromatiche splendide e contenutisticamente rilevanti. Ad ogni colore possiamo associare un concetto o un luogo. Soffermiamoci soprattutto nel verde, nel nero e nel bianco. Il primo simboleggia la desolazione; il termine lo intendo nel senso più neutro possibile. Quando viene varcata la porta verde ci si ritrova in una bellissima landa incantata dove lo steampunk è assente e la natura è viva – è probabilmente il posto più bello del film.

La desolazione però non è solo una location “alla Heidi” (ricordiamo che la serie è realizzata dal collega Isao Takahata); essa può portare alla solitudine e ad una malinconia opprimente. Infatti, quando Howl torna affaticato ed esclama: «che senso ha la vita senza la bellezza?!» (frase in cui Miyazaki crede fortemente) – oltre a cambiare di colore i capelli – al tocco di Sophie fuoriesce una gelatina verde scuro, come se la brillantezza del verde di una prateria venisse contaminata dal tempo e dal marciume.

Il Castello Errante di Howl

Il nero invece simboleggia il tempo; quello che Shakespeare nel sonetto XII descrive come una falce ineluttabile. Con la porta col simbolo nero si viaggia nel tempo; Howl vedendo l’orribile futuro continua a non voler cambiare psicologicamente finché Sophie – l’unica donna dai capelli puramente bianchi e non grigi – non lo persuade e non lo convince a mutare le sorti tremende della terra cambiando però, in primis, Howl stesso.

Il bianco (la somma dei colori e l’opposto del nero) rappresenta gli aspetti benefici del tempo. Come detto in precedenza, Sophie impara che per maturare deve usufruire della maledizione, dunque la vecchiaia e la giovinezza devono coesistere per vivere al meglio.

“Il Castello Errante di Howl è il sequel spirituale de La Città Incantata

Il Castello Errante di Howl è il sequel spirituale de La Città Incantata. Chihiro de La Città Incantata impara da Sen che per maturare bisogna lavorare. Chihiro e Sen sono due facce di una stessa medaglia che coesistono, così come Sophie vecchia e Sophie giovane. Inoltre, a livello anagrafico, se il capolavoro animato del 2001 affronta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, quello del 2004 affronta il passaggio dall’adolescenza alla maggiore età.

In tutto questo, bisogna inoltre considerare che chi viene colpito dalle maledizioni sono gli innocenti, leggasi bambine e ragazze, che vengono oppressi dall’incedere del tempo. Lo stesso che viene simboleggiato dal classico topos narrativo dell’andata e del ritorno. Ne La Città Incantata dopo aver attraversato il tunnel la vita di Chihiro cambierà per sempre, così Sophie dopo aver varcato la porta dal simbolo nero e aver visto il passato di Howl maturerà definitivamente.

Il Castello Errante di Howl

Infine, Calcifer, come il Senzavolto, è un demone neutro che entra in contatto con esseri umani segnandone definitivamente la vita. Calcifer in particolare stringe un patto diventando, a conti fatti, parte stessa di Howl. In questo vi è una non sottile differenza con il Senzavolto, in quanto esso, ossessionato da Chihiro non riesce ad unirsi a lei se non alla fine, mentre il piccolo demone del fuoco nell’epilogo si separa da Howl. Quasi a simboleggiare che nel passaggio alla maggiore età inevitabilmente bisogna abbandonare un pezzo di sé.

Il Castello Errante di Howl è l’ennesimo capolavoro di Hayao Miyazaki. Tra animazioni superlative, design mozzafiato e una sceneggiatura stratificata, esso rappresenta un apice nella poetica del Maestro nipponico. Un imprescindibile lungometraggio per gli amanti dell’animazione per comprendere l’evoluzione della tecnica tradizionale nel corso del XXI secolo.

El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab