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CineCult: I Tenenbaum

I Tenenbaum (2001) di Wes Anderson è considerato da molti il miglior film del regista e nella pellicola sono presenti tutte le caratteristiche del suo cinema. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Wes Anderson e Owen Wilson. Come ogni opera di Anderson il cast è ben nutrito: Gene Hackman, Anjelica Huston nei panni del signore e della signora Tenenbaum, Ben Stiller, Luke Wilson, Gwineth Paltrow che interpretano i tre figli, Owen Wilson (Eli Cash) e l’immancabile Bill Murray (Raleigh St. Clair). Questa settimana per la rubrica CineCult svisceremo i personaggi di una delle commedie più profonde del XXI secolo facendo SPOILER.

I Tenenbaum

Il titolo, molto semplice e allo stesso tempo molto efficace, rappresenta perfettamente ciò che il film vuole raccontare. Difatti la pellicola può essere vista dalla prospettiva di ogni membro della famiglia. Anderson compie un lavoro estremamente arduo: dipingere cinque membri di un nucleo familiare senza che nessuno prevalichi sugli altri. Inutile dire che ci riesce molto bene grazie ad una sceneggiatura solida. Non mancano le sferzate sociali e politiche classiche del suo cinema. Se però in alcuni lungometraggi Anderson descrive padri incapaci e disinteressati alle sorti dei figli scadendo nel banale e nell’autocompiacimento, si pensi a Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou (2004), in questo terzo lungometraggio del regista la cosa non succede. Anzi, è proprio grazie al padre che i Tenenbaum si riuniscono e affrontano i loro problemi intrapersonali e interpersonali.

Rispetto ad altre analisi realizzate in questa rubrica non voglio focalizzarmi tanto sulla forma del film – sempre grandiosa in ogni sequenza con momenti di altissimo cinema – ma più sul vero grande pregio che rende questo film speciale per ogni tipo di spettatore, dal cinefilo più incallito alla persona completamente disinteressata alla settima arte: i personaggi.

I Tenenbaum

Etheline Tenenbaum

Etheline è una madre che tiene ai figli: li ha educati, non è stata troppo addosso a loro né li ha considerati poco come invece ha fatto Royal. La si può accusare forse di una mancata forza di volontà. Da anni è separata, ma non divorziata, non ha una vita sessualmente attiva e non vede i suoi figli da diverso tempo. Sembra vivere in una routine e ciò non le porta né problemi, né gioie. Non soffre di depressione al contrario dei figli, ma non è soddisfatta della sua condizione umana ed è alla ricerca – probabilmente inconsapevole – di un cambiamento che dia una svolta alla sua vita.

Questa svolta arriva quando Henry (Danny Glover) le chiede di sposarla. Etheline vive il momento con gioia, ma con insicurezza, inquietudine e ansia. Le è appena giunta la notizia (falsa) che Royal sta per morire ed ella passa dalla routine sopracitata ad una confusione di emozioni contrastanti. Anderson critica il modello sociale del borghese americano che, una volta lasciati i figli perché cresciuti, perdono ogni forma di infantilità, tematica che ritornerà in Fantastic Mr Fox (2009) dove però Fox tornerà alla sua “infantilità” a discapito della famiglia. Seppur diametralmente opposti, Fantastic Mr Fox e I Tenenbaum hanno un messaggio sociale in comune: non bisogna cessare di vivere la propria vita da adulti e cadere in una routine monotona, bisogna equilibrare la spensieratezza e le gioie dell’infanzia senza ignorare le responsabilità dell’adultità.

I Tenenbaum Etheline

Chas Tenenbaum

In una filmografia colma di padri che non sanno adempiere al proprio dovere Chas risulta un’anomalia. Deve elaborare un lutto e nell’iperprotettività nei confronti dei figli perde la bussola. Chas vuole il meglio per Ari e Uzi, ma, essendo depresso, fa più danni che altro. I due bambini non possono vedere il nonno perché quest’ultimo è stato un pessimo padre. Nonostante ciò, Royal li tratta meglio di Chas perché li tratta come bambini e non come dipendenti. Ne I Tenenbaum i rapporti interpersonali sono strambi e assurdi. L’instabilità mentale dei soggetti porta ad un susseguirsi di gesti apparentemente assurdi che sfociano nel climax emotivo finale.

I Tenenbaum

Richie Tenenbaum

Malinconico e afflitto da una depressione devastante Richie è il membro più “buono” della famiglia, eppure è l’unico che tenta il suicidio. Il suo amore, socialmente inaccettato, verso la sorella adottiva Margot lo porta a buttare via una carriera, la vita – prima metaforicamente poi quasi letteralmente – e il rapporto con gli altri Tenenbaum. Richie è l’unico che vuole realmente bene a Royal ed è l’unico a credere e fidarsi del padre anche dopo la deplorevole menzogna.

Richie è colui che riesce a ricucire le ferite in una famiglia, ma contemporaneamente soffre a causa dei mal di vivere altrui. Empatizza con gli altri, li compatisce e vuole bene a chiunque nella famiglia, ma in particolare passa sopra ai difetti degli altri (cosa che nessun altro riesce a fare), si pensi alla scena in cui Chas, al «Ti voglio bene… sei mio fratello.» di Richie, risponde con un cinico «Smettila di ripeterlo.»

La ripetizione è forse una delle tanti chiavi di lettura del film. I personaggi ripetono i propri errori, fin quando non si convincono di star sbagliando. E il problema sorge proprio qui. Si devono convincere. Richie ha continuamente paura di essere inaccettato e tiene celato il più possibile il suo amore, ma quando questo viene svelato e, dopo aver ascoltato il padre, si convince di essere una persona normale.

I Tenenbaum

Margot Tenenbaum

“Anch’io”. Queste le parole di Margot rivolte alla madre quando questa dice che Chas è depresso. Costantemente riservata fin da bambina, ossessionata dal teatro (altra tematica ricorrente nella filmografia di Anderson) e dal genio artistico si sente una fallita. Il disturbo depressivo genera un’autocommiserazione e un’apatia su più livelli. Prova a sfogarsi sessualmente più volte non riuscendo mai a stare meglio. Fortunatamente Royal per via indiretta riuscirà a sbloccarla, per essere precisi, proverà ad aiutarla anche direttamente, nonostante ella sia “la figlia adottiva“, ma questa non ne vuole sapere e alza un muro.

Margot è un personaggio affascinante. Il suo talento e il suo genio vengono meno perché ella è legata ad una figura del “genio artistico” troppo idealizzata, per citare la stessa: «Sai che quella parola la uso poco». Il complesso di inferiorità e la noia che “la uccide” la porta a sentirsi inadatta e imperfetta non solo sul piano artistico, ma anche su quello sociale. Margot ricambia l’amore di Richie e, una volta che i due si rivelano, finalmente sembra essere felice, difatti alla fine del film torna a scrivere pièce teatrali e ad avere successo come drammaturga.

Royal Tenenbaum

Ho lasciato per ultimo il collante della storia: Royal.

“Lo so che passerò come il cattivo in questa storia, ma gli ultimi sei giorni trascorsi qui con voi sono stati i più belli della mia vita.”

La frase potrebbe essere una menzogna, ma il narratore onnisciente ci rivela:

“Immediatamente dopo averlo detto, Royal si rese conto che era la verità.”

Come dicevo nei paragrafi precedenti, la convinzione è la chiave per risolvere i problemi. Royal, cercando di fare del bene, ha ripetuto lo stesso errore dopo decenni: ha mentito. Quel “si rese conto” è di vitale importanza. Da questo momento in poi Royal cambia ogni tipo di approccio: va al cimitero perché vuole farlo e non per fare un piacere a Chas, si presenta da Etheline con le carte per il divorzio e inizia ad apprezzare Henry invece di spregiarlo. Royal è consapevole di non essere stato un bravo padre, quindi vuole aiutare Chas poiché anche lui non si sta comportando a dovere: Ari e Uzi vivono in un clima di tensione. Finalmente mostra affetto anche a Margot che ha sempre bistrattato.

Nell’agrodolce sequenza finale vi è una frase riassuntiva della pellicola e del suo significato:

Ho avuto un anno difficile, papà.

Le incomprensioni, le depressioni, l’esistenza fragile e messa in discussione (da se stessi) in ogni momento ci sono state per ciascun Tenenbaum, ma fortunatamente ogni personaggio ha riottenuto il suo status quo originario. Royal è diventato “papà” anche agli occhi di Chas.

 

El Camino

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