MonkeyBit

Gli Incredibili

CineCult: Gli Incredibili

Gli Incredibili (2004) è il sesto lungometraggio animato della Pixar. Nella rubrica CineCult abbiamo già parlato di Brad Bird due volte: per Il Gigante di Ferro e per il suo Mission: Impossible – Protocollo Fantasma quando abbiamo discusso dell’intera saga. Nei suoi film – in particolare nei due capitoli de Gli Incredibili – il nucleo familiare è sempre problematico: non vediamo mai famiglie idealizzate, ma realistiche con dissidi interni (in particolare si vedano i rapporti tormentati coi padri), ciononostante piene di amore.

La pellicola vinse ben due Premi Oscar nell’edizione del 2005: si portò a casa la statuetta per il Miglior film d’animazione e quella per il Miglior montaggio sonoro. Il lungometraggio è tra i migliori dello studio e, nel caso non l’aveste ancora visto, vi invitiamo a recuperarlo dato che nell’articolo ci saranno SPOILER. Di seguito trovate il trailer.

Gli Incredibili: il dramma dei “super”

Gli Incredibili, come moltissimi altri lavori Pixar, è un film per tutti e dalle molteplici chiavi di letture. Gli Incredibili forse è uno dei massimi esempi per spiegare questo stile narrativo dello studio californiano. Gli spettatori più piccoli rimangono folgorati dall’animazione e dalle sequenze action davvero strepitose; gli adolescenti si iniziano ad immedesimare con i due figli più grandi (Violetta e Flash); mentre gli adulti colgono meglio il dramma dei “super”.

Brad Bird (anche sceneggiatore) decide infatti di riempire la sceneggiatura – in particolare nel primo atto dell’opera – di scambi di battute significativi sui super(eroi). Sindrome, l’antagonista, non è dotato di superpoteri e – grazie alla sua ricchezza, che gli permette di costruire un potentissimo omnidroide – vuole dimostrare che tutti possono essere super grazie al potere, all’inganno (il suo piano è fingere di riuscire a sconfiggere con le sue forze l’omnidroide) e ai soldi.

Gli Incredibili

Anche i “buoni” pensano ciò: Helen/Elastigirl dice espressamente a suo figlio: “Tutti sono speciali”, lui replica che sarebbe come dire che non lo è nessuno. Il piccolo è difatti ancora ignaro del significato di tale affermazione; imparerà la lezione alla fine quando accetterà di buon grado di arrivare secondo nello sport. La differenza però tra “buoni” e “cattivi” sta proprio nella differente accezione del medesimo concetto.

La famiglia Parr cerca di dimostrare che i “super” possono essere “normali” (la vera grande avventura per Bob è la famiglia). Sindrome invece, accecato dall’odio e dal trauma, vuole cancellare il senso e la necessità dei supereroi continuando a celebrare e fomentare il potere dei ricchi e dei burocrati; non dimentichiamoci che Bob lavora in un’agenzia di assicurazioni e frega il suo capo, il quale sfrutta a suo vantaggio l’ignoranza dei clienti nella burocrazia e si interessa solo alla crescita delle azioni.

Chiaramente questi messaggi un bambino non li può capire, ciononostante crescendo scopre quanto sia interessante quest’opera. Piccolo aneddoto di chi scrive: ricordo che da bambino durante la sequenza dei giornali mi annoiavo e non vedevo l’ora di rivedere le scene action del secondo e terzo atto.

“Il film è un crescendo di bellezza ed eleganza dell’azione”

Bird è un grande regista d’azione – sia nell’animazione che in live action – e, oltre ad una narrazione stimolante che problematizza il ruolo sociale e umano dei supereroi, ci regala delle sequenze spettacolari e studiate in ogni minimo dettaglio. Il film è un crescendo di bellezza ed eleganza dell’azione.

Se l’incipit è semplice ma efficace: ci presenta i personaggi, il loro stile e il loro modo di fare; l’ultima sequenza della distruzione dell’omnidroide rasenta la perfezione cinematografica. Analizziamola fin dall’inizio.

Sindrome si comporta come un megalomane e dimostra la sua noncuranza della città attraverso i gesti e gli sguardi (fa esplodere una cisterna mentre è in posa, guarda i cittadini e non il presunto nemico). Successivamente dall’interfaccia dell’omnidroide capiamo che l’intelligenza artificiale ha trovato il punto debole: il telecomando. E da lì inizia una vera e propria corsa dei nostri eroi per tenerlo saldo nelle loro mani.

Gli Incredibili

Siberius e Flash utilizzano i loro poteri in modo strategico: sono tattici. Elastigirl e Violetta invece sfruttano le loro capacità per difendere e per tenere uniti il team. Infine c’è Bob, il più grezzo, colui che rappresenta la forza bruta (chi ha visto l’ottimo sequel si ricorderà che Elastigirl diventa la protagonista proprio a causa dei danni commessi dal marito). Una squadra che ha bisogno di tutti: ogni membro ha il suo ruolo cruciale nella battaglia.

Il montaggio serrato, le trovate visive, la gestione degli spazi sono degni del miglior Spielberg. Si potrebbero citare scene emblematiche come la corsa di Flash nella giungla, ma in realtà lo si nota in sequenze decisamente più piccole come quella del jet: stupenda sia nella costruzione psicologica che nella tensione.

Gli Incredibili: tra citazionismo e inventiva

Brad Bird ama i fumetti. Ne Gli Incredibili ha avuto la possibilità di rielabolare questo mondo. Le citazioni si sprecano. Naturalmente gli eroi sono palesemente ispirati da I Fantastici 4. La struttura della storia è molto classica in ogni passaggio. Ciò che però rende fresco questo film è la questione sociale dell’eroe. Brad Bird critica l’opportunismo con un umorismo nero (Mr Incredibile viene querelato per aver impedito un suicidio) in sottotraccia.

Nel 2004 usciva inoltre Spider-Man 2 (abbiamo analizzato la trilogia in questo articolo): due superhero movie molto diversi dove però troviamo una similitudine. In entrambi l’eroe viene problematizzato e viene trattato il tema dell’idolatria. Se nel capolavoro di Sam Raimi Peter faceva fatica a sconfiggere Otto Octavius in quanto stimava il genio, ne Gli Incredibili il ruolo è invertito: il villain è il fan, mentre l’eroe è l’idolo.

Gli Incredibili

Quest’inversione dei ruoli attanziali genera due visioni dell’idolatria distinte (quasi opposte), ma ambedue stimolanti. Peter punterà sul far rinascere dalle ceneri Otto Octavius, quello da lui conosciuto (il “normale” non il “super” coi bracci meccanici); mentre Sindrome – deluso dalla non corrispondenza dell’idolo prefigurato con l’effettivo Mr Incredibile (“normale” prima ancora che “super”) – vuole annientare il concetto di “super”.

In conclusione, Gli Incredibili è l’ennesimo grande film targato Pixar. Un capolavoro che non banalizza un genere che viene spesso tacciato (talvolta a ragion veduta) di essere spegnicervello. Un’opera che, grazie ad una stimolante sceneggiatura e una fattura tecnica invidiabile, sa far intrattenere tutti: dal più piccino al più grande.

P.S. Il Minatore è il miglior cliffhanger della storia del cinema. O forse a parlare è il bambino che è in me, il quale, per anni e anni, ha atteso il sequel.

 

El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab