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Call of Duty Vanguard Recensione, ma ne avevamo bisogno?

Torniamo a parlare di Call of Duty Vanguard, stavolta con idee più chiare che mai in merito alla produzione di Activision e Sledgehammer Games. Negli ultimi mesi abbiamo analizzato spesso l’impianto ludico dell’opera, frammentandolo in molteplici elementi che lo compongono: avevamo scoperto la modalità Campioni della collina, il multiplayer in fase di alpha, di recente la campagna e ora siamo finalmente giunti al culmine della nostra critica su Call of Duty Vanguard. Torniamo quindi a proporre una recensione classica, pura, completa e che – speriamo – possa offrire a tutti i lettori una corretta chiave di lettura di ciò che è, al momento, Vanguard.

L’opera si va a posizionare in modo abbastanza curioso nella line-up dei giochi di Call of Duty. L’inserimento spalla a spalla tra Modern Warfare, Black Ops Cold War e Warzone lasciar presagire come Activision creda ancora nei precedenti capitoli e nella differenziazione di quest’ultimo. Tuttavia, se esterniamo la contestualizzazione storica, lo scheletro è un curioso incrocio tra Modern Warfare e il capitolo dell’anno scorso. Un mix di dinamiche e scelte di design che potrebbero inizialmente sembrare fuori luogo, ma che comporta risultati decisamente interessanti.

Sono in molti a chiedersi se avevamo davvero bisogno di un nuovo capitolo della serie a solo un anno di distanza da Black Ops Cold War e, per anticiparvi un pensiero che approfondiremo più avanti, vi diremo che anche noi siamo abbastanza perplessi. Il comparto multiplayer di Vanguard, il cavallo di battaglia della produzione, è di fatti una riproposizione 1:1 di quanto fatto negli ultimi capitoli, incluso Warzone, e sono davvero pochi gli elementi che lo differenziano da essi.

Tuttavia, ammettiamo anche che quei pochi fattori distintivi riescono a donare all’opera la giusta dose di novità, sebbene – ripetiamo – nel gameplay resta lo stesso CoD di sempre. Che sia un bene o un male è difficile stabilirlo, e crediamo che è e sarà l’opinione dei giocatori a definire sul lungo termine il destino e il motivo di esistenza di Call of Duty Vanguard.

“Vanguard resta un ottimo Call of Duty nell’animo proprio per la solidità del multiplayer”

Scomponendo la struttura dell’impianto multiplayer, partiamo subito dall’analizzare le modalità presenti, anch’esse una diretta ripresa da quanto fatto finora dalla serie e che senza dubbio non rappresentano una grande novità. Ad averci sorpreso, tuttavia, è l’esecuzione da parte di Sledgehammer Games, che ha saputo dosare correttamente sia il numero di giocatori, che la durata delle partite e l’applicazione pratica delle regole delle modalità in ogni scenario disponibile.

Dopotutto, nonostante di base sia sempre la stessa cosa, una frase che ci siamo abituati a sentire e che non ci sorprende vederla ripetere anno dopo anno, ormai, Vanguard resta un ottimo Call of Duty nell’animo proprio per la solidità del multiplayer. Ancora una volta, che sia un bene o un male è un’opinione spaventosamente soggettiva: a nostro avviso, quello che Activision e Sledgehammer Games dovevano ricercare era proprio il compromesso giusto per creare un CoD inedito nelle meccaniche e nel gameplay, senza però snaturarne troppo il multiplayer.

Per raggiungere questo risultato, l’equilibrio che si è raggiunto è quello tra le mappe a disposizione e alcune “nuove” modalità. Non parliamo di novità particolarmente inedite, sia ben chiaro, ma di rivisitazioni interessanti di vecchie regole che offrono una notevole e piacevole ventata d’aria fresca. Peraltro, non possiamo non fare menzione di Campioni della collina, il portabandiere delle novità di Call of Duty Vanguard. Lo avevamo già provato durante i primi periodi di beta, anzi, fu il primissimo contatto che molti giocatori hanno avuto con Vanguard.

Rispetto a quando l’abbiamo provata è cambiato poco e nulla, con modifiche davvero impercettibili nella maggior parte dei casi. Si tratta però di una modalità ancora molto valida, con un grande potenziale se sfruttato correttamente. Non esageriamo nel definire Campioni della collina come una delle più grandi innovazioni di Call of Duty negli ultimi anni dopo, ovviamente, all’indelebile battle royale. Ve lo diciamo con non pochi dubbi: c’è anche la concreta possibilità che possa rivelarsi tutto un fuoco di paglia e che i giocatori continueranno ad amare le sacrosante modalità classiche. 

Tuttavia, sarebbe davvero errato non dare una possibilità a Campioni della collina, soprattutto perché, per una volta, è una chiara rappresentazione della volontà di fare qualcosa di nuovo da parte di Activision, e come tale va assolutamente onorata. È un’alternativa molto valida al multiplayer classico e blasonato su cui impegniamo molte ore di gioco, lo stesso di cui gli amanti si lamentano ipocritamente per la ripetitività. Per cui, cari fedeli di CoD: fatevi un piacere e giocate anche a Campioni della collina.

Differenziare il gameplay di Call of Duty non è sempre possibile

L’elemento che però caratterizza un Call of Duty rispetto un altro, sia ben chiaro, non sono affatto le modalità a disposizione, le mappe in cui poter giocare o le armi, sebbene siano elementi chiave per definire un capitolo da un altro. Ciò che maggiormente definisce un gioco della serie è il gameplay, nudo e crudo, grottesco riassunto dei controlli e del gunplay, l’animo indissolubile della serie sin dai suoi albori e uno dei pochi fattori che concretamente cambiano l’intero stile di gioco.

Come vi abbiamo già detto, Call of Duty Vanguard è un po’ Modern Warfare, un po’ Black Ops Cold War. Un curioso miscuglio tra i due gameplay. L’opera del 2019 è però quella da cui Vanguard si ispira maggiormente, ereditando gli scatti doppi e la possibilità di posizionare le armi su alcune specifiche superfici. È davvero difficile non notare le somiglianze, che peraltro avvicinano l’opera anche a Warzone. L’elemento distintivo è però una maggiore frenesia degli scontri che, combinati al gunplay, offrono una notevole dose di varietà a ogni singola partita.

Il mix di meccaniche e dinamiche di gioco che ne è venuto fuori è qualcosa di molto particolare, ed è anche l’elemento più importante da analizzare. Come avrete già capito, siamo convinti che il comparto multiplayer di Call of Duty Vanguard funziona molto bene, ma questo risultato è stato possibile proprio grazie all’ereditato gunplay di alta qualità, decisamente superiore rispetto a quanto ci saremmo aspettati. Per raggiungere questo traguardo bisogna ringraziare prima di tutto una buona varietà e quantità di armi a disposizione dei giocatori che sì, soffrono di un rinculo più accentuato rispetto ai capitoli precedenti ma che senza dubbio può essere migliorato.

Di fatti, è il sistema di personalizzazione dei set a rappresentare la ciliegina sulla torta che porta il gunplay a rasentare alla perfezione. È proprio la possibilità di modificare l’arma come preferiamo e le differenze storiche e strutturali dei fucili a comportare la varietà che volevamo: per controbilanciare alcune mancanze dovute all’obsolescenza delle armi a disposizione, dovremo quindi optare spesso per modifiche differenti rispetto a quelle che potevamo preferire in un Modern Warfare o un Black Ops Cold War.

“Un ottimo lavoro di calibrazione dei ritmi di gioco”

Call of Duty Vanguard ci mette a disposizione, oltre i soliti slot anche molti altri inediti, come quello dei proiettili, e oltretutto non ha particolari limiti sulla quantità di modifiche da aggiungere. Non dovrete più decidere di preferire una sottocanna rispetto a un particolare mirino, quando prima gli slot disponibili erano meno. Adesso potrete selezionare anche un oggetto per ogni categoria, cosa che offre a tutti la possibilità di modificare ancor di più il proprio equipaggiamento.

In merito a questa scelta, da parte di Activision e Sledgehammer Games, ci sono differenti scuole di pensiero, e l’opinione che si può avere in merito è altamente soggettiva. C’è chi, come noi, che è contento di vedere che i giocatori hanno ora più libertà per creare il set come meglio preferiscono, altri invece gridano al possibile sbilanciamento delle partite. Tuttavia, crediamo che non è questo il caso e soprattutto che sia stato fatto un ottimo lavoro di calibrazione dei ritmi di gioco.

Tuttavia, freniamo gli animi e ammettiamo che il gunplay di Call of Duty Vanguard non è perfetto, sebbene si sia avvicinato davvero molto a raggiungere quel livello qualitativo. Puntiamo quindi il dito verso tre principali problemi che hanno gravato molto sulle tante ore di gioco che abbiamo passato in compagnia dello sparatutto, perfette per poter analizzare e valutare attentamente questi aspetti: primo tra questi è un sistema di cambio dell’arma che non funziona quasi mai come dovrebbe, soprattutto nelle fasi più rapide di un match.

Call of Duty Vanguard

Abbiamo notato che mentre si compiono alcune azioni, a volte il gioco attenderà prima di cambiare l’arma, dettaglio che grava davvero tanto in situazioni in cui abbiamo necessità di passare subito alla pistola: se il fucile si scarica di fronte il nemico, avrete molta meno possibilità di uscirne inermi rispetto ai capitoli precedenti. Inoltre, la ricarica spesso è molto lenta e bisogna passare del tempo con l’armaiolo per risolvere il problema sulle diverse armi. 

Ciononostante, sebbene riconosciamo che già soltanto questi possano sembrare dei seri problemi, tenetevi forti perché il più grave è a dir poco assurdo. Lo diciamo con quattro parole: gli hitbox non funzionano. Anzi, vi diremo di più, il difetto sta proprio nel posizionamento dell’area in cui il proiettile collide con i personaggi, apparentemente troppo grande rispetto al modello effettivo. Mettiamo le mani avanti: non abbiamo gli strumenti tecnici per poter analizzare nel dettaglio quanto affermato, ma vi possiamo confermare che durante alcune partite con il fucile da cecchino siamo riusciti a colpire avversari (e a volte anche ad ucciderli) quando neanche una spalla era visibile su schermo. 

Peraltro, ci è parso di notare che lo stesso vale anche per noi, dato che ci siamo ritrovati eliminati nello stesso modo e senza capire come avessero fatto a colpirci. Si tratta di un difetto molto serio, lo riconosciamo, motivo per cui siamo anche noi molto razionali nell’affermare che quei casi particolari erano solo bug o che è solo una nostra sensazione, per cui attenderemo l’opinione di giocatori e utenti più tecnici sotto questo punto di vista, per confermare o smentire la presenza di questo problema.

“Una delle più grandi innovazioni introdotte in Call of Duty Vanguard”

Dopotutto non possiamo neanche negare che, nel caso dell’esempio di cui vi abbiamo parlato, l’errore non scaturisca da hitbox errati ma da modelli degli ambienti mal definiti. La seconda opzione, peraltro, è possibile soprattutto se considerato che le mappe presentano ora un maggiore livello di distruttibilità rispetto ai precedenti capitoli, molto vicino a quello dei giochi di Battlefield. Lo avevamo già scoperto e analizzato durante la beta di Campioni della collina e durante l’alpha del multiplayer su PlayStation: la possibilità di distruggere alcune pareti è davvero molto interessante, peraltro durante l’intera durata delle partite.

Sapere che è possibile creare un buco in una porta o in una vetrata per vedere gli avversari dall’altra parte e coglierli di sorpresa – o meglio, per lanciargli una granata – è a dir poco incredibile. Per fare un altro esempio, potremmo anche sfruttare un muro distrutto per mirare di nascosto verso un’area e difendere la zona di conquista. Poter sfruttare ancor di più, e in modo così tanto dinamico, l’ambiente che ci circonda, offre ai giocatori opzioni inedite per l’organizzazione e gestione strategica della partita. Si tratta, a nostro avviso, di una delle più grandi innovazioni introdotte in Call of Duty Vanguard, si cui crediamo che Activision debba continuare a puntare anche nelle prossime iterazioni del franchise.

Call of Duty Vanguard

Restano però alcuni dubbi in merito alle superfici che si possono distruggere, elemento non sempre chiaro come nello sparatutto di EA e DICE. Di fatti, ignari di cosa sia effettivamente interattivo potremmo ritrovarci a sparare a una parete che in realtà non può forarsi, così come potremmo scoprire che un muro specifico può invece nascondere un risvolto tattico. Il gioco non crea una differenza chiara e concisa tra queste tipologie di superfici, e probabilmente avrebbe dovuto farlo, ma soltanto per evitare di creare incomprensioni durante il gameplay. Ma non temete, perché dopo molte ore di gioco imparerete a riconoscere correttamente ciò con cui potete interagire.

Di fatti, dobbiamo omaggiare un level design di tutto rispetto, dove le mappe a disposizione per i giocatori non sono solo tante e quasi sempre ben diversificate, ma anche di ottima qualità strutturale. Un plauso va fatto a chi, negli studi di Sledgehammer Games, ha proposto di reinserire gli scenari classici di World at War, sebbene per il momento non ce ne siano ancora molti. Le mappe di gioco che invece sono a disposizione presentano un quantitativo notevole di dettagli e non fanno mistero di un ottimo processo di caratterizzazione: ogni area sembra raccontare una storia e, escluse alcune aree esageratamente grandi, sarà difficile perdersi dato che ogni loro parte è davvero ben diversificata.

Modalità Zombie: si o no?

Dato che ci ritroviamo a parlare di mappe, è necessario aprire una parentesi riguardante la modalità zombie. Partiamo dal presupposto che l’intero comparto getta le basi sulle regole cui siamo abituati, e che quindi dovremo combattere zombie in più fasi, sempre più difficili. Se prima avevamo a disposizione un’area che diveniva sempre più estesa e complessa man mano che si proseguiva con le orde e il relativo aumento di difficoltà, adesso si prosegue verso una linea abbastanza differente.

Partiremo così da un hub centrale che, come negli altri capitoli della serie, si evolve nel tempo andandosi a ingrandire e sbloccando nuove piccole aree da esplorare, avremo l’accesso a dei portali: a loro volta, questi porteranno ad altre limitate porzioni di mappe prese dal comparto single player, multiplayer o zombie dei precedenti titoli. La differenza sostanziale sta nel fatto che per procedere con le ondate bisognerà completare le missioni presenti dentro i succitati portali.

Call of Duty Vanguard

Facciamo una premessa importantissima: il sistema funziona molto bene e non abbiamo trovato particolari problematiche se non i lunghi tempi di attesa che passano tra la fase di potenziamento nell’hub e quella di shooting puro, eccessivamente lunghi e che rischiano di stancare sul lungo termine. Inoltre, dobbiamo puntare il dito verso la terribile ripetitività, aggravata dal fatto che le mappe su cui giocheremo non sono affatto inedite ma riedizioni di altre viste in Call of Duty Vanguard o nei titoli passati.

Non fraintendete, però, perché la modalità zombie è davvero molto divertente, soprattutto se la si gioca in multiplayer con gli amici. Tuttavia, è altrettanto palese che Sledgehammer Games non ha riposto la stessa dose di lavoro nella sua realizzazione come nel resto della produzione. Anche questo è il motivo per cui abbiamo preferito parlare di questo comparto nella recensione finale e non creare un altro articolo come abbiamo fatto con la campagna. C’è ben poco da dire, ben poco da fare, ben poco da ammirare. E la cosa ci dispiace davvero molto.

“Call of Duty Vanguard è uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie”

Per concludere l’analisi e critica di Call of Duty Vanguard non possiamo dimenticar di parlare dell’intero comparto tecnico, formato dall’impianto sonoro e visivo/grafico. Ve lo diremo in modo schietto e totalmente onesto: Vanguard è uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie, e la cura nei dettagli che Sledgehammer Games ha riposto nella realizzazione di questi due impianti è a dir poco sorprendente.

Il comparto sonoro getta sì le basi su quanto fatto da Modern Warfare e Black Ops Cold War, ma non per questo motivo il team di sviluppo ha deciso di lasciarlo immutato. Al contrario, siamo rimasti davvero sbalorditi di fronte alla qualità e varietà di ogni singolo effetto sonoro, che varia anche e soprattutto in relazione all’ambiente in cui ci troviamo. Per fare degli esempi, il rumore dei passi cambia in base al terreno su cui si sta camminando, ma ancor più esemplare è il frastuono del fucile quando spariamo, molto differente se ci troviamo all’aperto o al chiuso. 

Call of Duty Vanguard

Così come avevamo evidenziato nella recensione della campagna, però, ci sono dei dubbi in merito ai livelli delle voci dei personaggi, che in alcune occasioni si sono mostrate o eccessivamente elevate o talmente basse da necessitare di modificare le opzioni. Ci confonde non poco questo difetto, proprio perché è l’unica vera pecca che possiamo trovare nell’impianto ludico e che, a nostro avviso, sembrerebbe più un bug tecnico che un vero e proprio errore di calibrazione dei livelli.

Visivamente parlando, Call of Duty Vanguard è fantastico come vi immaginate e alcune scene, soprattutto quelle della campagna, sono davvero uno spettacolo per gli occhi: il team di sviluppo ha saputo calibrare alla perfezione i livelli di illuminazione e ha svolto un lavoro eccellente nell’ottimizzare la loro opera. Dopotutto, diciamocelo, dopo tutti questi anni al lavoro con il motore grafico di Modern Warfare non potevamo che aspettarci un risultato dalla qualità così imponente.

Call of Duty Vanguard, quindi, ha senso?

Giungiamo quindi alla conclusione della recensione, e nonostante abbiamo parlato per ben 2694 parole per parlare dell’opera di Activision ancora pare difficile contestare la risposta “no” alla domanda “Call of Duty Vanguard ha senso?”. Perché di fatti, nulla avrebbe vietato al publisher di attendere un anno in più per presentare il nuovo capitolo della serie, evitando di effettuare questo strano tentativo che prende il nome di “Vanguard”. Ancora una volta, come vi abbiamo spesso detto in precedenza, non dovete fare l’errore di considerare il titolo come di bassa qualità, perché non è affatto così.

The Review

7.2
Call of Duty Vanguard

Conclusione

Call of Duty Vanguard è comunque un capitolo dignitoso della serie e che merita un posto nella lineup, ma da un’altro canto non ci ha lasciato nulla da ricordare e con ogni probabilità lo dimenticheremo tra un paio d’anni. Se già Black Ops Cold War ha rischiato molto in tal senso, Vanguard si trova già con un piede nella trincea e, siamo onesti, neanche gli appassionati sono poi così convinti di questo capitolo. Saranno gli hitbox che non funzionano come dovrebbero, un gameplay troppo vicino a Modern Warfare, i problemi del menu che segna modifiche non visualizzate anche se le abbiamo già equipaggiate, errori che l’opera eredita con vergogna dai capitoli precedenti e che nessuno, per qualche motivo, ha l’idea di risolvere. Il problema più grande è che potevamo tranquillamente farci bastare Black Ops Cold War e attendere il prossimo capitolo. Tuttavia, senza dubbio farete contenti i vostri amici se ne metterete una copia sotto il loro albero di Natale. È sempre un ottimo Call of Duty, dopotutto.
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