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Call of Duty Vanguard

Call of Duty Vanguard Provato, prime impressioni sul multiplayer

Quando avevamo provato Call of Duty Vanguard nella build di alpha, soltanto poche settimane fa, lo avevamo definito inusuale, di nicchia, agrodolce. Avendo avuto modo di mettere le mani soltanto sulla modalità Campioni della Collina, l’opinione che potevamo avere allora non poteva che essere limitata. Tuttavia, adesso abbiamo finalmente testato a lungo il comparto multiplayer di Call of Duty Vanguard, sebbene non nella sua interezza. La cosa che più ci ha sorpreso è che la nostra idea è cambiata, divenendo però ancor più complessa.

Call of Duty Vanguard non ci pare più di inusuale, né di nicchia, ma ha ancora quello strano retrogusto agrodolce che, sia ben chiaro, potrebbe non essere necessariamente un male. Ora che abbiamo avuto modo di provare con mano l’esperienza multiplayer, l’idea che ci siamo fatti è assai difficile da esprimere con parole, e sebbene in questi casi sarebbe ottimale fare degli esempi, anche questo potrebbe riuscire difficile, data la singolarità del comparto multigiocatore.

La beta ci ha dato la possibilità di provare tutte le modalità classiche del multiplayer. Non c’è molto da dire in merito alle stesse, dato che si presentano così come sono sempre state anche in Black Ops Cold War e Modern Warfare, tuttavia, a cambiare sarà il modo in cui saranno concepite durante le partite di Call of Duty Vanguard. La differenza più grande sta proprio nel sistema che si viene a creare con la coesistenza degli elementi ludici che contraddistinguono Vanguard: movimenti rapidi del personaggio, mappe o molto ampie o claustrofobiche, e distruzione ambientale, con quest’ultimo punto che merita una discussione a parte. 

L’alpha di alcune settimane fa ci aveva infatti potuto offrire un assaggio di quello che sarebbe stato poi l’intero comparto multiplayer, confermando quindi l’effettiva esistenza di queste tre componenti. I controlli sono di fatti una ripresa diretta di quelli di Modern Warfare, mentre la frenesia degli scontri ci riporta direttamente a quanto visto in Black Ops Cold War. 

Il segreto del perfetto bilanciamento

Tuttavia, Activision ha avuto l’accortezza di mostrarci tre mappe in particolare, tutte molto diversificate: una città innevata, ovvero un’area particolarmente ampia e piena di edifici in cui entrare, con addirittura più piani su cui spostarsi; una foresta amazzonica vicino una spiaggia, formata da molte micro-aree collegate da altrettanti percorsi; il tetto di un hotel, dove due macro-aree sono magistralmente connesse tra di loro.

Sebbene sia possibile che Activision abbia volutamente mostrato delle mappe molto diversificate al fine di rendere l’idea iniziale più positiva, dobbiamo ammettere di essere rimasti molto sorpresi dalla varietà con cui sono state realizzate. Come avevamo accennato in precedenza le modalità di gioco, per quanto siano tremendamente conosciute, ottengono una valenza sempre differente in base alla tipologia di mappa. Per fare un esempio, giocare a dominio sul tetto dell’hotel è completamente differente rispetto a giocarlo tra gli edifici della città innevata. Sarebbe come passare da DOOM Eternal a Counter Strike, e vi possiamo assicurare che l’esempio è più che azzeccato per rendere l’idea.

In tempi di guerra…

Un altro elemento che non va assolutamente omesso in fase di analisi che – mettiamo le mani avanti – abbiamo sottovalutato durante la scorsa prova, è il fattore distruttibilità. Presa direttamente dalle componenti fondamentali del franchise di Battlefield, la possibilità di rompere alcune parti dell’ambiente circostante assume una valenza completamente nuova nel multiplayer, ed è probabilmente l’elemento che maggiormente caratterizza l’intero comparto.

Se prima il fattore strategico delle partite era dettato principalmente dalla struttura statica e irremovibile di muri, alberi e altri elementi che compongono le mappe, adesso la possibilità di perforare muri e sparare attraverso i buchi creati ottiene un valore aggiuntivo e inedito. Siamo rimasti davvero colpiti da come questa meccanica si trasforma in una dinamica, entrando in modo naturale e magistrale a far parte dell’impianto ludico di Call of Duty Vanguard. 

Difatti, siamo convinti che sarà proprio questa possibilità a caratterizzare maggiormente il titolo di fronte alla variegata line-up attuale dei giochi della serie. Inoltre, questo elemento ha il concreto potenziale di divenire un’importante dinamica a favore dell’inserimento di Vanguard nello scenario competitivo. Potrete approfittare di un buco in una porta per nascondervi in piena vista e guardare se sta passando un avversario, oppure sfruttare la crepa di un muro per lanciare una granata. A volte, addirittura, potreste vedere se un nemico sta correndo in una specifica direzione, andare verso di essa e sfruttare l’elemento sorpresa. Insomma, siamo davvero curiosi di vedere in quanti modi i giocatori saranno capaci di sfruttare questa nuova dinamica.

In conclusione, di fronte alle tante paure e i molteplici dubbi che erano nati dopo il suo stesso annuncio, possiamo dire di essere convinti del successo di Call of Duty Vanguard. Non temiamo neanche uno scarso supporto, dato che Activision si è sempre mostrata molto attiva in tal senso. Al momento, di fatti, non vengono alla luce particolari criticità riguardo il comparto multiplayer e, al contrario, siamo rimasti molto sorpresi nel provarlo con mano. 

Ancor di più, siamo felici di poter dare un feedback positivo a un titolo che, ripetiamo, non ci inspirava molta affidabilità, soprattutto per il contesto storico. Vi riveliamo anche un segreto professionale: quando un titolo in fase di analisi ci convince al punto tale da spingerci a rigiocarlo, soprattutto con gli amici, potete star certi che quello stesso gioco potrà piacere anche a voi. Per questo motivo, consigliamo anche a voi di provare Call of Duty Vanguard durante il periodo di beta (maggiori informazioni su date e piattaforme sul sito ufficiale) e di farci sapere la vostra opinione nei commenti di seguito e sui nostri profili social.

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