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Call of Duty

Call of Duty: uscire ogni anno è la scelta giusta?

Call of Duty è come il parente che vediamo ogni Natale: forse ne avremmo fatto anche a meno, ma quando arriva non possiamo che salutarlo e parlare con lui. La serie nata nel lontanissimo 2003 è riuscita ogni anno a riproporsi in salse diverse, variando sempre qualcosa nel gameplay e soprattutto nel contesto proposto. Si parte con una “tranquilla” seconda guerra mondiale, passando per delle operazioni di guerriglia molto attuali fino ad arrivare a veri e propri scorci su un futuro ipertecnologico.

Nonostante questo cambiamento però le basi della ricetta rimangono le stesse: un sacco di colpi, poca vita e un sacco, ma davvero tante, imprecazioni. Oggi vedremo insieme cosa ha caratterizzato maggiormente l’evoluzione del brand in attesa del nuovo Vanguard, cercando di porre l’accento su una semplice domanda: un Call of Duty all’anno è davvero la scelta giusta?

Un punto di partenza

Dal 2003 non siamo mai stati un anno senza un nuovo Call of Duty. Il periodo di uscita si aggira intorno al mese di novembre e l’offerta si propone da sempre attraverso una campagna, un multigiocatore e una modalità bonus. Nel primo dei tre elementi abbiamo raramente storto il naso nel corso degli anni. Treyarch e Infinity Ward hanno fatto una gran bella scorpacciata di film bellici e ciò si può notare dallo stampo estremamente cinematografico.

La trama è sempre interessante e avvincente e, a parte qualche classico cliché, si fa giocare con molto piacere. Le idee in questo campo sono potenzialmente infinite ma, grazie al cielo, di guerre con armi da fuoco ne abbiamo avute una quantità molto limitata e in questo caso Activision deve tirare fuori dal cappello un’altra soluzione. Questa si chiama futuro e non è sempre roseo come si può sperare. La campagna di un Call of Duty non è mai riuscita a rendere bene in un contesto di guerra ipertecnologica futuristica per dei semplici motivi, il primo dei quali è sicuramente l’immedesimazione.

Call of Duty

 

In un soldato che cammina in trincea possiamo ritrovare i racconti di un nonno o degli scenari che abbiamo letto sui libri di scuola e viverli in prima persona comprendendo i drammi del soldato. Nel momento in cui però saliamo su un Caccia nello spazio o dobbiamo uccidere degli androidi il tutto diventa con molta facilità un semplicissimo tiro al piattello. Questi discorsi purtroppo non vanno molto lontano nel momento storico in cui la gente vuole solo sparare a più non posso ad altri utenti, bypassando totalmente la storia principale.

Party game o simulatore bellico?

Diamo a cesare quel che è di Cesare, si può dire a Call of Duty quello che si vuole ma non che non sia divertente. Giocare con un amico o in una lobby casuale ci mette in condizione di uccidere tantissimi avversari data la facilità della formula di base. Ponendo una salute di base così misera, le possibilità di contro-giocate sono bassissime e il tutto si riduce in un equo e sanguinolento nascondino.

Ma anche su Call of Duty esistono i pro gamer, e questi si specializzano soprattutto sulla conoscenza delle mappe e le scelte tattiche. Saper sparare insomma non conta così tanto in un gioco in cui essere visti per pochi secondi vuol dire essere già nella bara. Su questo problema la serie ha avuto delle risposte altalenanti in diverse occasioni, a partire dal particolare Advanced Warfare. Qui abbiamo un’alta mobilità data da scatti aerei, doppi salti e scivolate lunghissime che ci permettono di rispondere meglio ad una raffica di colpi.

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Nel resto della serie però la monotonia regna sovrana e sembra che in ogni guerra, presente passata o futura, le armi utilizzate siano solo due: mitraglietta e fucile da precisione. Se la prima è da sempre troppo forte, data la misera vita e la rapidità di fuoco, la seconda serve solo ad aumentare il nostro ego, quickscope dopo quickscope. Per quanto riguarda le mappe inoltre durante la serie abbiamo avuto un’enorme diversificazione ma alla fine si opta per le solite due che permettono una giocata rapida e frenetica.

A cosa serve quindi costruire una valanga di ambientazioni diverse, edifici complessi e scorci studiati quando alla gente bastano due casette ed un autobus? Assolutamente a nulla, ma ogni anno ci vengono proposte queste caterve di situazioni interessanti, ma solo per le prime ore. Lo stesso discorso vale per le modalità, sempre in aggiornamento ma che si limitano al Dominio, Deathmatch e Cerca e Distruggi.

Se io voglio un titolo che propone una formula competitiva, soprattutto nell’ultima di queste istanze, ripiego su un Counter Strike o più banalmente su Valorant, ma Call of Duty continua a provarci. Fare un’opera tecnicamente bella non basta a renderla interessante, soprattutto se non si riesce a valorizzare il proprio lavoro. Stiamo parlando di Activision, una delle case più anziane e di successo presenti sul mercato. Quanto costerebbe non avere fretta e cercare di testare meglio le proprie mappe, bilanciando le armi e rendendo il tutto più variegato? La risposta purtroppo è “tantissimo” in quanto ogni gioco di questa serie si vende sempre come il pane, nonostante i problemi di cui abbiamo appena parlato. Ora c’è solo da capire a chi è indirizzato Call of Duty, mettendo di mezzo uno che c’è dentro fino al collo: il sottoscritto.

Il momento delle confessioni

La mia passione quasi morbosa e invadente per questa serie deriva soprattutto da una necessità di divertimento incondizionato senza troppi fronzoli. Quando gioco una partita alla modalità Zombie spengo il cervello per un’ora, distraendomi da tutto mentre ammazzo orde di non morti che mi corrono addosso. Visto da fuori il tutto non è divertente, solo che ormai sono talmente tanto coinvolto che è davvero difficile farne a meno.

Se esce una nuova mappa abbandono tutto e mi ci fiondo a capofitto, per me quella giornata è come una piccola escursione. Scoprire le armi nuove, le bibite aggiunte e cercare di completare il prima possibile l’easter egg, tutte queste sono sensazioni che solo un Call of Duty riesce a darmi durante la mia vita. Forse sarà abitudine oppure un affetto quasi paterno, ma riesco a trovare qualità in un titolo che magari annoierebbe la maggior parte dei videogiocatori. È come avere un figlio un pochino duro di testa che un giorno arriva da scuola con un otto; normalmente quella non sarebbe un’occasione di cui essere entusiasti, ma noi lo siamo comunque, riconoscendo i suoi limiti.

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Solo che purtroppo al mondo non ci sono solo io, e Activision sicuramente non è disposta a creare giochi solo per me, quindi eccoci con i soliti contentini per accaparrarsi qualche nuovo utente distratto e fugace, che conosce la serie solo per la sua nomea. Una grafica un po’ più bella della media degli FPS, nuove modalità che scimmiottano quelle di altri titoli e l’integrazione del Battle Royale. Ecco confezionato un nuovo Call of Duty che non osa nemmeno un po’ e che utilizza come modalità di punta Warzone.

Ma attenzione: non stiamo parlando di una nuova versione di Warzone con le migliorie tecniche del caso, estensioni delle mappe del multigiocatore e lo stesso stampo del titolo corrente, bensì della solita modalità extra di Call of Duty Modern Warfare. Non una simile, ma proprio quella per cui bisogna scaricarsi 100 GB aggiuntivi giusto perché stiamo giocando ad un altro titolo. Tutto ciò è semplicemente imbarazzante e oltre a far danni a se stessi viene rovinato un mercato di sparatutto voglioso di osare emergendo con le proprie idee e creatività.

Detto questo, anche quest’anno ne parleremo e se uscirà un aggiornamento importante ne parleremo di sicuro, tutto questo perché al mondo esistono i vecchi. I vecchi come me che si esaltano quando viene presentata una nuova Wonder Weapon, i vecchi che non vedono l’ora di raggiungere un prestigio giusto per potersi vantare con i propri amici, i vecchi che piano piano inizieranno a morire.

Tra qualche tempo forse non ne parleremo più, a meno che Activision non tiri fuori gli attributi, sacrificando tante entrate per rimanere a galla e non affondare. Siamo certi che questo sarebbe un investimento a lungo termine molto fruttuoso, ma per ora bisogna accontentarsi di qualche nuova mitraglietta. Questo era la nostra personalissima opinione sulla serie di Call of Duty e sul bisogno morboso di farla uscire ogni anno. Come al solito vi invitiamo a farci sapere la vostra sui nostri social e a rimanere connessi con noi su MonkeyBit per altri contenuti originali, news e guide.

 

 

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