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Bloodstained

Bloodstained: Curse of the Moon 2, anteprima della saga

Recentemente Koji Igarashi ha fatto di nuovo la sua comparsa sul web annunciando quasi a sorpresa Bloodstained: Curse of the Moon 2, terzo capitolo di quella che oramai sembra finalmente essere la saga di Bloodstained. Oltre a tutte le novità che ArtPlay ha intenzione di portare su Ritual of the Night, lo sviluppatore ha annunciato un intero nuovo gioco, che sembra essere il sequel diretto del companion game all’opera originale del team di sviluppo dell’acclamato Symphony of the Night, padre dei moderni metroidvania.

BloodStained: Curese of the Moon 2

Bloodstained: Curse of the Moon è nato per l’appunto come supplemento al progetto in crowdfounding per lo sviluppo di Ritual of the Night, che ha raccolto così tanti fondi in più del previsto da consentire al buon Koji di ampliare l’universo narrativo della sua nuova opera fin da subito, prima ancora della sua attuale pubblicazione. Inizialmente è stato definito un prequel spin-off, data la sua natura narrativa con varie svolte di trama diversificate a seconda di determinate scelte del giocatore. Si è dunque pensato che come spesso accade in questi casi, come successe anche per Dishonored ad esempio, una volta annunciato il sequel il team di sviluppo avrebbe dichiarato una plot line canonica fra la varie percorribili. Purtroppo così non è stato, successivamente all’uscita del gioco principale Curse of the Moon è stato classificato primariamente come spin-off del titolo. Quest’azione ha suscitato non pochi dubbi nelle menti dei fan, che sapevano benissimo quanto certi avvenimenti visti in Curse of the Moon siano le fondamenta sulle quali si erge l’intero Ritual of the Night, giocatori che fino a poco prima si erano sentiti dire unicamente che, nel caso in cui il gioco avrebbe riscontrato un discreto successo, Bloodstained sarebbe diventato una saga. Ma analizziamo con calma tutti i fattori.

BloodStained Miriam

Nel seguente paragrafo analizzeremo l’evoluzione della trama e i possibili sbocchi narrativi dei futuri titoli, pertanto contiene spoiler sui due giochi attualmente esistenti. Nel caso non vogliate subirne, saltate direttamente al successivo per un’analisi di ciò che ci è stato mostrato su Curse of the Moon 2. Fatte le premesse torniamo a noi, dunque, in Curse of the Moon avremo la possibilità di utilizzare vari personaggi, oltre a Zangetzu potremmo avere il controllo di Miriam, Gabel ed Alfred, protagonisti di Ritual of The Night. Ma la loro compagnia sarà un’effettiva scelta di trama, dato che quando ne incontreremo uno, potremmo scegliere se combattere e successivamente uccidere il personaggio. Lasciarli in vita, assorbirne i poteri, o averli come alleati cambierà drasticamente il finale del gioco. Nei peggiori dei casi l’attacco finale di Gremory finirà per uccidere i tre altri personaggi, o peggio venire assorbito da Zangetsu corrompendolo irreversibilmente, e per gli avventurosi che si spingeranno nella modalità Nightmare, il protagonista stesso sarà un boss post game che i tre dovranno affrontare. Quando tutto va bene invece, se così si può dire, è Zangetzu a dare la vita per lasciar scappare il trio. Il problema del continuum risiede esattamente qui, data l’assenza di un finale dal quale si può direttamente collegare Ritual of the Night. Oltretutto, Gabel avrebbe in ogni caso richiamato un altro castello alleandosi o cadendo sotto l’influenza di Gremory? Che la maledizione della luna sia spiritualmente la nuova versione della pesante presenza di Dracula? Zengetzu poi, sembra essere in gran forma quando lo incontriamo in Ritual of the Night, e non prende bene la presenza di Miriam, la raccoglitrice di frammenti, nonostante siano entrambi giunti al castello per fermare il vampiro Gabel. Ad ogni modo, anche se non sembra essere incline al sacrificarsi per lei, i dieci anni di coma nei quali si è ritrovata la shardbinder prima di imbarcarsi per combattere il suo stesso amico, sono quelli che seguono l’incidente, come viene descritto in gioco, che fa chiaramente riferimento ai fatti di Curse of the Moon. Per ora non ci è chiaro l’evoluzione della trama sia qualcosa sul quale stanno effettivamente lavorando per rendere chiara, o se resterà qualcosa di più effimero alla The Legend of Zelda, o meglio ancora, stile what if alla Drakengard.

BloodStained Zangetzu

Tornando a Curse of The Moon 2, nel breve reveal trailer Igarashi ci ha mostrato la presenza di quattro personaggi, esattamente come nel predecessore. Sta volta, oltre al maestro spadaccino Zangetzu, avremo la possibilità di interpretare Dominique, l’esorcista mandata dalla chiesa, che abbiamo conosciuto anche in Ritual of the Night, la quale oltre alla magia sarà dotata di una lancia. Robert, un agile tiratore equipaggiato con diverse armi a distanza. Ed Hachi, un corgi che tramite i poteri demoniaci controlla una sorta di armatura mech con la forma di una locomotiva. Si, un cane dentro una locomotiva meccanica adornata in stile gotico vittoriano con tanto di cappello a cilindro. Questo team di cacciatori di demoni dovrà affrontare una minaccia che, a detta del trailer, torna di nuovo creando problematiche non indifferenti. Visto ciò, la domanda che sorge spontanea è: “dunque cosa possiamo aspettarci da questo capitolo?”. Ebbene, oltre nello sperare che venga mantenuta la stessa meccanica di cambio istantaneo del personaggio giocabile, così da poter esplorare liberamente i livelli, saremo felici di vedere introdotta una modalità cooperativa, come è successo in seguito al lancio su Ritual of the Night. Magari il gioco non sarà semplificato a livelli come il predecessore, ma sarà un vero e proprio metroidvania, anche se su questo non vi sono informazioni di alcun genere. D’altronde è facile presumere che non essendo più un semplice antipasto, ma una serie vera e propria anche Curse of the Moon si aggreghi a quel genere. Mentre d’altra parte, non è difficile pensare che i due team di sviluppo vogliano mantenere le serie su due piani tecnici quasi completamente separati, e non solo sulla realizzazione tecnica e grafica, ma sullo stile del gameplay stesso. Inoltre ci sono i dubbi dei fan, ossia dove si colloca nella cronologia della saga, e la possibilità che come è successo per il primo titolo anche questo setti un futuro Bloodstained più complesso. Dopo l’arrivo di Hollow Knight molte persone si sono riavvicinate al magnifico genere del metroidvania, e Bloodstained essendo figlio d’arte non può che giovare al mercato odierno. Una ponderata tabella di marcia che lascia il giusto tempo fra un titolo e l’altro, insieme alle idee generate dagli stessi padri di questa categoria di giochi, ci fa pensare ad un futuro radioso sia per Bloodstained che per tutto il genere dei metroidvania. Per quanto riguarda l’inserimento temporale di Curse of the Moon 2, invece, possiamo solo fare ipotesi. Che sia un sequel diretto del primo, e ci spieghi come Zangetzu e Dominique siano arrivati al castello, o meglio ancora, perché Gabel spalleggi Gremory. Oppure, lasciando anche Ritual of the Night spazio per eventi futuri, che faccia di nuovo da cuscinetto prima dell’arrivo di un sequel di quest’ultimo. Iga stesso ha fatto un cameo come boss all’interno di Ritual of the Night, magari tale presenza potrebbe tornare in altre forme in futuro. Le speranze di molti fan risiedono nella prima ipotesi, ma siamo curiosi di sapere anche voi che ci state leggendo cosa ne pensate. Tutto ciò che possiamo fare per ora è attendere un nuovo annuncio da parte del team di sviluppo, e goderci le nuove modalità di Ritual of The Night in attesa che esca Bloodstained: Curse of the Moon 2.

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