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Big Sky Recensione Episodio 3: un buco nell’acqua

I primi due episodi di Big Sky, la nuova serie thriller di casa Star, sono usciti la scorsa settimana su Disney+ e non sono partiti nel migliore dei modi (qui trovate la nostra recensione). Personaggi stereotipati, narrazione caotica e rivelazioni premature hanno abbassato notevolmente le aspettative dello show, ma la strada è ancora lunga e, fortunatamente, sembra esserci ora uno spiraglio di speranza per un proseguimento migliore. Noi abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima la terza puntata, e di seguito vi presentiamo una recensione senza spoiler per decidere se continuare la visione o meno; ovviamente, vi consiglio di aver visto quando successo sinora, perché saranno presenti dei riferimenti.

Salita e discesa

La scorsa settimana abbiamo fatto la conoscenza di tutti i personaggi principali di Big Sky, delle loro personalità e dei loro obiettivi; ci siamo lasciati con una scena alquanto disturbante in cui il camionista e rapitore Ronald si corica nel letto della madre come un bambino impaurito, mentre le tre ragazze formano un inverosimile coretto per passare il tempo all’interno del container. Il terzo episodio riprende proprio dalla casa dell’uomo, e hanno luogo diverse conversazioni che, ancora una volta, abbassano la credibilità dello show; così come nelle prime puntate, sembra che i colpevoli vengano messi allo scoperto immediatamente, perdendo così l’aspetto investigativo che una serie poliziesca dovrebbe avere.

Oltre ai protagonisti di cui abbiamo già parlato, subentra ora un altro stereotipo: il poliziotto menefreghista, sessista e superficiale; Cassie si presenta infatti alla centrale per ottenere il supporto delle forze dell’ordine nelle indagini delle ragazze scomparse ma l’uomo, rigorosamente bevendo un caffè, non fa altro che denigrarla e sottovalutarla. Insomma, gli manca solo la ciambella per avere il quadretto perfetto. Questo atteggiamento scontroso e sospetto si può applicare però a tutta la comunità del paesino remoto nel Montana, dato che nessuno si dimostra disponibile o preoccupato per le numerose sparizioni avvenute negli anni; ci chiediamo quindi se siano veramente tutti complici o solo menefreghisti, ed essendo una delle poche domande che ci poniamo durante la visione, è meglio tenerla stretta.

“Per la prima volta c’è finalmente l’opportunità di avere una scena ricca di suspance e con un colpo di scena vero e proprio.”

In questo episodio possiamo godere finalmente del magnifico paesaggio che funge da sfondo a molte delle scene, migliorando notevolmente l’atmosfera e quasi distraendo dalla scricchiolante narrazione; il suggestivo panorama appartiene in realtà a Pitt Meadows, un territorio del Canada collocato a est della provincia di Vancouver. È interessante notare che le riprese avrebbero dovuto originariamente avere luogo nel New Mexico e a Las Vegas, ma sono state spostate a causa della pandemia e, dopotutto, forse è stato meglio così. Durante la puntata vediamo molta acqua e, senza fare spoiler, alcuni personaggi faranno letteralmente un buco nell’acqua, costituendo una delle sequenze più interessanti viste fino ad ora.

Il difetto più grande del terzo episodio di Big Sky è la presenza di urla eccessive da parte delle sorelle, che si sgolano in diversi momenti in modo molto poco credibile e talvolta senza un reale motivo. Per la prima volta c’era finalmente l’opportunità di avere una sequenza ricca di suspance e con un colpo di scena vero e proprio, ma le grida della ragazza rovinano l’atmosfera e la fanno sembrare un filmato amatoriale. Inoltre, ci sono degli elementi per nulla verosimili, come una pozza di acido corrosivo nel mezzo di un bosco e una banalissima discussione sulla transessualità che sembra esistere solo per depennare la casella del politically correct. A salvare l’episodio c’è ancora una volta il buon John Carroll Lynch, il quale rende il proprio personaggio sempre più interessante e dalla quale prende il nome la puntata, intitolata infatti “The Big Rick”.

Le nostre conclusioni

Riassumendo, con questo episodio Big Sky ha riconquistato un po’ di punti ma rimane ancora sottotono su molti aspetti, primo dei quali la caratterizzazione dei personaggi. La serie riflette i suoi protagonisti, che sono tutti in uno stato di confusione e non sanno come agire, come se andassero avanti per inerzia ma senza un vero obiettivo. Se questa recensione vi è piaciuta, vi invito nuovamente ad andare a leggere quella sulle prime due puntate dello show, e di seguirci sui nostri social e su Monkeybit per non perdere le prossime.

El Camino

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